I prodotti italiani che mancano all’estero: perché, cosa portare e dove trovarli

Perché all'estero mancano mozzarella, salumi o Kinder, cosa puoi portare in valigia Paese per Paese, dove trovare i prodotti italiani e come sostituirli.

Una classifica seria dei prodotti italiani che mancano di più a chi vive all’estero non l’abbiamo trovata: l’unico sondaggio con un metodo dichiarato, tra quelli che abbiamo letto, l’ha fatto un negozio online, su un elenco chiuso di sette voci. Quello che le fonti permettono di dire è un’altra cosa. Nel 2025 tre quarti dell’export agroalimentare italiano sono andati in Europa, mentre prodotti freschi, formaggi a latte crudo, salumi e alcuni dolci incontrano regole sanitarie, dazi e distanze che li rendono rari o cari, soprattutto fuori dall’Unione europea.

Qui trovi perché succede, cosa puoi portare in valigia Paese per Paese (in Gran Bretagna, dal 12 aprile 2025, né salumi né formaggi dall’UE), come farti spedire un pacco, dove comprarli e come sostituire quelli che non trovi.

In breve

  • Cosa manca di più: non abbiamo trovato sondaggi seri sui prodotti. Quello di un negozio online (Vico Food Box, 2026), su sette voci scelte da loro, mette in testa le cene in famiglia (29,2% dei voti) e il clima; la pizza, unico cibo dell’elenco, è quarta.
  • Perché alcuni prodotti mancano: freschi che durano poco; formaggi a latte crudo poco stagionati (Stati Uniti, Australia); Prosciutto di Parma bloccato per la peste suina africana in alcuni Paesi asiatici e in Messico (stato nel 2026 non verificato); dazi e quote (Stati Uniti, Canada); controlli dopo la Brexit.
  • In valigia: nell’UE carne e formaggi per uso personale sì, in Svizzera con limiti; in Gran Bretagna no; negli Stati Uniti formaggi solidi sì, prosciutto e salame no; in Canada niente salumi; in Australia il governo chiede di non portarli e, se li porti, di dichiararli.
  • Dove trovarli: Eataly (a Londra, Parigi, Monaco, Stoccolma, Toronto, Dubai, negli Stati Uniti; non in Belgio, Spagna, Svizzera e Australia), linee italiane dei supermercati, negozi online.
  • Sostituti: per le farine c’è una tabella di corrispondenze, frutto di un nostro calcolo.
  • Dati: regole controllate il 25 ottobre 2026; quelle del Dipartimento dell’agricoltura USA e del governo australiano su copie d’archivio delle pagine ufficiali (settembre e ottobre 2026; formaggi a latte crudo in Australia: maggio 2026). Elenco ENAC degli aeroporti con liquidi oltre 100 ml: 5 agosto 2025. Chiusure per la peste suina e dazi USA nel 2026: non verificati.
  • Cambio: le cifre in euro sono arrotondate e calcolate con il cambio di riferimento BCE del 23 ottobre 2026: 1 euro = 1,1193 dollari USA, 0,8373 sterline, 0,9227 franchi svizzeri, 1,5665 dollari canadesi, 1,5939 dollari australiani.

Cosa manca di più a chi vive all’estero?

Tra il 26 marzo e il 2 aprile 2026 Vico Food Box, un negozio online che spedisce prodotti alimentari italiani in Europa, ha chiesto agli italiani che vivono in Europa cosa manca loro di più. Le risposte valide sono state 328, ognuna con un massimo di tre scelte da un elenco di sette voci, e le percentuali sono calcolate sui 687 voti, non sulle persone: cene in famiglia 29,2%, clima 26%, bidet 19,1%, pizza 15,3%, TV italiana 4,6%, moka 3,2%, ritmo di lavoro 2,5%. Lo stesso promotore scrive che “non è una ricerca accademica”, e vende cibo italiano: è una curiosità, non una statistica.

Altri indizi vengono dai venditori. A gennaio 2025 un articolo di Gente d’Italia, con le voci dei responsabili di tre negozi online (MammaPack, Vico Food Box e Conviene), scriveva che i loro clienti italiani in Europa ordinano soprattutto biscotti, poi passate di pomodoro e pasta, e al terzo posto i Fonzies. Il cofondatore di MammaPack aggiungeva che il caffè è una questione regionale: “I pugliesi richiedono il caffè Quarta, i calabresi vogliono il caffè Guglielmo di Catanzaro”. Sono dichiarazioni, senza dati di vendita.

