Checklist per trasferirsi all’estero: cosa fare 3 mesi, 1 mese e 1 settimana prima (e nei primi giorni dopo l’arrivo)

Cosa fare 3 mesi, 1 mese e 1 settimana prima di trasferirti all'estero, e nei primi giorni: documenti, SPID, AIRE, sanità, animali, auto. Con PDF.

Tre mesi prima di partire controlli le scadenze dei documenti, attivi SPID e credenziali della carta d’identità elettronica e, se vai fuori dall’Unione europea, chiedi il visto. Un mese prima raccogli certificati e traduzioni e decidi cosa fare di casa, auto e conto; nell’ultima settimana pensi a farmaci, animali e documenti da avere in borsa. Appena arrivato ti registri al comune del nuovo Paese, dove è previsto, nei termini locali e, se resti all’estero per più di 12 mesi, ti iscrivi all’AIRE entro 90 giorni.

L’ordine conta perché alcune cose si fanno solo in Italia, o sono più semplici finché ci sei residente: il passaporto in questura, il modulo per portare la disoccupazione all’estero, la radiazione dell’auto. Qui sotto trovi tutto diviso per tempi, con il perché di ogni voce, una tabella Paese per Paese e i casi particolari: fuori dall’UE, cane o gatto, auto, NASpI.

In breve

  • 3 mesi prima: carta d’identità (si rinnova da 180 giorni prima della scadenza) e passaporto, SPID e PIN della CIE, visto se vai nel Regno Unito o negli Stati Uniti, microchip e vaccino dell’animale.
  • 1 mese prima: certificati e moduli multilingue UE (apostille fuori dall’UE), auto, casa e utenze, modulo U2 all’INPS se porti la NASpI.
  • 1 settimana prima: farmaci con ricetta cartacea, trattamento contro la tenia del cane (per alcuni Paesi), documenti validi in borsa: le carte d’identità cartacee non valgono più dal 3 agosto 2026.
  • All’arrivo: registrazione al comune nei termini del Paese (a ottobre 2026, per esempio, entro 3 giorni da quando entri in casa in Austria ed entro 3 mesi dall’ingresso in Belgio), numero d’identificazione, assicurazione sanitaria, SIM locale.
  • Entro 90 giorni: iscrizione all’AIRE, gratis, sul portale Fast It, se resti all’estero per più di 12 mesi.

Queste sono informazioni generali, aggiornate a ottobre 2026, non una consulenza. Per i casi particolari (pensione, fisco, figli con più cittadinanze) chiedi al consolato, a un patronato o a un professionista.

Da dove si comincia?

Dalla domanda più semplice: resti nell’Unione europea o no? Se vai in un altro Paese dell’Unione, per i primi tre mesi ti basta una carta d’identità o un passaporto validi, senza altre condizioni o formalità: lo dice la direttiva europea sulla libera circolazione (2004/38); alcuni Paesi chiedono solo di segnalare la tua presenza al comune o alla polizia. Dopo, hai diritto a restare se lavori; se studi o non lavori, a condizione di avere risorse sufficienti e un’assicurazione malattia completa. Il Paese può chiederti di registrarti. Non serve un visto.

Se vai nel Regno Unito o negli Stati Uniti, invece, il permesso per vivere e lavorare si chiede prima di partire, e i tempi del visto diventano il primo punto della lista. La Svizzera sta in mezzo: non è nell’Unione, ma con l’accordo sulla libera circolazione le formalità per il permesso si fanno dopo l’arrivo.

Per una lista su misura, con le voci giuste per la tua situazione (lavoro, studio, pensione, figli), c’è il percorso “Mi trasferisco”: rispondi a qualche domanda e ottieni la tua checklist personalizzata.

Cosa fare 3 mesi prima?

Tre mesi lasciano margine alle cose che hanno tempi fissi: il primo vaccino antirabbico di cane o gatto vale solo dopo 21 giorni, e il visto britannico per lavoratori qualificati si chiede al massimo tre mesi prima dell’inizio del lavoro.

