Spaghetti con le polpette, pizza ai pepperoni, chicken parmesan, Caesar salad, pizza Hawaii, Spaghettieis: all’estero sono piatti “italiani”, ma non fanno parte della tradizione italiana. Molti li hanno inventati italiani emigrati o i loro figli, negli Stati Uniti, in Argentina o in Germania, spesso adattando le ricette di casa agli ingredienti che trovavano. Altri sono nati da cuochi greci o giapponesi.
Poi ci sono i casi a metà strada: le fettuccine Alfredo esistono davvero, a Roma, ma senza panna; il ragù alla bolognese esiste, ma a Bologna si mangia con le tagliatelle. Qui trovi le storie documentate, e dove le fonti non sono d’accordo te lo diciamo.
In breve
- Nati tra gli italoamericani: spaghetti and meatballs, chicken parmesan, pepperoni, cioppino, muffuletta, pasta primavera. Il pepperoni come salame in Italia non esiste: i peperoni sono ortaggi.
- Nati da italiani emigrati altrove: la Caesar salad (attribuita a Cesare Cardini, Tijuana, Messico, 1924) e lo Spaghettieis (Dario Fontanella, di famiglia italiana, Mannheim, Germania, 1969).
- Nati da cuochi non italiani: la pizza Hawaii (Sam Panopoulos, greco, in Canada, 1962) e gli spaghetti Napolitan (Hotel New Grand di Yokohama, Giappone).
- Italiani, ma cambiati all’estero: fettuccine Alfredo (a Roma senza panna), “spaghetti alla bolognese” (a Bologna: tagliatelle al ragù).
- Il caso al contrario: le penne alla vodka, secondo lo storico Luca Cesari, sono probabilmente nate a Roma.
Perché esistono tanti piatti “italiani” nati all’estero?
Tra il 1880 e il 1920 negli Stati Uniti arrivarono circa 4 milioni di italiani, l’85% dal Sud, racconta lo Smithsonian Magazine. In Italia spendevano per mangiare circa il 75% del reddito, in America circa il 25%. La carne diventò un cibo di tutti i giorni.
Da lì nascono molti dei piatti di questo articolo: ricette di casa con più carne e con gli ingredienti che si trovavano nei negozi americani.
Sono pezzi di storia dell’emigrazione italiana, e se vuoi sapere dove vivono oggi gli italiani nel mondo trovi i numeri nel nostro articolo Dove vivono gli italiani all’estero.
Stati Uniti: i classici della cucina italoamericana
Spaghetti and meatballs
In Italia un piatto chiamato “spaghetti con le polpette” non lo trovi in menu. Le polpette ci sono, ma di solito si mangiano da sole, come secondo, o in brodo, e sono piccole: lo Smithsonian scrive “non più grandi di una pallina da golf”. In America, con la carne più economica, le polpette sono cresciute “da palline da golf a palle da baseball”, con più carne e meno pane.
Perché siano finite sugli spaghetti nessuno lo sa con certezza. Lo Smithsonian riporta due ipotesi: i clienti americani si aspettavano un contorno di amido accanto alla carne, e spaghetti e pomodori in scatola erano tra i pochi prodotti italiani che si trovavano nei negozi. Un inventore o una data non sono noti.
In Italia la pasta con le polpettine esiste, ma in altre forme: in Abruzzo la chitarra con le pallottine, piccole polpette di carne, è il piatto della domenica (lo racconta Italia.it, il portale del turismo italiano); in Calabria la pasta chjina, al forno, ha anche le polpette; in Campania le polpettine vanno nella lasagna di Carnevale (e anche nel sartù di riso).
Fettuccine Alfredo (con la panna)
Le fettuccine Alfredo sono romane. Le ha inventate Alfredo Di Lelio con fettuccine, tanto burro e Parmigiano, e senza panna: così le servono ancora i due ristoranti che se ne contendono l’eredità.