Gli studi accademici sono qualitativi. In uno studio sugli italiani a Londra (Journal of Material Culture, 2017; ricerca sul campo tra il 2009 e il 2012, con un seguito nel 2014), Sara Marino riporta un artista napoletano che, per spiegare la varietà del cibo italiano, cita la soppressata e la mozzarella di bufala, e un lavapiatti milanese che usa la double cream al posto della panna da cucina, il cheddar al posto della mozzarella “perché fonde allo stesso modo” e il chorizo al posto del salame, “che costa parecchio”.

Sondaggi di Coldiretti, Nomisma, YouGov o Ipsos su questo tema non li abbiamo trovati, e nelle sintesi del Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes non ci sono dati sul cibo. Per questo, invece di una classifica, qui trovi i prodotti per gruppi: quelli che arrivano, quelli difficili da trovare e quelli che non puoi portare.

Quali prodotti italiani arrivano davvero all’estero?

Nel 2025 l’Italia ha esportato prodotti agroalimentari per 70,9 miliardi di euro, il 5,2% in più dell’anno prima, secondo l’Osservatorio economico del Ministero degli Esteri su dati ISTAT. Il 74% è andato in Europa, il 14% nelle Americhe, il 10% in Asia e Oceania.

Primi mercatiExport 2025Rispetto al 2024
Germania10,9 miliardi+5,5%
Francia7,8 miliardi+6,1%
Stati Uniti7,4 miliardi−4,5%
Regno Unito4,8 miliardi+2,9%
Spagna3,2 miliardi+12,3%

Le voci più grandi sono le bevande (12 miliardi), la frutta (9,6), pasta, riso e prodotti da forno (9,3), carne e pesce (8), latte e formaggi (6,6), olio e condimenti (6,4).

Anche un prodotto fresco come la Mozzarella di Bufala Campana DOP viaggia molto, ma resta vicino: nel 2025 il 36% è andato all’estero, e Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna ne hanno preso più del 60%, secondo il Consorzio di tutela. Gli Stati Uniti sono invece il primo mercato estero del Parmigiano Reggiano: il 22,5% dell’export, oltre 16.000 tonnellate nel 2024 (Consorzio, 2025).

Perché alcuni prodotti all’estero non ci sono o costano di più?

I motivi documentati sono la freschezza, le regole sanitarie su formaggi e salumi, le norme sui dolci con sorpresa, i dazi e i controlli alla frontiera. In sintesi:

PaeseCosa rende difficili alcuni prodotti italiani
Stati UnitiMozzarella solo con ingredienti pastorizzati; stagionature minime per alcuni formaggi a latte crudo; uova con sorpresa vietate; dazio sul Parmigiano
CanadaQuota annua per i formaggi europei, dazio del 245,5% fuori quota; ad aprile 2024 blocco di almeno 15 stabilimenti di Prosciutto di Parma per la peste suina africana, riaperto con un accordo a ottobre 2024 (secondo ASSICA)
AustraliaFormaggi a latte crudo solo con un certificato riconosciuto: nessuno italiano
Cina, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, MessicoChiusure al Prosciutto di Parma per la peste suina africana (prima di aprile 2024; stato nel 2026 non verificato)
Regno UnitoControlli alla frontiera e tasse di controllo sui prodotti animali europei dal 2024

Prodotti freschi: la mozzarella di bufala

La scheda tecnica di un produttore di Mozzarella di Bufala Campana DOP (2019) indica una durata di 21 giorni dalla produzione; il presidente del Consorzio, nel 2017, parlava di 25. Nella stessa intervista spiegava che Francia, Germania e Svizzera si raggiungono in 24-48 ore, New York o la Cina in almeno quattro giorni più 4-5 di dogana e quarantena, “ma è evidente che non ha la stessa freschezza”.