  • Controlla le scadenze di carta d’identità e passaporto. La carta d’identità elettronica (CIE) si può rinnovare a partire da 180 giorni prima della scadenza; in Italia costa 16,79 euro, più i diritti del comune se previsti (a ottobre 2026), e arriva entro 6 giorni lavorativi. Il passaporto in Italia costa 116,20 euro (ottobre 2026). Il passaporto conviene farlo finché sei residente in Italia: dopo l’iscrizione all’AIRE lo chiedi al consolato, e in Italia serve la sua delega (come funziona all’estero lo trovi nell’articolo su come rinnovare il passaporto dall’estero). Anche prima dell’AIRE, chiederlo in una questura diversa da quella di residenza richiede il nulla osta della questura competente, e i tempi si allungano.
  • Attiva SPID e le credenziali della CIE. Ti servono per entrare nei siti di INPS, Agenzia delle Entrate e ANPR; con SPID entri anche in Fast It, il portale dei consolati (in alternativa all’utenza Fast It). SPID si può ottenere anche dall’estero, ma solo con un documento italiano valido, e alcune modalità di riconoscimento online richiedono un bonifico da un conto con IBAN italiano. Il Consolato di Londra ricorda che SPID ha sostituito il PIN Fisconline e che non rilascia più quei codici. Per la CIE, attiva le credenziali sul sito della carta e l’app CieID, e conserva PIN e PUK: metà del PIN te la danno quando chiedi la carta, l’altra metà arriva con la carta.
  • Se vai fuori dall’UE, chiedi il visto. Regno Unito e Stati Uniti hanno le loro procedure, da avviare per tempo: i dettagli sono nella sezione Se vai fuori dall’UE.
  • Se ti manda all’estero il tuo datore di lavoro, verifica il modulo A1. Per un distacco in un Paese UE il certificato A1 lo chiede all’INPS il datore di lavoro (o tu stesso, se sei autonomo), sempre prima della partenza, per un massimo di 24 mesi.
  • Scarica l’estratto conto contributivo INPS. È online, nell’area personale del sito INPS, e ti serve per avere sotto mano i contributi versati in Italia. Chi è vicino alla pensione può chiedere l’estratto certificativo, che ha valore legale. In alternativa al sito c’è il contact center (803 164 o 06 164 164), oppure un patronato.
  • Raccogli i documenti personali. EURES, il portale europeo della mobilità professionale, consiglia di preparare prima di partire documento d’identità, atti di nascita e di matrimonio, cartelle cliniche e certificati delle vaccinazioni, titoli di studio, patente e documenti degli animali. Nel prossimo blocco vedi come chiederli nella forma giusta.
  • Figli: parla con la scuola. In un Paese UE i tuoi figli hanno lo stesso diritto di iscriversi a scuola dei bambini del posto, in una classe di età e livello equivalenti, ma i certificati scolastici non sono riconosciuti in automatico e in alcuni Paesi il riconoscimento va chiesto prima dell’iscrizione. Chiedi alla segreteria quali documenti rilascia per un trasferimento all’estero (pagelle, certificati di frequenza).
  • Titoli di studio: controlla se serve il riconoscimento. Nell’Unione non c’è un riconoscimento automatico dei titoli universitari: si chiede al centro ENIC-NARIC del Paese in cui vuoi usarli, e il Diploma Supplement aiuta. Costi e tempi variano, da qualche settimana a qualche mese. Per le professioni regolamentate le regole sono diverse.
  • Cane o gatto: microchip e vaccino antirabbico. Il microchip va messo prima del vaccino, e dopo la prima vaccinazione bisogna aspettare almeno 21 giorni prima di viaggiare. Tutto il resto è nella sezione Se porti cane o gatto.
  • Trasloco: fai l’inventario. Dentro l’Unione, sui beni per uso personale su cui hai già pagato le imposte non devi pagare altro; per il Regno Unito e la Svizzera serve un elenco dei beni, e nel Regno Unito l’esenzione va chiesta prima del trasloco (vedi Se vai fuori dall’UE).

Cosa fare 1 mese prima?

È il mese delle carte: certificati, traduzioni, deleghe. Molte si chiedono solo in Italia, quindi conviene chiuderle prima di partire.

