L’Italian sounding è la vendita di prodotti che non vengono dall’Italia con nomi, colori, bandiere o immagini che la fanno pensare. Spesso è legale nel Paese dove succede: negli Stati Uniti il “Parmesan” è, per una norma federale, un formaggio di latte vaccino con alcune caratteristiche fissate, tra cui almeno 10 mesi di stagionatura, fatto ovunque. Nell’Unione europea invece la Corte di giustizia ha stabilito nel 2008 che “parmesan” evoca il Parmigiano Reggiano DOP, e lì non si può usare per altri formaggi.
Quanto valga non si sa con precisione: le cifre più citate vanno da 42 a 100 miliardi di euro, ma misurano cose diverse. Quello che si può fare, vivendo all’estero, è imparare a leggere le etichette. Qui trovi le regole, i casi più curiosi Paese per Paese e i segni che distinguono un prodotto italiano vero. Dove trovare quelli veri e cosa puoi portare in valigia lo spieghiamo nell’articolo sui prodotti italiani che mancano all’estero.

In breve
- Cos’è: prodotti non italiani presentati come italiani con nomi, colori, bandiere, paesaggi. Non è la contraffazione, che falsifica un marchio ed è un reato.
- Quando è vietato: nell’Unione europea è vietato evocare una DOP o un’IGP, anche solo con un’immagine. Fuori dall’UE un nome italiano è protetto solo se lo prevedono la legge locale o un accordo commerciale, e diversi accordi lasciano usare “parmesan” a tutti (Canada, Giappone) o a chi lo usava già (Mercosur, Nuova Zelanda).
- Quanto vale: 69 miliardi di euro nel mondo secondo la stima presentata a giugno 2025 da The European House-Ambrosetti, che ha pubblicato il suo metodo nel rapporto del 2022: secondo TEHA, circa quanto l’export agroalimentare italiano (quasi 70 miliardi nel 2024 secondo l’ISMEA). Le stime di Coldiretti e Assocamerestero non indicano il metodo.
- Come riconoscere i prodotti veri: logo DOP o IGP, segni del consorzio sulla forma o sulla bottiglia. Non bastano “Made in Italy” e il codice a barre che inizia con 80: il primo indica l’ultima trasformazione, il secondo solo dove l’azienda ha registrato il codice.
- Dove segnalare: al Desk anticontraffazione dei Carabinieri sul sito del Ministero dell’agricoltura, ai consorzi di tutela, alle autorità dei consumatori del Paese dove vivi.
Cos’è l’Italian sounding, e cosa non è?
Una definizione precisa nella legge non c’è. In Italia il termine compare nel nome di un organismo, il Consiglio nazionale per la lotta alla contraffazione e all’Italian sounding, istituito presso il Ministero delle imprese dal Codice della proprietà industriale, che parla di “falsa evocazione dell’origine italiana”, e nella legge sul Made in Italy del 2023, che lo usa senza definirlo. The European House-Ambrosetti (TEHA), la società di studi che ha pubblicato le stime con il metodo, lo descrive così: nomi, riferimenti geografici, immagini, colori e marchi che evocano l’Italia su prodotti tipici della tradizione italiana che però non sono fatti in Italia. E aggiunge un punto chiave: di solito questi prodotti rispettano le regole di etichettatura del Paese dove si vendono.
Per capire cosa è vietato e cosa no conviene distinguere quattro cose:
| Pratica | Cos’è | È vietata? |
|---|---|---|
| Italian sounding | Nomi, colori, bandiere, immagini che fanno pensare all’Italia | Dipende dal Paese: spesso è legale fuori dall’UE |
| Evocazione di una DOP o IGP | Un nome o un’immagine che richiama un prodotto protetto (“parmesan”) | Sì nell’UE, salvo marchi registrati in buona fede prima della DOP; fuori dall’UE solo se lo prevedono la legge locale o un accordo |
| Falsa o fallace indicazione d’origine | “Made in Italy” su merce non italiana, o segni che fanno credere all’origine italiana | Sì in Italia: per i cibi, dal 29 maggio 2026, c’è il reato specifico di commercio di alimenti con segni mendaci |
| Contraffazione | Marchio o denominazione falsificati | Sì, è un reato |
Sulla legge italiana c’è una novità. La legge 21 aprile 2026, n. 75, in vigore dal 29 maggio 2026, ha creato il reato di “commercio di alimenti con segni mendaci”, punito con la reclusione da tre a diciotto mesi e la multa fino a 20.000 euro (prima questi casi rientravano nella falsa o fallace indicazione), e ha alzato le pene per la contraffazione di DOP e IGP: da uno a quattro anni e multa da 10.000 a 50.000 euro. Vale per chi produce, importa, esporta o vende in Italia: un formaggio fatto e venduto negli Stati Uniti resta fuori dalla sua portata.