Le loro storie non coincidono. Per Il Vero Alfredo, di piazza Augusto Imperatore, gestito dalla famiglia Di Lelio, il piatto nasce nel 1908 nella trattoria di piazza Rosa, preparato per la moglie Ines dopo il parto; il ristorante di via della Scrofa apre nel 1914. Alfredo alla Scrofa, che oggi guida la famiglia Mozzetti, si presenta “dal 1914” e data a quell’anno anche la nascita del piatto. Entrambi raccontano le posate d’oro regalate dagli attori Mary Pickford e Douglas Fairbanks, che avrebbero fatto conoscere il piatto a Hollywood: la data della visita cambia a seconda delle fonti, e il loro ruolo a Hollywood è un racconto senza documenti dell’epoca.
E la panna? Secondo il libro The Italian-American Cookbook di John e Galina Mariani, citato dal Dallas Morning News, il burro e il Parmigiano che si trovavano in America erano meno ricchi di quelli italiani, e la panna è servita a compensare. Negli Stati Uniti sono nate poi la salsa Alfredo in barattolo e le versioni con pollo o gamberi.
Pepperoni
Negli Stati Uniti il pepperoni è un salame piccante di maiale e manzo, tra i condimenti più comuni della pizza. In Italia nessun salame si chiama così: i peperoni sono gli ortaggi, e una “pizza ai peperoni” ordinata a Napoli arriva con le verdure. Per lo storico John Mariani, sul New York Times nel 2011, il pepperoni è “una creazione puramente italoamericana”. La parola, dall’italiano “peperoni”, compare negli Stati Uniti tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento; la data della prima attestazione come salame è discussa.
In Italia, sulla pizza, lo chiameresti salame piccante.
Chicken parmesan
Fettina di pollo impanata e fritta, coperta di sugo di pomodoro e mozzarella: per Mariani è italoamericana come il pepperoni. L’antenata è la parmigiana di melanzane, la cui origine è contesa anche in Italia: un articolo della rivista dell’Accademia Italiana della Cucina (Giovanni Ballarini, 2003) ritiene “più probabile” che il nome sia siciliano e venga dalle persiane a listelli sovrapposti, come le fette di melanzana nella teglia; la prima ricetta stampata è napoletana, di Ippolito Cavalcanti (1837).
Pasta primavera
Pasta con verdure di stagione, burro, panna e parmigiano. È nata a New York, al ristorante Le Cirque dell’italiano Sirio Maccioni, a metà degli anni Settanta: la prima citazione a stampa nota è del 1976, e nel 1977 il New York Times la chiamava “il piatto di cui si parla di più a Manhattan”. Maccioni diceva di averla inventata nel 1974; altre fonti la attribuiscono allo chef Jean Vergnes o al pittore e cuoco Ed Giobbi.
Italian wedding soup
È il caso di una traduzione sbagliata. Viene dalla minestra maritata napoletana, dove “maritata” non vuol dire “del matrimonio”: sono carne e verdure che “si sposano” nel brodo. Non si serve ai matrimoni. In America, racconta la giornalista Katie Parla, gli immigrati campani hanno ridotto le verdure soprattutto alla scarola e hanno aggiunto polpettine di pollo, che nell’originale non ci sono.