  • Chiedi i certificati anagrafici e di stato civile. Sul sito dell’ANPR, con SPID o CIE, scarichi subito 15 tipi di certificati anagrafici, validi 3 mesi. Non sono sempre gratis: si paga un bollo da 16 euro (ottobre 2026), salvo che l’uso rientri nei casi di esenzione. Gli estratti e i certificati di stato civile (nascita, matrimonio, unione civile) online sono invece gratuiti e valgono anche “per atti da trasmettere all’estero”, ma solo per gli atti già formati in digitale dal comune; per quelli più vecchi si va allo sportello.
  • Dentro l’UE, chiedi il modulo multilingue. Dal 2019 un regolamento europeo (2016/1191) esenta da legalizzazione e apostille i documenti pubblici più comuni tra Paesi dell’Unione: nascita, matrimonio, residenza, cittadinanza, assenza di precedenti penali e altri. Quando chiedi il certificato puoi farti allegare un modulo standard multilingue, che di solito evita la traduzione; in casi eccezionali l’ufficio estero può comunque chiedere una traduzione certificata. Il regolamento riguarda l’autenticità del documento, non i suoi effetti: un matrimonio, per esempio, resta soggetto alle regole del Paese.
  • Fuori dall’UE, chiedi l’apostille. Nei Paesi della Convenzione dell’Aia, gli atti dei comuni si apostillano in Prefettura, quelli giudiziari e notarili in Procura; i titoli scolastici passano prima dall’Ufficio scolastico territoriale e poi dalla Prefettura. Secondo le istruzioni della Prefettura di Avellino, le norme attuali non consentono di apostillare i documenti firmati digitalmente: per un Paese extra UE ti serve il certificato cartaceo firmato dal comune. Le modalità pratiche cambiano da una Prefettura all’altra.
  • Traduzioni. Se servono, in Italia si fanno asseverate (giurate) in tribunale o davanti a un notaio; la Prefettura non traduce. Per i documenti coperti dal regolamento europeo, una traduzione certificata fatta in un Paese UE vale in tutti gli altri.
  • Deleghe e procure. Se lasci in Italia una casa, un conto o una pratica aperta, una procura firmata dal notaio prima di partire ti evita viaggi. Dall’estero si può fare all’ufficio notarile del consolato, ma vale solo in Italia.
  • Decidi cosa fare dell’auto. Se la porti via per immatricolarla nel nuovo Paese, la radiazione per esportazione si fa in Italia: dal 2021 non passa più dai consolati. Vedi Se porti l’auto.
  • Casa in Italia: tieni conto di IMU e utenze. Dopo il trasferimento la casa che tieni in Italia non è più abitazione principale e paga l’IMU; dal 2020 questo vale anche per i pensionati iscritti all’AIRE (resta una riduzione per alcuni pensionati, spiegata nell’articolo sull’AIRE). Il canone TV dal 2016 è addebitato sulla bolletta della luce dell’utenza domestica residenziale: se tieni la luce attiva ma non hai un televisore, c’è la dichiarazione di non detenzione all’Agenzia delle Entrate, che vale un anno. E ricorda che, in un esempio della circolare 20/E del 2024 dell’Agenzia delle Entrate, una casa a disposizione con le utenze attive in cui torni nei fine settimana è tra gli elementi che possono far pensare che tu abbia ancora il domicilio in Italia, da valutare caso per caso.
  • Banca: sappi cosa succede ai tuoi dati. Le banche italiane raccolgono dai clienti un’autocertificazione della residenza fiscale e comunicano all’Agenzia delle Entrate i dati dei conti di chi risiede nei Paesi che partecipano allo scambio automatico di informazioni. Se invece resti residente fiscale in Italia, i conti esteri vanno indicati nella dichiarazione dei redditi (quadro RW), con le soglie spiegate nell’articolo sulla residenza fiscale. Su quando smetti di essere residente fiscale c’è l’articolo sulla residenza fiscale: l’iscrizione all’AIRE, da sola, non basta.
  • NASpI: chiedi il modulo U2 prima di partire. Se sei disoccupato e vuoi cercare lavoro in un altro Paese UE continuando a ricevere la NASpI, il documento va chiesto all’INPS di persona, prima della partenza. Dettagli nella sezione NASpI.
  • Casa nel nuovo Paese: tieni presente dove ti registrerai. In molti Paesi la registrazione si fa nel comune in cui abiti, e in Germania il termine di due settimane parte da quando entri in casa. Avere un indirizzo, anche provvisorio, ti permette di rispettare i tempi della tabella più sotto.

Cosa fare 1 settimana prima?

L’ultima settimana è per le cose che non si possono anticipare: farmaci, trattamenti per gli animali, i documenti da avere in borsa.