Quanto vale l’Italian sounding?
Le cifre che circolano sono molte e diverse, e nel 2021 il sito di verifica dei fatti Pagella Politica concludeva che “non è possibile sapere quanto valga davvero il fenomeno”: nessuna delle stime che esaminava dichiarava fonti e metodo. Nel 2022 TEHA ha pubblicato un metodo. Ecco le stime principali, che misurano cose diverse e non vanno sommate né confrontate tra loro:
| Chi | Anno dei dati | Cosa misura | Cifra |
|---|---|---|---|
| TEHA, rapporto 2022 | 2021 | Italian sounding agroalimentare nel mondo, dal sondaggio di 250 catene della grande distribuzione in 10 Paesi su 11 prodotti | 79,2 miliardi (51,6 togliendo chi sceglie l’imitazione solo perché costa meno) |
| TEHA, rapporto 2024 | 2023 | Export agroalimentare perso | oltre 63 miliardi |
| TEHA, forum di Bormio 2025 | non indicato (stima di giugno 2025) | Italian sounding agroalimentare nel mondo | 69 miliardi |
| Coldiretti, giugno 2026 | non indicato | Imitazioni fatte negli Stati Uniti più prodotti “italiani” con materie prime estere | 42 miliardi |
| Assocamerestero (cifra di Coldiretti, secondo Pagella Politica) | circa 2018 | Italian sounding e contraffazione insieme, nel mondo | 100 miliardi |
Per confronto, l’export agroalimentare italiano vero è stato di quasi 70 miliardi nel 2024 secondo l’ISMEA e di oltre 72 miliardi nel 2025 secondo il CREA.
Il rapporto TEHA del 2022 dà anche un’idea di cosa si trova sugli scaffali: nel campione, i prodotti non italiani erano il 70,9% di quelli “all’italiana” in Giappone, il 70,5% in Brasile e il 67,9% in Germania. Tra gli 11 prodotti studiati, i più imitati erano il ragù, il parmigiano e l’aceto balsamico. Nel 2025 TEHA ha previsto che con i dazi americani le imitazioni negli Stati Uniti sarebbero cresciute del 15%, da 7,5 a 8,6 miliardi: è una previsione, non un dato misurato.
Perché nell’Unione europea è diverso?
Nell’UE i nomi registrati come DOP e IGP sono protetti dal regolamento (UE) 2024/1143, che vieta “qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione”, anche se la vera origine è scritta in etichetta e anche con parole come “tipo”, “metodo”, “alla maniera”, “imitazione”, “gusto”, “come”. Le regole valgono anche per il commercio online e per i prodotti esportati dall’UE.
Le sentenze della Corte di giustizia hanno chiarito fin dove arriva la protezione:
- Cambozola (1999): il nome di questo formaggio erborinato tedesco può evocare il Gorgonzola, anche se la confezione dice da dove viene. La Corte ha lasciato però ai giudici nazionali la decisione sul marchio, e nel 2001 la Corte suprema austriaca l’ha salvato perché registrato in buona fede nel 1983: in Austria il Cambozola si può vendere con quel nome.
- Parmesan (2008): “parmesan” è un’evocazione del Parmigiano Reggiano DOP, e la Germania non ha dimostrato che sia un nome generico. Il ricorso della Commissione contro la Germania è stato però respinto: lo Stato tedesco non era obbligato a intervenire d’ufficio, bastava che i consorzi potessero fare causa. Oggi le regole UE chiedono agli Stati di intervenire anche d’ufficio: nel 2025, alla fiera Anuga di Colonia, un’autorità tedesca ha fatto rimuovere una salsa “Parmesan” su segnalazione del Consorzio del Parmigiano Reggiano.