Formaggi a latte crudo: Stati Uniti e Australia

Negli Stati Uniti le regole stanno negli standard federali dei singoli formaggi. La mozzarella deve avere ingredienti lattiero-caseari pastorizzati; i formaggi molli a maturazione (“soft ripened”) di latte non pastorizzato devono stagionare almeno 60 giorni, e anche gli erborinati devono avere almeno 60 giorni; il Parmesan stagiona almeno 10 mesi e il latte “può essere” pastorizzato. Secondo la nostra lettura di queste norme, restano fuori i formaggi a latte crudo freschi o poco stagionati, non quelli lunghi come i grana; un elenco ufficiale dei formaggi italiani esclusi non l’abbiamo trovato.

In Australia il formaggio a latte crudo entra solo con un certificato di un governo straniero riconosciuto. Ce l’hanno la Francia (Roquefort e Ossau-Iraty) e il Regno Unito (12 formaggi), nessun formaggio italiano. Non contano come latte crudo, tra gli altri, i formaggi a cagliata cotta ad almeno 48 °C con meno del 39% di umidità dopo almeno 120 giorni di stagionatura ad almeno 10 °C: per nostra deduzione ci rientrano i grana stagionati, ma per un prodotto preciso fa fede il sistema BICON del governo australiano (pagina aggiornata a luglio 2025, letta su una copia d’archivio di maggio 2026).

Salumi: divieti storici e peste suina africana

Negli Stati Uniti i salumi italiani sono stati vietati dalla fine degli anni Sessanta, dopo un’epidemia di peste suina in Italia (dal 1967 secondo NPR; altre fonti indicano il 1968). Il Prosciutto di Parma è tornato nel 1989, la mortadella nel 2000, e dal 2013, con il riconoscimento di Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e delle province di Trento e Bolzano come indenni dalla malattia vescicolare dei suini, possono entrare, scriveva NPR, centinaia di salumi artigianali da stabilimenti approvati.

L’emergenza della peste suina africana in Italia va avanti dal 2022. Prima di aprile 2024 Cina, Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Messico avevano chiuso le porte al Prosciutto di Parma, e ad aprile 2024 il Canada ha fermato almeno 15 stabilimenti che lo producono, mentre l’export verso Stati Uniti e Australia continuava (Panorama). A ottobre 2024, secondo l’associazione dei produttori ASSICA, un nuovo accordo ha riaperto l’export verso il Canada anche dalle zone sotto restrizione, e nello stesso periodo il Ministero della Salute ha dato chiarimenti per semplificare le esportazioni negli Stati Uniti da quelle zone. A che punto siano queste chiusure a ottobre 2026 non siamo riusciti a verificarlo.

Dolci con sorpresa: il Kinder negli Stati Uniti

La legge federale americana considera “adulterato” un dolce con dentro, in tutto o in parte, un oggetto non nutritivo (come un giocattolo), salvo eccezioni riconosciute dalla FDA: per questo il Kinder Sorpresa negli Stati Uniti è vietato. La dogana ha contato più di 3.176 sequestri tra il 2010 e l’aprile 2013, e a marzo 2026, prima di Pasqua, ha ricordato che le uova con sorpresa non si possono importare; nell’elenco FDA delle ditte fermate alla frontiera c’è anche un’azienda italiana di uova di Pasqua. Il Kinder Joy, con crema e giocattolo in due metà sigillate separate, è invece in regola (Fortune, 2017).

Dazi e quote: Stati Uniti e Canada

Il Parmigiano Reggiano negli Stati Uniti paga un dazio del 15% dagli anni Sessanta (con un aumento dal 2019 al marzo 2021). Ad aprile 2025 è salito al 25%, e il 2 agosto 2025 il Consorzio dava per quasi certo il ritorno, dal 7 agosto, a un 15% “tutto compreso” (lo stato a ottobre 2026 non l’abbiamo verificato). Ad aprile 2025 il Consorzio scriveva che un 24 mesi venduto in Italia “a circa 15 €/kg”, senza dire se all’ingrosso o al dettaglio, negli Stati Uniti arrivava sugli scaffali a circa 50 dollari al chilo (44 euro al cambio usato dal Consorzio), più del doppio dei parmesan locali. È un dato di parte: il comunicato era contro i dazi.

In Canada, con l’accordo UE-Canada (CETA), dal 2022 la quota di formaggi europei a dazio quasi zero è di 16.000 tonnellate l’anno; fuori quota il dazio è del 245,5%. Nel 2024 l’UE ha contestato la gestione della quota, che il Canada ritiene in regola.