  • Farmaci: chiedi al medico una ricetta cartacea. Una ricetta di un Paese UE vale negli altri, ma non per i medicinali soggetti a prescrizione speciale (psicotropi e stupefacenti), e il farmaco può avere un altro nome o non essere in vendita. Il Ministero della Salute consiglia di chiedere una ricetta con il nome generico del principio attivo, dosaggio e posologia e, se la ricetta è elettronica, una copia su carta.
  • Farmaci stupefacenti o psicotropi: serve un certificato. Chi parte dall’Italia con questi medicinali deve avere il certificato previsto dal decreto del 16 novembre 2007, rilasciato sulla base di una ricetta valida; il Paese di arrivo può chiedere altri documenti. Per una sola confezione basta la ricetta.
  • Salva referti e vaccinazioni. Con l’iscrizione all’AIRE esci dal Servizio sanitario nazionale: un consiglio pratico è scaricare prima di partire referti, esami recenti e certificati vaccinali, da portare al nuovo medico.
  • Cane: trattamento contro la tenia, se serve. Per entrare in Finlandia, Irlanda, Malta, Norvegia, Irlanda del Nord e Gran Bretagna il cane va trattato contro l’echinococco da un veterinario tra 24 ore e 5 giorni prima dell’arrivo.
  • Stati Uniti con il cane: compila il modulo del CDC. Vedi Se porti cane o gatto.
  • Documenti in borsa. Le carte d’identità cartacee italiane non sono più valide dal 3 agosto 2026: per viaggiare serve la CIE o il passaporto. La CIE vale per l’espatrio nell’Unione, in Islanda, Norvegia e Svizzera e in altri Paesi con accordi (le schede sono su Viaggiare Sicuri). In valigia, in originale: certificati, moduli multilingue, contratto di lavoro o d’affitto, titoli di studio.
  • Utenze e abbonamenti. Non c’è una regola ufficiale unica per chi si trasferisce: chiudi o trasferisci i contratti che non ti servono più. Se tieni la casa con la luce attiva, chiedi al fornitore cosa cambia nel contratto dopo il trasferimento.

Cosa fare nei primi giorni dopo l’arrivo?

Il conto alla rovescia ora parte dall’arrivo o da quando entri in casa: in Austria hai 3 giorni dall’ingresso nell’alloggio per la registrazione di residenza, nei Paesi Bassi 5 dall’arrivo (se resti più di 4 mesi), in Lussemburgo 8 dall’arrivo.

  • Registrati al comune nei termini del Paese. Le regole europee permettono a ogni Paese di chiederti di registrarti per soggiorni oltre i 3 mesi, con un termine che non può essere più breve di 3 mesi dall’ingresso; alcuni Paesi chiedono però anche di dichiarare la presenza o l’indirizzo all’arrivo, con termini più brevi. Per l’attestato, a chi lavora possono chiedere solo il documento e il contratto (o la prova dell’attività autonoma); costa al massimo quanto la carta d’identità del Paese, e puoi iniziare a lavorare anche prima di averlo. Se non ti registri rischi una sanzione, ma non l’espulsione. I termini sono nella tabella qui sotto.
  • Chiedi il numero d’identificazione. Ti serve nei rapporti con l’amministrazione del nuovo Paese: BSN nei Paesi Bassi, PPS number in Irlanda, NIF e NISS in Portogallo, National Insurance number nel Regno Unito. Nel Regno Unito puoi iniziare a lavorare anche prima di riceverlo.
  • Sistema l’assicurazione sanitaria. In Svizzera devi assicurarti presso una cassa malati entro 3 mesi, in Belgio iscriverti a una mutualità: vedi la tabella.
  • Prendi una SIM locale. Il roaming “come a casa” vale nell’Unione, in Islanda, Liechtenstein e Norvegia (e dal 2026 in Ucraina e Moldova), ma è pensato per chi viaggia. Se ti trasferisci e continui a usare la SIM italiana, l’operatore guarda gli ultimi 4 mesi: se sei stato più all’estero che in Italia e hai usato più il roaming che il traffico nazionale, può chiederti chiarimenti (hai 14 giorni per rispondere) e poi applicare dei sovrapprezzi, entro i tetti fissati dalle regole europee. Nel Regno Unito il roaming europeo non si applica dalla Brexit, e la Svizzera non è nell’elenco dei Paesi coperti: controlla le tariffe del tuo operatore.
  • NASpI: iscriviti all’ufficio del lavoro. Secondo l’INPS, entro 7 giorni dall’arrivo, con il modulo U2 (vedi NASpI).
  • Iscriviti all’AIRE entro 90 giorni. Se resti all’estero per più di 12 mesi è un obbligo: si fa gratis, online, sul portale Fast It del consolato, con un documento e una prova della residenza nel nuovo Paese. Il comune italiano ti cancella dall’anagrafe dei residenti e ti iscrive all’AIRE, senza che tu debba fare un’altra pratica. Dal 1° gennaio 2024, con la legge 213/2023, chi non si iscrive rischia da 200 a 1.000 euro per ogni anno di ritardo, fino a 5 anni. Tutto il resto, compresi i casi esclusi dall’obbligo con la legge 11/2026, è nell’articolo AIRE: cos’è e quando è obbligatoria. Se cambi indirizzo all’estero, comunicalo sempre su Fast It: altrimenti rischi di non ricevere il plico elettorale e di essere cancellato per irreperibilità.
  • Conosci il tuo consolato. Dopo l’AIRE passaporto e carta d’identità si chiedono al consolato della zona; dal 1° giugno 2026 gli iscritti AIRE possono chiedere la CIE anche in qualsiasi comune italiano (il Consolato di Londra consiglia di verificare prima con il comune). A Londra e Bruxelles trovi nella directory il Consolato Generale e le istituzioni italiane a Londra e quelle a Bruxelles.