- Queso Manchego (2019): si può evocare una DOP anche solo con immagini. Il caso riguardava etichette di un formaggio spagnolo con richiami a Don Chisciotte e alla Mancia; la decisione su quelle etichette spettava al giudice spagnolo. Il principio vale per tutte le DOP, comprese le italiane.
- Aceto Balsamico di Modena (2019): qui l’Italia ha perso. Protetto è il nome intero, non le parole “aceto” e “balsamico” da sole. In Germania il “Deutscher Balsamico” è lecito, e il caso si è chiuso nel 2024 davanti alla Corte costituzionale tedesca.
Anche le etichette contano. Nell’UE l’origine va indicata se tacerla può ingannare, e dal 1° aprile 2020 se un prodotto indica un’origine ma l’ingrediente principale viene da altrove, bisogna dirlo, per esempio “il grano non proviene dall’Italia” (sono escluse DOP, IGP e i marchi registrati che indicano un’origine). Per la Commissione europea anche bandiere, cartine, monumenti e paesaggi possono contare come indicazioni d’origine.
Il Regno Unito ha protetto con i suoi schemi le DOP e le IGP europee registrate entro il 31 dicembre 2020. Nel 2020 l’Alta Corte di Londra ha confermato il no al marchio “Nosecco”, uno spumante analcolico fatto in Francia con le parole “Spumante” ed “Edizione Speciale” in etichetta: per i giudici evocava il Prosecco.
Paese per Paese: cosa è legale fuori dall’Europa
Fuori dall’UE contano la legge locale e gli accordi commerciali. Ecco i casi più documentati.
Stati Uniti. Molti nomi italiani sono “tipi” di formaggio definiti da standard federali della FDA: Parmesan e reggiano (latte vaccino, almeno 10 mesi), Romano (latte di mucca, pecora o capra), Asiago, Gorgonzola, perfino Caciocavallo siciliano (standard che la FDA nel 2025 ha proposto di abrogare). Nessuno di questi standard chiede che il formaggio venga dall’Italia. Nel 2026 il governo americano ha messo l’UE nella sua lista di osservazione anche per le pressioni su nomi come parmesan, asiago, gorgonzola e fontina, che considera “comuni”.
Coldiretti stima che la produzione americana di formaggi “Italian style” sfiori i 2,7 miliardi di chili, per circa il 90% in Wisconsin, California e New York (giugno 2026). E il fenomeno riguarda anche aziende italiane: secondo il sito Dissapore, il 25 settembre 2026 la Corte d’Appello di Milano ha dato ragione al Consorzio dell’Asiago contro un salumificio italiano e la sua società americana. Il caso riguardava una confezione di salame e “Asiago” venduta negli Stati Uniti che, secondo il Consorzio e la sentenza, conteneva formaggio non DOP e non italiano; la Corte ha applicato la legge americana sulla pubblicità ingannevole.
Canada. Dal 1971 Maple Leaf usa in Canada il marchio “Parma” per un suo prosciutto. Per circa vent’anni il Prosciutto di Parma vero si è venduto lì come “The Original Prosciutto”, e le cause del Consorzio per far cancellare il marchio non hanno avuto successo. Dal 2017, con l’accordo commerciale UE-Canada (CETA, applicato in via provvisoria), i due nomi convivono. Lo stesso accordo protegge Grana Padano, Parmigiano Reggiano e altri nomi italiani, ma lascia usare Asiago, Fontina e Gorgonzola a chi li usava prima del 18 ottobre 2013, e agli altri con “tipo” o “stile” e l’origine vera ben visibile. “Parmesan” resta libero.
Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay. Nel Mercosur parmesão, parmesano, reggiano e reggianito sono formaggi diversi, distinti soprattutto dal peso della forma: il parmesão pesa da 4 a 8 chili, il parmesano oltre 20 (regolamento brasiliano del 1997). In Brasile un regolamento del ministero dell’agricoltura definisce anche la mortadela Bologna e la linguiça toscana.