Gli altri piatti italoamericani
| Piatto | Dove e quando | Il “parente” italiano |
|---|---|---|
| Cioppino | San Francisco, pescatori in gran parte genovesi, fine Ottocento; prima descrizione nel 1901 | Il ciuppin, la zuppa di pesce ligure: il nome viene quasi certamente da lì |
| Muffuletta | New Orleans, tra i siciliani, primi del Novecento; la Central Grocery di Salvatore Lupo dice di averla inventata | La muffuletta è un pane siciliano; il panino ripieno è americano |
| Italian beef | Chicago, tra gli italoamericani; chi l’abbia inventato è conteso | Nessun panino così |
| Toasted ravioli | St. Louis, quartiere italiano “The Hill”, forse anni Quaranta; tre ristoranti se ne contendono l’invenzione | Nessuno: sono ravioli di carne impanati e fritti |
| Deep dish pizza | Chicago, 1943, nel locale che diventerà Pizzeria Uno; l’inventore è conteso | Nessuna pizza di questo tipo |
| Chicken tetrazzini | Stati Uniti, inizio Novecento: la prima citazione a stampa (1908, con il tacchino) parla di un ristorante di New York, altre versioni dicono San Francisco; porta il nome del soprano fiorentino Luisa Tetrazzini | Nessuno: è un pasticcio al forno all’americana |
| Garlic bread | Stati Uniti, origine non documentata | La bruschetta o fettunta, con olio e aglio: il New York Times nel 1987 la chiamava “l’originale garlic bread” |
| Shrimp scampi | Stati Uniti, origine non documentata | Gli scampi sono un crostaceo preciso; in inglese “scampi” indica anche il modo di cucinare i gamberi |
| Italian dressing | Condimento in bottiglia, nato da ricette di famiglia: Ken’s (Massachusetts, ristorante del 1941) e Wish-Bone (Kansas City, 1948, ricetta siciliana) | In Italia l’insalata si condisce al momento |
Nel resto del mondo
Caesar salad (Messico)
Non c’entra Giulio Cesare. Di solito la si attribuisce a un italiano emigrato, Cesare Cardini, che la serviva nel suo ristorante di Tijuana, in Messico, dove si era spostato da San Diego per poter servire alcolici durante il Proibizionismo americano. Secondo il suo racconto, riportato dall’Enciclopedia Britannica, in un fine settimana di festa del 1924, senza gli ingredienti soliti, mise insieme lattuga romana, parmigiano, limone, crostini, olio d’oliva, uova e salsa Worcestershire, condite al tavolo. Lo storico di Tijuana José Fernando Escobedo de la Torre fissa la data al 4 luglio 1924.
Chi l’abbia inventata davvero è conteso: alcuni storici attribuiscono la versione definitiva al fratello Alex, e un cuoco del ristorante, Livio Santini, diceva che la ricetta era di sua madre. Sul luogo, Tijuana, gli storici sono d’accordo.
Pizza Hawaii (Canada)
L’ha inventata un greco in Canada. Sam Panopoulos, nato in Grecia e arrivato in Canada nel 1954, nel 1962 mise ananas e prosciutto sulla pizza al Satellite, il ristorante di famiglia a Chatham, in Ontario, racconta la CBC; c’è chi lo contesta, ma le altre rivendicazioni sono più tarde. Aveva scoperto la pizza durante una sosta a Napoli della nave che lo portava in Canada. Il nome, secondo la Canadian Encyclopedia, viene dalla marca dell’ananas in scatola che usava. “Nessuno aveva il brevetto”, diceva: all’inizio non piaceva a nessuno, poi la gente “impazzì”.
In Germania esisteva già il Toast Hawaii, pane tostato con prosciutto, ananas e formaggio, che compare per la prima volta in una rivista nel 1955: il Deutsches Historisches Museum lo chiama “un precursore” della pizza Hawaii, ma che il nome della pizza venga da lì non è documentato.
In Italia la pizza con l’ananas non fa parte della tradizione. Un pizzaiolo famoso, Franco Pepe, nel 2019 ha però creato “AnaNascosta”: ananas fresco avvolto nel prosciutto San Daniele, in un cono di pasta fritta, con una fonduta di Grana Padano.
Spaghettieis (Germania)
Sembra un piatto di spaghetti al pomodoro con il parmigiano, ma è gelato alla vaniglia passato in una pressa, salsa di fragola e scaglie di cioccolato bianco, con la panna nascosta sotto. L’ha inventato Dario Fontanella nella gelateria aperta dal padre a Mannheim nel 1933, la domenica di Pasqua del 1969, a 17 anni, raccontano l’agenzia tedesca dpa e la Deutsche Handwerks Zeitung. Voleva fare una bandiera italiana di gelato con una pressa per spätzle, la pasta tedesca: uscirono gli “spaghetti”.