Primi passi all’arrivo, Paese per Paese

Le regole per i cittadini UE (e per gli italiani in Svizzera e nel Regno Unito) secondo le fonti ufficiali dei singoli Paesi, controllate a ottobre 2026. Dove una casella rimanda alla guida, i dettagli sono lì.

PaeseRegistrazione (nome locale e termine)Numero d’identificazioneSanitàGuida
BelgioAttestato di registrazione (annexe 19) al comune, al più tardi entro 3 mesi dall’ingressovedi guidaiscrizione a una mutualità o alla CAAMIBurocrazia in Belgio
Regno Unitonessuna anagrafe; lo status di immigrazione (eVisa) si ottiene prima di partireNational Insurance numberNHS, con il supplemento sanitario (IHS) pagato con il visto, se dura più di 6 mesiBurocrazia nel Regno Unito
Francianessuna registrazione obbligatoria: la carta di soggiorno UE è facoltativavedi guidavedi guidaBurocrazia in Francia
GermaniaAnmeldung all’ufficio anagrafe entro 2 settimane da quando entri in casavedi guidavedi guidaBurocrazia in Germania
SpagnaCertificado de registro (Registro centrale degli stranieri) entro 3 mesi dall’ingressoNIE, riportato sul certificatovedi guidaBurocrazia in Spagna
Svizzeranotifica al comune entro 14 giorni dall’arrivo (e, se lavori più di 3 mesi, prima di iniziare); permesso L o Bvedi guidacassa malati svizzera (LAMal) entro 3 mesi, con copertura retroattivaBurocrazia in Svizzera
Paesi Bassiiscrizione al registro BRP del comune entro 5 giorni dall’arrivo, se resti più di 4 mesiBSNvedi guidaBurocrazia nei Paesi Bassi
Irlandanessuna registrazione con l’immigrazionePPS number (7 cifre e 1 o 2 lettere)vedi guidaBurocrazia in Irlanda
PortogalloCertificado de registo alla Câmara Municipal entro 30 giorni dopo i primi 3 mesiNIF (fiscale) e NISS (previdenza), gratuitivedi guidaBurocrazia in Portogallo
AustriaMeldezettel entro 3 giorni da quando entri in casa; Anmeldebescheinigung entro 4 mesi (44 euro)vedi guidavedi guidaBurocrazia in Austria
Lussemburgodichiarazione d’arrivo al comune entro 8 giornivedi guidavedi guidaBurocrazia in Lussemburgo

Cosa cambia per sanità, voto e tasse dopo l’AIRE?

Sanità. Con l’iscrizione all’AIRE esci dal Servizio sanitario nazionale e ti curi nel Paese in cui vivi. La tessera europea (TEAM) sul retro della tessera sanitaria spetta ai residenti iscritti al Servizio sanitario, con alcune eccezioni, tra cui i lavoratori di diritto italiano distaccati e chi ha il modulo S1 (pensionati con pensione italiana, studenti, familiari), che si chiede alla ASL. Chi è nato in Italia o ha una pensione italiana e torna senza alcuna copertura pubblica o privata ha diritto alle cure ospedaliere urgenti per un massimo di 90 giorni l’anno. Per chi vive fuori da UE ed EFTA (Regno Unito e Stati Uniti compresi) la legge 111/2026, in vigore dal 27 luglio 2026, prevede una tessera sanitaria italiana a pagamento, 2.000 euro l’anno. Le regole sono in via di definizione: il decreto che deve fissare le modalità va adottato entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge (cioè entro il 25 ottobre 2026) e al 12 ottobre 2026 non lo abbiamo trovato pubblicato.