Dal 1° maggio 2026 si applica in via provvisoria l’accordo commerciale interinale UE-Mercosur (il Parlamento europeo ha chiesto un parere alla Corte di giustizia), che protegge 344 indicazioni geografiche europee. Parmesão, reggianito, fontina, grana e gorgonzola restano solo a chi li usava già ed è elencato nell’accordo, scritti più piccoli del marchio e senza grafica, immagini o bandiere che richiamino il prodotto protetto (testo proposto nel 2025; uno studio del Parlamento europeo parla di eccezioni a tempo). Per il Prosecco brasiliano, secondo il Consorzio del Prosecco DOC, sono previsti 10 anni per smettere.
Australia. Qui il Prosecco è anche il nome di un vitigno, che in Europa dal 2009 si chiama Glera. Con l’accordo UE-Australia, concluso il 24 marzo 2026 ma non ancora in vigore, i produttori australiani potranno continuare a scrivere Prosecco sulle etichette in Australia senza limiti di tempo, ma non sui vini da esportare, dopo 10 anni dall’entrata in vigore del nuovo accordo sul vino. Il “parmesan” resta libero, con l’obbligo di indicare il Paese d’origine sulle confezioni; “fontina” dovrà sparire 5 anni dopo l’entrata in vigore.
Giappone, Nuova Zelanda, Messico. In Giappone il “parmesan” è escluso dalla protezione perché, secondo il ministero dell’agricoltura giapponese, è riconosciuto come un tipo di formaggio diverso, purché non faccia credere che sia Parmigiano Reggiano. In Nuova Zelanda, con l’accordo con l’UE in vigore dal 1° maggio 2024, “parmesan” resta a chi lo usava già, e i nuovi produttori non possono più usarlo. In Messico, con il nuovo accordo con l’UE (testo negoziato nel 2025; a ottobre 2026 non abbiamo trovato conferma dell’entrata in vigore), potrà continuare a usare “parmesano” solo chi lo usava in buona fede prima del 21 aprile 2018, senza bandiere né richiami all’origine.
Singapore. Nel 2023 l’Alta Corte di Singapore ha deciso che “Parmesan” è la traduzione di “Parmigiano Reggiano”, dizionari Collins, Oxford e Larousse alla mano, e ha respinto il ricorso della filiale locale del gruppo caseario neozelandese Fonterra, che chiedeva di lasciarlo libero.
Russia. Con l’embargo russo dell’agosto 2014 sui cibi occidentali sono nati formaggi “italiani” russi, come quelli di un caseificio vicino a Mosca chiamato “Russky Parmezan”. Nel 2021, racconta il Moscow Times, l’ambasciatore italiano chiese di escludere il parmigiano dall’embargo perché quasi privo di lattosio; il presidente dei casari russi rispose che prima l’Italia doveva riconoscere la Crimea come russa.
Come riconoscere un prodotto italiano vero al supermercato
Non esiste un bollino unico. La legge sul Made in Italy del 2023 prevede un contrassegno ufficiale dell’origine italiana, ma a ottobre 2026 il decreto che lo rende operativo non risulta, e il sito del Ministero ne parla ancora al futuro: non cercarlo sulle confezioni. Ecco cosa guardare.
I loghi europei
| Logo | Cosa garantisce |
|---|---|
| DOP (denominazione di origine protetta) | Tutta la produzione, trasformazione e preparazione avviene nella zona. Logo obbligatorio per i cibi, facoltativo per i vini |
| IGP (indicazione geografica protetta) | Per la maggior parte dei prodotti almeno una fase avviene nella zona e la materia prima può venire da fuori (per i vini, almeno l’85% delle uve dalla zona) |
| STG (specialità tradizionale garantita) | Protegge la ricetta, non l’origine: una “Pizza Napoletana STG” si può fare ovunque |
L’Italia è il Paese con più indicazioni geografiche nell’Unione europea: 891 registrate tra cibi, vini e bevande spiritose (la Francia ne ha 776), più 4 specialità tradizionali garantite, per un totale di 895, secondo il registro ufficiale eAmbrosia della Commissione europea consultato il 24 ottobre 2026. Su eAmbrosia puoi cercare un nome e vedere se è protetto; quelli protetti negli accordi con i Paesi extra UE sono sul portale GIview.