Regno Unito: i controlli dopo la Brexit

Dal 30 aprile 2024 i prodotti animali europei “a medio rischio”, tra cui carni e formaggi a latte crudo, hanno controlli documentali e fisici a campione, e al posto di controllo di Sevington, per le merci da Dover e dall’Eurotunnel, si pagano 29 sterline per riga di merce (circa 35 euro), fino a 145 (circa 175 euro). Nel 2024 l’assicurazione Allianz stimava fino a 2 miliardi di sterline (circa 2,4 miliardi di euro) di costi per chi importa cibo europeo.

Un accordo sanitario e fitosanitario tra UE e Regno Unito, che per il governo britannico serve a rendere più semplici ed economici gli scambi agroalimentari con l’Unione, il suo primo mercato, al 25 ottobre 2026 non è firmato: a novembre 2025 il governo sperava di averlo in vigore entro il 2027, e il 22 ottobre 2026 ha detto alla Camera dei Comuni che i negoziati sono “nelle fasi finali”. Se cambierà anche le regole per i viaggiatori, le fonti non lo dicono.

Cosa puoi portare in valigia?

Le regole su carne e latticini cambiano molto da un Paese all’altro. Ecco la situazione a ottobre 2026 per il bagaglio personale, arrivando dall’Italia:

DestinazioneSalumi e carneFormaggi e latticiniDa sapere
Paesi UE, Norvegia, Islanda, Liechtenstein, Andorra, San MarinoSì, per uso personaleSì, per uso personaleIn caso di epidemie animali ci possono essere limiti
SvizzeraFino a 1 kg a persona al giornoFormaggi senza limite proprio; burro e panna fino a 1 kgOlio fino a 5 litri; sopra 150 franchi (circa 160 euro) di merce a persona al giorno si paga l’IVA su tutto il valore
Gran BretagnaNo (pollame sì)NoDal 12 aprile 2025, anche sottovuoto o comprati al duty free
Stati UnitiNo a prosciutto e salame dall’Italia; sì a carne disossata in confezione commerciale sigillata, cotta dopo il confezionamento e stabile senza frigoSì ai formaggi solidi, duri o molli, da qualsiasi Paese; no a ricotta, formaggi che colano o con carneDichiara sempre tutto
CanadaNo a carne fresca, secca o stagionata; sì a carne cotta in contenitore sigillato, portata di personaSì ai formaggi pastorizzati; a latte crudo solo da Paesi indenni da certe malattieFino a 20 kg per tipo di prodotto
AustraliaIl governo chiede di non portarliIl governo chiede di non portarliSe li porti, vanno dichiarati

Qualche dettaglio in più:

  • Unione europea: le stesse regole valgono, scrive la Commissione europea, anche quando ordini online o ti fai spedire per posta.
  • Svizzera: oltre 1 kg di carne si pagano 17 franchi al chilo (circa 18 euro) fino a 10 kg. La soglia IVA di 150 franchi vale dal 1° gennaio 2025. I prodotti animali si possono importare solo da UE, Islanda, Irlanda del Nord e Norvegia.
  • Gran Bretagna: il divieto, deciso per l’afta epizootica in alcuni Paesi europei, riguarda carne di bovino, ovino, caprino e suino, selvaggina come il cervo e tutti i latticini, panini compresi, e vale anche arrivando da Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein (non da Irlanda del Nord, Jersey, Guernsey e Isola di Man). Si possono portare pesce, pollame, uova, miele, pane, biscotti, cioccolato (non quello con molti latticini non lavorati) e pasta non ripiena di carne. Chi non dichiara i prodotti vietati rischia in Inghilterra una multa fino a 5.000 sterline (circa 6.000 euro). A luglio 2026 il governo ha confermato il divieto, citando nuovi focolai a Cipro e in Grecia. Ne parliamo anche nella guida Vivere a Londra.
  • Stati Uniti: il Dipartimento dell’agricoltura scrive che prosciutto e salame da zone di Francia, Germania, Italia e Spagna “non possono essere portati dai viaggiatori”. Chi dichiara tutto non ha sanzioni; i prodotti vietati non dichiarati vengono sequestrati, con una multa di 300 dollari (circa 270 euro) la prima volta e fino a 500 (circa 450 euro) la seconda, secondo la dogana.
  • Canada: la carne non può arrivare per posta o corriere. Per i formaggi a latte crudo i Paesi ammessi sono sul sistema AIRS dell’agenzia canadese. Chi non dichiara rischia una multa fino a 1.300 dollari canadesi (circa 830 euro).
  • Australia: chi dichiara con sincerità, o butta i prodotti prima dei controlli, non è sanzionato; chi non rispetta le regole, secondo la pagina del governo per gli studenti stranieri, rischia una multa fino a 7.280 dollari australiani (circa 4.600 euro) e la cancellazione del visto. Per un prodotto preciso, alcuni formaggi confezionati compresi, fa fede il sistema BICON del governo australiano.