Voto. Da iscritto all’AIRE voti per corrispondenza per le politiche (per i candidati della circoscrizione Estero) e per i referendum nazionali. Se vivi in un Paese dell’Unione voti dall’estero anche per i rappresentanti italiani al Parlamento europeo, con regole diverse, oppure scegli i candidati del Paese in cui vivi. Le elezioni regionali e comunali non si votano dall’estero. Se preferisci votare in Italia, l’opzione si comunica al consolato entro i termini previsti per ogni elezione, e vale solo per quella.

Tasse. L’anno del trasloco è il più delicato: le regole sono nell’articolo sulla residenza fiscale.

Per le pratiche con l’INPS (estratto conto, pensioni, NASpI) e per orientarti tra moduli e scadenze, un patronato può aiutarti anche all’estero: nella directory trovi patronati e CAF a Bruxelles, Londra, Berlino, Parigi e Lisbona.

Se vai fuori dall’UE

Qui le regole cambiano spesso: quello che segue è una panoramica, e prima di ogni passo conviene controllare le pagine ufficiali linkate nelle Fonti.

Regno Unito. Per vivere e lavorare serve un visto (salvo chi ha già il settled o pre-settled status). Per le sole visite brevi serve l’autorizzazione elettronica ETA. Il visto Skilled Worker richiede un’offerta di lavoro confermata e si può chiedere al massimo 3 mesi prima dell’inizio del lavoro; c’è una soglia minima di stipendio, pubblicata su GOV.UK. Lo status è digitale (eVisa): lo vedi nel tuo account UKVI, gratuito, e lo dimostri a datore di lavoro e padrone di casa con uno share code. Il diritto a lavorare va dimostrato prima di iniziare. Con un visto di più di 6 mesi, chiesto dall’estero, si paga con la domanda il supplemento sanitario IHS, anche se hai un’assicurazione privata: con quello l’NHS è gratuito dalla data di inizio del visto; farmaci, dentista ed esami della vista restano a pagamento. L’Italia, a ottobre 2026, non è tra i Paesi del Youth Mobility Scheme.

Per il trasloco c’è l’esenzione Transfer of Residence (ToR): devi aver vissuto fuori dal Regno Unito per almeno 12 mesi di fila e avere e usare i beni da almeno 6 mesi; li importi entro 12 mesi dall’arrivo, anche in più spedizioni, e per 12 mesi non puoi cederli, prestarli, affittarli o darli in garanzia. Il modulo ToR1 si compila online prima del trasloco, con l’elenco dei beni e le prove dell’indirizzo. Alcol, tabacco, mezzi commerciali e strumenti professionali non portatili sono esclusi; gli animali sono compresi. Gli studenti seguono una procedura diversa. Senza i requisiti si pagano dazi e IVA.

Svizzera. Con l’accordo sulla libera circolazione non serve un visto prima di partire. Se lavori per più di 3 mesi notifichi l’arrivo al comune entro 14 giorni e prima di iniziare a lavorare, con documento e certificato di assunzione: con un contratto fino a 364 giorni ricevi il permesso L, con un contratto di almeno un anno o a tempo indeterminato il permesso B, valido 5 anni. Per lavori fino a 3 mesi l’anno basta la notifica online del datore. Anche chi non lavora (pensionati, studenti) si notifica entro 14 giorni e deve avere mezzi sufficienti e assicurazione. L’assicurazione malattia svizzera è obbligatoria: se la fai entro 3 mesi dall’arrivo la copertura è retroattiva; dopo, paghi un supplemento e le spese già sostenute non sono rimborsate.

Per il trasloco serve il modulo doganale 18.44 in due copie, con l’inventario, la prova della cancellazione dal Paese di partenza e del domicilio svizzero (contratto di lavoro o d’affitto). I beni devono essere stati usati da te da almeno 6 mesi, e continuare a esserlo. Si passa negli orari degli uffici doganali per le merci, e se manca qualcosa si paga una cauzione, rimborsata se i documenti arrivano entro 6 mesi.

Stati Uniti. Per entrare serve di norma un visto; le visite brevi senza visto passano dal programma Visa Waiver con l’ESTA. Per vivere e lavorare stabilmente serve un visto per immigrati; il lavoro temporaneo passa di solito da una richiesta del datore di lavoro all’USCIS. Regole e costi cambiano spesso: controlla le pagine dell’Ambasciata USA in Italia e dell’USCIS. Per il trasloco le regole della dogana americana (CBP) distinguono gli oggetti di casa dagli effetti personali e dai veicoli: verificale sul sito della CBP prima di spedire.