Attenzione a Londra: per i prodotti europei venduti in Gran Bretagna il logo UE è facoltativo, obbligatorio solo in Irlanda del Nord. Se manca, il prodotto non è per forza un’imitazione.
“Made in Italy” e codice a barre
- “Made in Italy” o “Prodotto in Italia” indica il Paese dell’ultima trasformazione sostanziale, secondo il Codice doganale dell’Unione: la materia prima può venire da un altro Paese. In quel caso, nell’UE va detto anche da dove viene l’ingrediente principale.
- Le scritte “Paese di coltivazione del grano” sulla pasta, e quelle sull’origine di riso, pomodoro, latte e salumi, sono regole italiane pensate per i prodotti venduti in Italia, valide fino al 31 dicembre 2026 (a ottobre 2026 non risulta una nuova proroga). La Camera di commercio di Torino le ritiene non obbligatorie per le paste destinate ad altri mercati: all’estero queste diciture possono quindi mancare anche sui prodotti italiani.
- Il codice a barre che inizia con 800-839 dice solo che l’azienda ha avuto il codice da GS1 Italy, non dove è fatto il prodotto: lo spiegano GS1 e GS1 Italy. Per sapere a chi è intestato un codice c’è il servizio Verified by GS1.
I segni dei consorzi
- Parmigiano Reggiano: sulla crosta, scritte a puntini con “PARMIGIANO-REGGIANO”, il numero di matricola del caseificio, mese e anno di produzione e “DOP”; sulla faccia, una placca di caseina con un codice unico. Dal 2012 grattugiato e porzioni si confezionano solo nella zona d’origine. Una porzione senza puntini non è per forza falsa: dipende da quale parte della forma viene, spiega il Consorzio.
- Grana Padano: quadrifoglio con la sigla della provincia e il numero del caseificio, rombi con “GRANA” e “PADANO” su tutto il bordo, visibili anche nelle porzioni. Sulle confezioni, anche delle porzioni, c’è sempre il marchio DOP: se manca, scrive il Consorzio, non è Grana Padano.
- Prosciutto di Parma: dopo almeno 14 mesi, il marchio a fuoco della corona a cinque punte con la scritta PARMA; sull’affettato, il triangolo nero con la corona in alto sulla confezione.
- Prosecco DOC: la fascetta di Stato sul tappo, un codice Data Matrix sul collarino da inquadrare con il telefono, “Prosecco DOC” e “Prodotto in Italia” in etichetta. E solo in bottiglia di vetro: il Prosecco alla spina o in lattina, avverte il Consorzio, non è Prosecco.
Chi combatte l’Italian sounding?
- ICQRF, l’ispettorato antifrode del Ministero dell’agricoltura, interviene come autorità competente per la tutela delle indicazioni geografiche anche all’estero, collabora con le autorità di controllo di altri Paesi e segnala le inserzioni ai siti di commercio online, con cui ha accordi: eBay dal 2014, Alibaba dal 2016, Amazon dal 2021. Nel 2024 ha fatto 754 interventi all’estero e sul web, secondo il suo rapporto annuale. Tra i casi citati nel rapporto, senza anno, ci sono container di “parmesan cheese” australiano venduti all’ingrosso su internet e salumi che usurpavano la DOP Prosciutto di Parma in sette supermercati di Malta. Da marzo 2026 l’accordo con Alibaba copre tutte le indicazioni geografiche italiane.
- I consorzi di tutela fanno cause e segnalazioni. Il Consorzio del Parmigiano Reggiano stima il giro d’affari del “falso Parmesan” fuori dall’UE in oltre 2 miliardi di euro, circa 200.000 tonnellate, tre volte il Parmigiano Reggiano esportato (stima del Consorzio, 2025).
- ICE, l’agenzia per il commercio estero, dal 2015 ha firmato più di 200 accordi con catene di supermercati e negozi online di tutto il mondo per promuovere i prodotti italiani autentici.
- Gli accordi commerciali dell’UE proteggono una parte dei nomi italiani, tra gli altri in Canada, Cina, Giappone, Mercosur (in via provvisoria) e Nuova Zelanda; Messico e Australia si aggiungeranno quando gli accordi entreranno in vigore.