L’idea, ha raccontato, gli era venuta dal Mont Blanc assaggiato a Cortina d’Ampezzo: il Montebianco, il dolce di castagne passate “a vermicelli” e coperte di panna, diffuso anche nel Nord Italia. Non chiese il brevetto. Nel 2019 stimava che in Germania se ne servissero circa 25 milioni di porzioni l’anno; in Italia non è una tradizione.
Spaghetti Napolitan (Giappone)
Spaghetti saltati in padella con il ketchup: in Giappone sono un classico, ma a Napoli non esiste un piatto così. Secondo l’Hotel New Grand di Yokohama, il cuoco Shigetada Irie aveva visto i soldati americani, che occupavano l’albergo dal 1945, mangiare spaghetti conditi con sale, pepe e ketchup. Dopo la fine della requisizione, che durò fino al 1952, creò una versione “degna di un hotel”, con pomodoro fresco, pelati e concentrato, e la chiamò “Napolitan”. La storia del piatto inventato per il generale MacArthur nel 1945, che si legge spesso, non coincide con quella dell’hotel. La versione col ketchup è quella diventata popolare.
Sempre in Giappone, a Tokyo, il ristorante Kabe no Ana racconta di aver inventato gli spaghetti con le uova di merluzzo (tarako) quando un cornista dell’Orchestra della NHK portò del caviale e chiese di metterlo sulla pasta: al posto del caviale nacquero gli spaghetti al tarako. Il parente italiano più vicino è la pasta con la bottarga.
Milanesa a la napolitana e fugazzeta (Argentina)
In Argentina la “milanesa a la napolitana” è una cotoletta impanata coperta di prosciutto, formaggio e salsa di pomodoro. Il nome non viene da Napoli città, ma dal ristorante “Nápoli” vicino allo stadio Luna Park: negli anni Quaranta secondo l’ufficio del turismo di Buenos Aires, mentre La Nación lo attribuisce al padrone, José Nápoli. La storia della cotoletta bruciata salvata coprendola con prosciutto e formaggio, secondo la rivista argentina Billiken, è “tradizione orale”. Il parente italiano più vicino è la cotoletta alla bolognese, con prosciutto crudo e parmigiano fusi sopra, la cui ricetta l’Accademia Italiana della Cucina ha depositato a Bologna nel 2004.
La fugazzeta, un incrocio tra la focaccia con le cipolle e quella con il formaggio, è nata invece nella pizzeria della famiglia Banchero, arrivata dalla Liguria (da Recco) e aperta alla Boca nel 1932, racconta l’ufficio del turismo di Buenos Aires. “Fugazza” viene dalla “fugassa”, la focaccia ligure.
E i sorrentinos, grandi ravioli rotondi tipici dell’Argentina? Due proposte di risoluzione alla Camera dei deputati argentina li attribuiscono alla famiglia Véspoli di Mar del Plata, originaria di Sorrento, da cui il nome. Altre fonti, non ufficiali, li attribuiscono a un’altra famiglia.
Chicken parma (Australia)
Nei pub australiani la “parma” (a Sydney “parmi”) è un classico: petto di pollo impanato con sugo e formaggio fuso, servito con patatine e insalata, mai con gli spaghetti. Un inventore non è noto. Secondo la storica dell’alimentazione Jan O’Connell, in Australia prima è arrivato il vitello alla parmigiana; il pollo compare già sui giornali negli anni Cinquanta, è nel menu di un ristorante di Melbourne nel 1980 e arriva nei pub probabilmente negli anni Ottanta. In alcuni pub ci sono le serate “parma and pot”, parma e birra a prezzo fisso.