Se porti cane o gatto

Il 22 aprile 2026 sono cambiate le norme europee sui viaggi con cani, gatti e furetti: il vecchio regolamento 576/2013 non si applica più, e valgono il regolamento 2016/429 e il regolamento delegato 2026/131. Le regole pratiche restano le stesse, e i passaporti per animali rilasciati prima con il vecchio modello restano validi.

Dentro l’Unione servono:

  • il microchip, messo prima del vaccino;
  • il vaccino antirabbico, fatto quando l’animale ha almeno 12 settimane, e un’attesa di almeno 21 giorni dopo la prima vaccinazione. Se salti il richiamo si ricomincia, con altri 21 giorni;
  • il passaporto europeo per animali da compagnia, rilasciato da un veterinario autorizzato: in Toscana, per esempio, lo rilasciano i servizi veterinari delle Aziende USL. Chiedi alla tua ASL;
  • per i cani diretti in Finlandia, Irlanda, Malta, Norvegia e Irlanda del Nord, il trattamento contro l’echinococco tra 24 e 120 ore prima dell’ingresso.

Al massimo 5 animali; se viaggiano con un’altra persona, devi raggiungerli entro 5 giorni. I cuccioli sotto le 12-16 settimane non vaccinati sono ammessi solo in alcuni Paesi: non li accettano, tra gli altri, Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.

Svizzera: microchip, antirabbica valida da 21 giorni e passaporto per animali; vietato importare cani con orecchie o coda tagliate.

Gran Bretagna: microchip, antirabbica e almeno 21 giorni pieni di attesa; dall’Italia vale il passaporto UE. Il cane va trattato contro la tenia da un veterinario tra 24 ore e 5 giorni prima di ogni arrivo. Si entra solo con rotte e compagnie approvate, e in aereo l’animale viaggia di regola come merce. Se mancano i requisiti, la quarantena può durare fino a 4 mesi, a tue spese.

Stati Uniti (cani): le regole dipendono da dove è stato il cane negli ultimi 6 mesi. Se è stato solo in Italia (che non è tra i Paesi ad alto rischio di rabbia) o in altri Paesi senza rabbia canina o a basso rischio, basta il modulo online del CDC (Dog Import Form); il cane deve avere almeno 6 mesi, un microchip leggibile e sembrare in buona salute. Valgono in più le regole del Dipartimento dell’Agricoltura e dello Stato di arrivo. Per i gatti, controlla le pagine del CDC.

Se porti l’auto

Per immatricolare all’estero l’auto italiana serve la radiazione per esportazione dal PRA e dall’Archivio nazionale dei veicoli, da fare in Italia. Servono una revisione valida, nessun fermo amministrativo (va cancellato prima) e, se c’è un’ipoteca o un pignoramento, l’assenso del creditore. Ricevi un documento unico che non vale per circolare: per arrivare a destinazione su strada si chiedono foglio di via e targhe provvisorie alla Motorizzazione o a un’agenzia. Il bollo non è più dovuto dal periodo successivo alla radiazione. Il Codice della strada prevede la cancellazione prima dell’esportazione; secondo l’ACI si può fare anche dopo, se l’auto è già stata immatricolata all’estero, ma con la sanzione prevista dall’articolo 103.

In Svizzera l’auto va immatricolata entro un anno dal trasferimento. Per la patente: nell’Unione quella italiana vale finché è valida e di solito non va cambiata; fuori, ogni Paese ha le sue regole, spiegate nell’articolo sulla patente italiana all’estero.

Se perdi il lavoro e cerchi all’estero (NASpI)

Se ricevi la NASpI puoi portarla in un altro Paese dell’Unione mentre cerchi lavoro. La procedura dell’INPS:

  1. prima di partire devi essere stato iscritto al Centro per l’impiego, comunicare che non sei più disponibile e cancellarti;
  2. sempre prima di partire, chiedi di persona, su appuntamento, alla tua sede INPS il modulo U2 (che conserva il diritto alla prestazione) e il modulo U1 (che certifica i periodi di assicurazione);
  3. all’arrivo ti iscrivi entro 7 giorni come persona in cerca di lavoro all’ufficio del lavoro del Paese e presenti l’U2;
  4. la NASpI resta sospesa finché quell’ufficio non comunica l’iscrizione all’INPS, poi è pagata per un massimo di 3 mesi dalla data di partenza;
  5. dal primo giorno del quarto mese, per continuare a riceverla, ti iscrivi di nuovo al Centro per l’impiego in Italia.