Liquidi in cabina: olio, vino, pesto e creme

Nel bagaglio a mano i liquidi vanno in contenitori fino a 100 ml, in un sacchetto trasparente richiudibile da un litro. Per l’ENAC contano come liquidi anche creme, oli, “sostanze in pasta” e “miscele di liquidi e solidi”, con un limite di “100 millilitri o equivalente (es. 100 grammi)”: quindi l’olio, che è citato, e per analogia sughi, pesto, miele e sottoli. I formaggi molli non sono citati: per analogia con le creme conviene trattarli come liquidi, mentre parmigiano e pecorino stagionati sono solidi.

Alcuni aeroporti con scanner di nuova generazione accettano contenitori più grandi: l’ultimo elenco ufficiale dell’ENAC, del 5 agosto 2025, indicava Fiumicino (tranne i voli per Stati Uniti e Israele), Linate e Malpensa Terminal 1 (fino a 2 litri per contenitore), Bologna e, solo per il fast track, Torino. Nel Regno Unito dipende dall’aeroporto. Per olio e vino la stiva resta la scelta sicura; quelli del duty free viaggiano in cabina nel sacchetto sigillato con lo scontrino.

Alcol: quanto puoi portare

  • Tra Paesi UE: nessuna tassa in più per uso personale; sopra 10 litri di superalcolici, 90 di vino (al massimo 60 di spumante) o 110 di birra la dogana può chiederti di dimostrare che sono per te.
  • Gran Bretagna: 18 litri di vino e 42 di birra o sidro, più 4 litri oltre il 22% oppure 9 litri fino al 22%.
  • Svizzera (dai 17 anni): 5 litri fino al 18% e 1 litro oltre il 18%, per persona al giorno.
  • Canada (per chi vive in Canada e rientra dopo almeno 48 ore all’estero, con l’età minima della provincia, 18 o 19 anni): una sola voce tra 1,5 litri di vino, 1,14 di liquore o 8,5 di birra. Le quantità per i visitatori non le abbiamo controllate.
  • Australia (dai 18 anni): 2,25 litri.
  • Stati Uniti: franchigia non verificata; controlla sul sito della dogana (CBP) prima di partire.

Farsi spedire un pacco dall’Italia

Per la posta e i pacchetti Minibox verso l’estero, Poste Italiane non accetta “prodotti alimentari deperibili, o beni a temperatura controllata”, e tra le merci che tratta come pericolose elenca i “liquidi di qualsiasi genere”. Dal 1° gennaio 2026 Raccomandata e Assicurata internazionale servono solo per i documenti. Dentro l’UE, per carne e latticini, valgono le regole del bagaglio. Fuori dall’UE:

  • Regno Unito: l’IVA si paga su tutte le merci tranne i regali da 39 sterline (circa 47 euro) o meno; il dazio, per le merci senza accise, oltre le 135 sterline (circa 160 euro); sull’alcol l’accisa si paga sempre, anche se è un regalo. Una regola ufficiale su carne e latticini spediti per posta dall’UE non l’abbiamo trovata.
  • Svizzera: regali esenti fino a 100 franchi (circa 110 euro), tabacco e alcolici esclusi, con la scritta “regalo” ben visibile; per gli altri pacchi di cibo (IVA al 2,6%) l’IVA non si riscuote se non supera i 5 franchi, cioè fino a 193 franchi (circa 210 euro) di base di calcolo, spedizione compresa.
  • Canada: regali esenti fino a 60 dollari canadesi (circa 38 euro) ciascuno, senza tabacco né alcolici; niente carne.
  • Australia: invii esenti da dazio fino a 1.000 dollari australiani (circa 630 euro), tranne tabacco e alcolici; anche la posta passa i controlli di biosicurezza.