Spag bol (Regno Unito)
Nel Regno Unito gli spaghetti con il sugo di carne si chiamano “spag bol”, e il Cambridge Dictionary registra la parola. Negli anni Cinquanta erano ancora poco diffusi: Heinz li vendeva in scatola già dagli anni Venti, e nel 1955 il primo Spaghetti House di Londra metteva in vetrina “Spaghetti… ma non su toast!”. Nel 1957, quando la BBC trasmise un famoso pesce d’aprile sulla “raccolta degli spaghetti” in Canton Ticino, molti britannici li consideravano una prelibatezza esotica: centinaia di spettatori telefonarono per comprare una “pianta di spaghetti”.
Pizza kebab (Svezia)
In Svezia la pizza kebab è nata negli anni Ottanta, quando sono arrivati il kebab e la sua salsa. Nel 2016 un deputato propose al Parlamento svedese di fare del 1° gennaio la “giornata della pizza kebab”, perché secondo un sito di ordini online era la pizza più ordinata del Paese; la proposta fu respinta. Per lo chef svedese Magnus Nilsson la pizza kebab “non è più una cosa italiana fatta in Svezia, è svedese”.
E i piatti italiani “veri” che all’estero sono cambiati?
Spaghetti alla bolognese
Il ragù alla bolognese esiste, eccome: la ricetta di riferimento è depositata alla Camera di Commercio di Bologna dal 17 ottobre 1982 ed è stata aggiornata dall’Accademia Italiana della Cucina il 20 aprile 2023. Manzo macinato grosso, pancetta di maiale, cipolla, carota, sedano, vino, passata di pomodoro, latte facoltativo; niente aglio, niente rosmarino o prezzemolo, niente farina per addensare. La stessa ricetta dice di non voler essere “l’unica possibile”, ma una guida sicura.
A Bologna però si mangia con le tagliatelle: “la tradizione vuole che le tagliatelle siano rigorosamente condite con il ragù”, scrive il Comune, che ha fatto della tagliatella al ragù una Denominazione comunale. Nel 2019 l’allora sindaco Virginio Merola raccoglieva le foto degli “spaghetti alla bolognese” nel mondo, “a proposito di fake news”. Per onestà va detto che c’è anche chi ricorda che a Bologna gli spaghetti col ragù avanzato della domenica si mangiano in casa, almeno dall’inizio del Novecento secondo un comitato che ne ha depositato la ricetta nel 2016; e lo storico Giancarlo Roversi ricorda che gli spaghetti in città sono documentati dal Cinquecento.
Carbonara
La carbonara è un piatto giovane, legato soprattutto a Roma: la citazione più antica oggi nota è del 1939, in un giornale in lingua olandese che descrive una trattoria di Trastevere, e la prima ricetta pubblicata in Italia è del 1954, su La Cucina Italiana, con pancetta, gruviera e aglio. La ricetta oggi più diffusa (guanciale, uova, pecorino, pepe) non ha panna. Ma attenzione a dire che la panna sia “americana”: la usa nel 1960 anche un grande cuoco italiano, Luigi Carnacina, e per lo storico Luca Cesari è una presenza costante nelle ricette italiane dalla metà degli anni Cinquanta, per almeno trent’anni.
Penne alla vodka
Sono il caso al contrario. Una delle ipotesi le fa nascere a New York, ma secondo lo storico della cucina Luca Cesari, su Gambero Rosso, sono probabilmente nate a Roma: lo chef Mario Zorzetto, che guidava il ristorante del padiglione italiano all’Expo di Osaka del 1970, avrebbe messo sulla pasta la vodka portata dai russi, e tornato a Roma avrebbe messo il piatto nel menu della sua Taverna Giulia. A Bologna, secondo il titolare del ristorante Dante, le servivano già nel 1975. La pista newyorkese, il ristorante Orsini nel 1979, per Cesari “non regge all’esame dei fatti”.
Cosa dice la cucina italiana “ufficiale”?