Anche il portale europeo Your Europe dice che il modulo U2 va chiesto prima di partire e che vale per un solo Paese. Su quanto tempo bisogna essere iscritti prima di partire e sulla possibilità di prolungare oltre i 3 mesi, però, Your Europe e la pagina dell’INPS non dicono la stessa cosa: chiedi all’INPS prima di fissare la partenza, anche tramite un patronato.

In ogni caso, nell’Unione chi cerca lavoro ha di solito 6 mesi per trovarlo (dopo deve dimostrare che lo cerca attivamente), e l’iscrizione al servizio per l’impiego locale è obbligatoria solo se porti con te l’indennità italiana. Le offerte di tutti i Paesi sono anche su EURES.

Domande frequenti

Cosa devo fare prima di trasferirmi all’estero?

Tre mesi prima: controllare carta d’identità e passaporto, attivare SPID e le credenziali della CIE, chiedere il visto se vai fuori dall’UE, preparare microchip e vaccino per l’animale. Un mese prima: certificati, moduli multilingue o apostille, auto, casa, NASpI. Una settimana prima: farmaci e documenti in borsa. Il percorso “Mi trasferisco” ti dà la lista su misura.

Serve un visto per vivere in un altro Paese dell’Unione europea?

No. Per i primi 3 mesi basta un documento valido; dopo hai diritto a restare se lavori o, se studi o non lavori, se hai risorse sufficienti e un’assicurazione sanitaria completa. Il Paese può chiederti di registrarti, con termini diversi da Paese a Paese. In Svizzera le formalità si fanno dopo l’arrivo; nel Regno Unito e negli Stati Uniti il visto si chiede prima di partire.

Entro quanto tempo devo iscrivermi all’AIRE?

Entro 90 giorni dall’arrivo, se resti all’estero per più di 12 mesi. È gratis e si fa online su Fast It; dal 2024 chi non si iscrive rischia da 200 a 1.000 euro per ogni anno di ritardo.

Posso continuare a usare la SIM italiana?

Per i viaggi sì, nell’Unione, in Islanda, Liechtenstein e Norvegia (e dal 2026 in Ucraina e Moldova). Se ti trasferisci, l’operatore guarda gli ultimi 4 mesi: se sei stato più all’estero che in Italia e hai usato più il roaming del traffico nazionale può applicare sovrapprezzi. Il Regno Unito e la Svizzera non rientrano nel roaming europeo. Per questo conviene una SIM locale.

Devo pagare la dogana per il trasloco?

Dentro l’Unione, sui beni per uso personale su cui hai già pagato le imposte non devi pagare altro. Nel Regno Unito l’esenzione si chiede con il modulo ToR1 prima del trasloco; in Svizzera serve il modulo 18.44 con l’inventario e i beni devono essere stati usati da almeno 6 mesi.

Posso partire con la carta d’identità cartacea?

No: dal 3 agosto 2026 le carte d’identità cartacee italiane non sono più valide. Serve la carta d’identità elettronica o il passaporto. La CIE si rinnova da 180 giorni prima della scadenza; dopo l’iscrizione all’AIRE la chiedi al consolato o, dal 1° giugno 2026, anche in un comune italiano.

Con l’AIRE perdo la sanità italiana?

Esci dal Servizio sanitario nazionale e ti curi nel Paese in cui vivi. Chi è nato in Italia o ha una pensione italiana e torna in Italia senza alcuna copertura ha diritto alle cure ospedaliere urgenti per un massimo di 90 giorni l’anno. Per chi vive fuori da UE ed EFTA la tessera sanitaria a pagamento prevista dalla legge 111/2026 (2.000 euro l’anno) è ancora in via di definizione: al 12 ottobre 2026 non abbiamo trovato pubblicato il decreto attuativo.

Fonti

Pagine consultate a ottobre 2026 (leggi nel testo vigente al 12 ottobre 2026).

AIRE, documenti, identità digitale

Sanità e farmaci

Lavoro, INPS, NASpI, scuola e titoli

Casa, fisco, banca, auto

Regole UE di soggiorno, roaming, trasloco

Paesi di arrivo

Animali

Ultimo aggiornamento: ottobre 2026

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