Come segnalare un prodotto sospetto dall’estero
- Desk anticontraffazione dei Carabinieri per la tutela agroalimentare, sul sito del Ministero dell’agricoltura: anche i consumatori possono mandare una “scheda anticontraffazione”, indicando dove hanno trovato il prodotto, il Paese, e allegando fino a tre foto. Il modulo è pensato per i prodotti contraffatti o che usano nomi protetti.
- Il consorzio di tutela del prodotto imitato: il Consorzio del Prosecco DOC, per esempio, invita a segnalare i casi di contraffazione con un modulo online sul suo sito.
- Le autorità dei consumatori del Paese dove vivi: in Belgio si segnala all’Ispezione economica del SPF Economie tramite ConsumerConnect; in Inghilterra e Galles a Citizens Advice (0808 223 1133), che può passare la segnalazione ai Trading Standards. In Scozia c’è Advice Direct Scotland (0808 164 6000), in Irlanda del Nord Consumerline (0300 123 6262).
Dove trovare i prodotti italiani all’estero
Non abbiamo trovato un elenco ufficiale di negozi italiani all’estero. Le Camere di commercio italiane all’estero e gli uffici ICE lavorano soprattutto per le imprese, ma sono il riferimento per chi importa o vende prodotti italiani: li trovi nella directory tra le istituzioni, per esempio a Londra, Bruxelles e New York. Quanto costa vivere e fare la spesa in città lo trovi nelle nostre guide, come Vivere a Londra e Vivere a Bruxelles.
E dei piatti “italiani” nati all’estero, dagli spaghetti con le polpette alla pizza Hawaii, parliamo nell’articolo sulle ricette “italiane” che in Italia non esistono.
Domande frequenti
L’Italian sounding è illegale?
Dipende da dove. Nell’Unione europea è vietato evocare una DOP o un’IGP, anche con immagini o con la vera origine in etichetta, e in Italia dal 29 maggio 2026 c’è un reato specifico per chi commercia alimenti con segni che sa essere falsi o ingannevoli sull’origine. Fuori dall’UE molti nomi italiani sono legali, come il “Parmesan” negli Stati Uniti, salvo che la legge locale o un accordo commerciale li proteggano.
Il Parmesan è Parmigiano Reggiano?
Nell’UE “parmesan” si può usare solo per il Parmigiano Reggiano DOP: lo ha stabilito la Corte di giustizia nel 2008. Negli Stati Uniti invece il Parmesan è un formaggio di latte vaccino stagionato almeno 10 mesi, con altre caratteristiche fissate dalla FDA, fatto ovunque.
“Made in Italy” vuol dire che le materie prime sono italiane?
No. Indica il Paese dell’ultima trasformazione sostanziale, secondo il Codice doganale dell’Unione. Nell’UE, se l’ingrediente principale viene da un altro Paese, il produttore deve dirlo.
Il codice a barre che inizia con 80 garantisce un prodotto italiano?
No. I prefissi da 800 a 839 indicano che l’azienda ha avuto il codice da GS1 Italy, non dove è fatto il prodotto.
Quanto vale l’Italian sounding?
Le cifre più citate vanno da 42 miliardi di euro (Coldiretti, solo prodotti fatti negli Stati Uniti più prodotti con materie prime estere) a 100 miliardi (Italian sounding e contraffazione insieme): misurano cose diverse. La stima di The European House-Ambrosetti presentata a giugno 2025 è di 69 miliardi nel mondo.
Il Prosecco australiano è legale?
In Australia sì: lì Prosecco è anche il nome di un vitigno. Con l’accordo UE-Australia concluso nel 2026 e non ancora in vigore, potrà restare in etichetta sul mercato australiano, ma dovrà sparire dai vini esportati 10 anni dopo l’entrata in vigore del nuovo accordo sul vino.
Dove segnalo un prodotto sospetto trovato all’estero?
Al Desk anticontraffazione dei Carabinieri sul sito del Ministero dell’agricoltura, al consorzio di tutela del prodotto e alle autorità dei consumatori del Paese dove vivi, come ConsumerConnect in Belgio o Citizens Advice in Inghilterra e Galles.
Fonti
Pagine consultate il 24 ottobre 2026.