In Italia alcune ricette hanno regole scritte. La Pizza Napoletana è una Specialità tradizionale garantita dell’Unione europea dal 2010, e il disciplinare ammette solo tre condimenti: la marinara (pomodoro, aglio, origano, olio) e due margherite, con mozzarella STG o con mozzarella di bufala campana DOP. Fissa anche il forno a legna, la cottura di 60-90 secondi e un diametro massimo di 35 centimetri. L'”arte del pizzaiuolo napoletano” è patrimonio immateriale dell’UNESCO dal 2017.
Queste regole valgono per chi usa il nome “Pizza Napoletana STG”: la pizza con l’ananas o il pepperoni semplicemente non lo è.
E dal 10 dicembre 2025 la cucina italiana nel suo insieme è patrimonio immateriale dell’UNESCO, riconosciuta come pratica fatta di convivialità, lotta allo spreco e ricette tramandate in famiglia, non come elenco di piatti.
Dove trovare la cucina italiana vera all’estero?
Ogni anno il Ministero degli Esteri promuove la Settimana della cucina italiana nel mondo: nel 2025, alla decima edizione, a novembre, in oltre 100 Paesi. Gli eventi della tua città li annunciano di solito ambasciate, consolati e Istituti italiani di cultura: i loro riferimenti sono nella directory, per esempio a Londra, Bruxelles, Parigi e Berlino.
Nelle nostre guide “Vivere a…” c’è sempre una sezione su cosa mangiare, e a volte anche dove trovare i prodotti italiani: per esempio Londra, New York e Bruxelles. Tutte le città che seguiamo sono nella pagina Città.
Domande frequenti
Gli spaghetti con le polpette sono italiani?
Sono italoamericani. In Italia le polpette si mangiano di solito da sole, come secondo, o in brodo, e sono piccole; la pasta con le polpettine esiste in alcune ricette regionali, come la chitarra con le pallottine in Abruzzo. Il piatto unico con grandi polpette sugli spaghetti è nato tra gli immigrati negli Stati Uniti, senza un inventore noto.
Le fettuccine Alfredo esistono in Italia?
Sì, a Roma: le ha inventate Alfredo Di Lelio nei primi del Novecento, con fettuccine, burro e Parmigiano, senza panna. La versione con la panna è un adattamento americano.
Chi ha inventato la pizza Hawaii?
Sam Panopoulos, un cuoco nato in Grecia, nel 1962 al ristorante Satellite di Chatham, in Canada. Il nome viene dalla marca dell’ananas in scatola che usava.
Cos’è il pepperoni in Italia?
Non esiste: in Italia nessun salame si chiama così, e i peperoni sono ortaggi. Il pepperoni americano è un salame piccante di maiale e manzo; in una pizzeria italiana chiederesti il salame piccante.
Gli spaghetti alla bolognese si mangiano a Bologna?
A Bologna il ragù si mangia con le tagliatelle, e il Comune lo dice in modo esplicito. La ricetta ufficiale del ragù è depositata alla Camera di Commercio dal 1982 ed è stata aggiornata nel 2023.
La carbonara con la panna è sbagliata?
Oggi la ricetta più diffusa non ha panna. Ma per decenni la panna è stata anche nelle ricette italiane: la usa Luigi Carnacina nel 1960, e secondo lo storico Luca Cesari è una presenza costante dalla metà degli anni Cinquanta per almeno trent’anni.
Fonti
Pagine consultate l’11 ottobre 2026.