Stati Uniti: regole in movimento

Dal 29 agosto 2025, per ordine presidenziale, gli Stati Uniti non esentano più dai dazi le spedizioni sotto gli 800 dollari (circa 715 euro), da nessun Paese; nel 2026 la dogana ha messo la regola nei suoi regolamenti (per la posta dal 24 luglio 2026). Una legge del luglio 2025 abolisce l’esenzione in modo definitivo dal 1° luglio 2027. Restano esenti i regali tra privati fino a 100 dollari (circa 90 euro) al giorno per destinatario, senza alcolici, tabacco e profumi con alcol oltre i 5 dollari.

Poste Italiane, dopo lo stop di fine agosto 2025, spedisce merci negli Stati Uniti con il Servizio Gestione Dazi (dal 23 febbraio 2026 anche allo sportello): il mittente paga in anticipo i dazi (secondo Poste, per le merci di origine UE, dazi aggiuntivi dal 10 al 12,5% del valore, più gli eventuali dazi ordinari del prodotto) e 1,22 euro di commissione, anche per i regali. Se per un regalo sotto i 100 dollari il dazio sia zero non siamo riusciti a verificarlo.

Per il Dipartimento dell’agricoltura il cibo spedito per posta conta come spedizione commerciale: prosciutto e salame possono entrare solo con le certificazioni e i documenti richiesti alle importazioni commerciali, che, per nostra deduzione, un pacco tra privati di solito non ha. La FDA chiede una notifica preventiva (Prior Notice) per il cibo spedito, tranne quello fatto in casa e regalato da un privato. Il 22 ottobre 2026 la dogana ha rinviato al 20 gennaio 2027 l’obbligo di dichiarazione formale per il cibo e le altre merci controllate da altre agenzie spedite per posta.

Dove trovare i prodotti italiani all’estero

Eataly nel mondo

A ottobre 2026, secondo i siti di Eataly, i negozi fuori dall’Italia sono questi:

PaeseDove
Stati Uniti13 negozi, tra cui tre a New York, Chicago, Boston, Los Angeles, Las Vegas e Dallas; più 4 Eataly Caffè a New York
CanadaToronto (Yorkville e Sherway Gardens)
Regno UnitoLondra, 135 Bishopsgate
FranciaParigi, nel Marais
GermaniaMonaco di Baviera
SveziaStoccolma
Paesi BassiSolo all’aeroporto di Schiphol: un ristorante aperto a luglio 2025 nell’area partenze dei voli europei
TurchiaIstanbul
Emirati Arabi UnitiDubai (quattro sedi) e Abu Dhabi
Altri Paesi del GolfoArabia Saudita, Kuwait, Qatar, Bahrein
LibanoBeirut
Giappone5 negozi
Corea del SudPresente, città non verificata

Negli elenchi ufficiali non abbiamo trovato Eataly in Belgio, Spagna, Svizzera, Australia e Argentina. Il negozio di San Paolo, in Brasile, compare ancora sul sito americano ma non su quello italiano, e secondo la stampa brasiliana (febbraio 2025) la società locale ha perso il diritto di usare il marchio Eataly: per questo non lo indichiamo come aperto. Il sito eataly.it spedisce solo in Italia; negli Stati Uniti c’è un negozio online separato. Tra le città con un Eataly ci sono Londra, Parigi, Monaco di Baviera, Stoccolma, New York, Toronto e Dubai.

Supermercati e negozi online

  • Lidl ha una marca propria per i prodotti italiani, Italiamo, che Lidl Stati Uniti presenta come “la nostra linea esclusiva di prodotti importati dall’Italia”.
  • Aldi nel Regno Unito ha la linea Cucina, che definisce “ispirata all’Italia”: non vuol dire fatta in Italia.
  • Esselunga all’estero non ha negozi; Conad ha 34 negozi tra Albania e Kosovo (L’Express Franchise, 2026).
  • Online: diversi negozi italiani spediscono la spesa in Europa (secondo Gente d’Italia quelli del settore, come MammaPack, Vico Food Box e Conviene citati sopra, vendono solo in Europa); Tannico, per il vino, a ottobre 2026 spedisce fuori dall’Italia in 19 Paesi e territori, tra cui Francia, Svizzera, Regno Unito, Germania, Stati Uniti, Belgio, Spagna, Paesi Bassi, Svezia e Giappone. Fuori dall’UE possono aggiungersi IVA e dazi del Paese di arrivo.