- Definizioni e leggi italiane: Codice della proprietà industriale, art. 145; legge 21 aprile 2026, n. 75; legge 24 dicembre 2003, n. 350, art. 4; legge 27 dicembre 2023, n. 206, art. 34 e art. 41; MIMIT, Tutela del made in Italy
- Stime: The European House-Ambrosetti, Italian Sounding: quanto vale (2022); Qualivita, un danno da 63 miliardi (2024); WineNews, dazi USA e Italian sounding (2025); Coldiretti, Fancy Food 2026; Assocamerestero, indagine sui prodotti Italian sounding; Pagella Politica, Non sappiamo quanto valga l’Italian sounding (2021); ISMEA, agroalimentare 2024; CREA, export agroalimentare 2025 (2026)
- Unione europea: regolamento (UE) 2024/1143, regolamento (UE) 1169/2011, regolamento di esecuzione (UE) 2018/775; Comunicazione della Commissione sull’ingrediente primario (2020); Corte di giustizia, sentenze C-87/97 Cambozola, C-132/05 Parmesan, C-614/17 Queso Manchego, C-432/18 Aceto Balsamico di Modena; Oberster Gerichtshof, 4 Ob 25/01g, Cambozola (2001); Lebensmittel Zeitung, Balsamico-Streit beendet (2025); High Court of England and Wales, Nosecco (2020)
- Stati Uniti: Code of Federal Regulations, 21 CFR 133.165, Parmesan e parte 133; Federal Register, proposta di revoca di 18 standard (2025); USTR, 2026 Special 301 Report; Dissapore, Asiago DOP negli Stati Uniti (2026)
- Canada: Global Affairs Canada, CETA, capitolo 20; Consorzio del Prosciutto di Parma, comunicato ripreso da Perishable News, The Prosciutto di Parma name is back in Canada (2017); The Globe and Mail, trademark dispute (2017)
- Mercosur e Brasile: Commissione europea, EU-Mercosur Interim Trade Agreement (2026) e testo dell’accordo, COM(2025) 338; Parlamento europeo, studio sull’accordo UE-Mercosur (2025); Ministério da Agricultura, Portaria 353/1997 e Instrução Normativa 4/2000; Consorzio Prosecco DOC, Brasile (2025)
- Australia, Giappone, Messico, Nuova Zelanda, Singapore: DFAT, Prosecco, formaggi e elenco delle indicazioni (2026); Allens, Feta, ouzo, Glera (2026); USDA, MAFF Approves 70 EU-Proposed GIs (2017, copia d’archivio); Consiglio dell’UE, accordo UE-Messico, indicazioni geografiche (2025); Commissione europea, accordo UE-Nuova Zelanda e scheda sull’agricoltura; High Court of Singapore, [[2023] SGHC 77](https://www.elitigation.sg/gd/s/2023_SGHC_77)
- Russia: The Moscow Times, Russian cheese king to Italy (2021) e Bolstered by sanctions (2019)
- Riconoscere i prodotti: Commissione europea, indicazioni geografiche e regimi di qualità e registro eAmbrosia; Fondazione Qualivita, Osservatorio Italia; Agenzia delle Dogane, origine non preferenziale; Gazzetta Ufficiale, decreto del 26 dicembre 2025 sull’origine in etichetta e decreto del 26 luglio 2017 sulla pasta, art. 6; Camera di commercio di Torino, guida all’etichetta della pasta; GS1, prefissi aziendali; GS1 Italy, codice a barre; GOV.UK, logo delle indicazioni geografiche e schemi britannici; Consorzio Parmigiano Reggiano, contrassegni e marchi e domande frequenti; Consorzio Grana Padano, how to recognise the branding; Consorzio del Prosciutto di Parma, scheda del prodotto (2025); Consorzio Prosecco DOC, riconoscere il Prosecco DOC
- Chi combatte e dove segnalare: ICQRF, Report attività 2024 e Report attività 2025; MASAF, accordo con eBay (2025) e accordo con Alibaba (2026); Consorzio Parmigiano Reggiano, segnalazioni ad Anuga 2025; ICE, grande distribuzione; ICE, accordo UE-Cina sulle indicazioni geografiche (2020); MASAF, Desk anticontraffazione; ConsumerConnect, signalez une infraction; GOV.UK, consumer protection rights
Ultimo aggiornamento: ottobre 2026
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