- Emigrazione e spaghetti and meatballs: Smithsonian Magazine, Is Spaghetti and Meatballs Italian? (2013); Italia.it, maccheroni alla chitarra e pallottine e cucina calabrese; Gambero Rosso International, polpette e pasta (2021)
- Fettuccine Alfredo: Il Vero Alfredo, la storia; Alfredo alla Scrofa, la storia e le fettuccine; Turismo Roma, Il Vero Alfredo; Milk Street, The search for the real fettuccine Alfredo (2021); Dallas Morning News, Fettuccine Alfredo, American-style (2013)
- Pepperoni e chicken parmesan: The New York Times, Pepperoni: On Top (2011); Merriam-Webster, pepperoni; Arnold Zwicky, More on pepperoni (2011); Accademia Italiana della Cucina, Ipotesi sulla parmigiana (2003); Australian Food Timeline, la parmigiana (Cavalcanti, 1837)
- Caesar salad: Encyclopaedia Britannica, Caesar salad; El Imparcial, 100 anni della Caesar salad (2024); National Geographic, The story behind Caesar salad (2025)
- Pasta primavera: Barry Popik, citazioni a stampa; Seattle Times, Pasta primavera (1993)
- Minestra maritata: Food Republic, Italian Wedding Soup Has Nothing To Do With Actual Weddings (2015)
- Altri piatti italoamericani: KQED, The Fishy Origins of Cioppino (2018); Central Grocery e 64 Parishes, A Century of Garlic and Olives (2024); Al’s Beef e Chicago Tribune su West Hawaii Today (2024); St. Louis Magazine, Who invented toasted ravioli?; Uno Pizzeria e National Geographic, deep-dish pizza (2024); Encyclopaedia Britannica, Luisa Tetrazzini e Barry Popik, Tetrazzini; The New York Times, Italy’s Original Garlic Bread (1987); Treccani, scampo e Merriam-Webster, scampi; Wish-Bone e Ken’s Foods
- Pizza Hawaii: CBC News, Sam Panopoulos (2017) e intervista (2017); The Canadian Encyclopedia, Hawaiian Pizza; Deutsches Historisches Museum, cucina in TV negli anni Cinquanta e Sessanta (2026); Pepe in Grani, AnaNascosta (2019)
- Spaghettieis: Tiroler Tageszeitung (APA/dpa), 50 anni di Spaghettieis (2019); Deutsche Handwerks Zeitung, Dario Fontanella (2019); Sonntagsblatt (epd), Spaghettieis (2019); il Giornale, Montebianco (2007)
- Giappone: Hotel New Grand, piatti nati nell’hotel; Kabe no Ana, storia
- Argentina: Turismo Buenos Aires, La verdad de la milanesa e Banchero; La Nación, la historia de la milanesa (2017); Billiken, la milanesa napolitana (2026); Bologna Welcome, cotolette alla bolognese; Camera dei deputati argentina, progetti di risoluzione sui sorrentinos 6258-D-2022 e 7210-D-2022
- Australia: Broadsheet, A brief history of the chicken parmigiana (2019); Australian Food Timeline, 1980: chicken parmigiana
- Regno Unito: Cambridge Dictionary, spag bol; BBC On This Day, 1 aprile 1957; The Good Food Guide, Spaghetti, but not on toast (2026)
- Svezia: The Local, la pizza in Svezia (2012, copia d’archivio); Riksdagen, mozione 2016/17:339; The Guardian, Magnus Nilsson on kebab pizza (2015)
- Ragù e tagliatelle: Camera di Commercio di Bologna, la ricetta aggiornata del ragù (2023); Accademia Italiana della Cucina, ricetta del 20 aprile 2023; Comune di Bologna, De.Co. tagliatella al ragù; The Local Italy, Bologna e gli spaghetti (2019); Il Fatto Quotidiano, Gli spaghetti alla bolognese esistono davvero? (2019)
- Carbonara: Il Post, la carbonara e il 1939 (2026); Unione Italiana Food, cronistoria della carbonara (2024); Gambero Rosso International, la carbonara del 1954 (2023)
- Penne alla vodka: Gambero Rosso, Le penne alla vodka sono romane (2024)
- Pizza e UNESCO: Regolamento (UE) n. 97/2010, Pizza Napoletana STG; UNESCO, Arte del pizzaiuolo napoletano e La cucina italiana; AGI, la cucina italiana patrimonio UNESCO (2025); ICE, Settimana della cucina italiana nel mondo
Ultimo aggiornamento: ottobre 2026
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