Ristoranti, gastronomie e comunità

Nel 2022 Unioncamere e Isnart contavano 72.000 ristoranti e pizzerie gestiti da italiani all’estero, senza indicare la fonte originale del dato. Il marchio Ospitalità Italiana, delle Camere di commercio, certifica ristoranti, pizzerie e gelaterie italiane all’estero che rispettano standard di qualità: nel 2022 erano più di 2.200 imprese in 60 Paesi, e sul sito ospitalita-italiana.com si cercano per continente, tipo e città.

Nella guida Vivere a Londra trovi due gastronomie italiane storiche della città. E per chiedere consiglio a chi vive già lì, nella nostra directory trovi le associazioni e i gruppi di italiani a Bruxelles e quelli di Dubai, tra cui il Dubai Hub for Made in Italy.

Come sostituire quelli che non trovi?

Farine: a cosa corrisponde la 00

In Italia i tipi di farina di grano tenero li fissa il DPR 187 del 2001, con un massimo di ceneri (i minerali) e un minimo di proteine, su cento parti di sostanza secca: la 00 ha al massimo 0,55% di ceneri e almeno 9% di proteine, la 0 0,65% e 11%, la 1 0,80% e 12%, la 2 0,95% e 12%. “Manitoba” e la forza “W” nel decreto non compaiono: sono termini commerciali.

All’estero i sistemi sono diversi. In Francia il tipo indica un intervallo di ceneri: T45 fino a 0,50% (soprattutto pasticceria), T55 da 0,50 a 0,60%, T65 da 0,62 a 0,75% (pane tradizionale), poi T80, T110 e T150, via via più integrali. In Germania il numero (Type) dice quanti milligrammi di minerali ci sono in 100 grammi: la 405 è la farina da casa e da dolci, la 550 quella per pane chiaro, ciabatta e baguette. Negli Stati Uniti le norme federali della FDA definiscono la farina bianca (“flour”, detta anche “plain flour”) e alcune varianti (arricchita, integrale, autolievitante), ma non le classi per uso: “all-purpose” e “bread flour” sono nomi commerciali. Sono ammesse anche farine sbiancate (“bleached”). Nel Regno Unito una definizione legale di “plain” e “strong” non l’abbiamo trovata; in Scozia, dal 13 dicembre 2026, la farina di frumento non integrale dovrà contenere acido folico.

ItaliaFranciaGermania
00T45 o T55Type 405 o 550
0T55 o T65Type 550
1T65 o T80non verificato
2T80non verificato

La tabella è un nostro calcolo sulle sole ceneri, non una tabella ufficiale: l’Italia fissa un massimo, la Francia un intervallo, la Germania un valore medio. E il tipo misura i minerali, non le proteine: quelle le trovi nella tabella nutrizionale in etichetta.

Lievito, panna, guanciale, ricotta

  • Lievito: l’indicazione pratica più diffusa, non ufficiale, è che 25 g di lievito di birra fresco corrispondono a una bustina da 7 g di secco: segui la confezione.
  • Panna: nel Regno Unito i nomi sono fissati per legge, con un minimo di grassi: single cream 18%, whipping cream 35%, double cream 48%. Al posto della panna da cucina, confronta i grassi in etichetta.
  • Guanciale: secondo il disciplinare dell’Amatriciana tradizionale STG si ricava dalla guancia di suino pesante e stagiona almeno 30 giorni. Lo stesso disciplinare esclude la pancetta: un’amatriciana con pancetta o bacon non è “Amatriciana tradizionale”, anche se a casa tua decidi tu.
  • Ricotta e mascarpone: negli Stati Uniti non hanno uno standard federale, a differenza di mozzarella o Parmesan, quindi il nome non garantisce una ricetta. Nell’UE sono DOP la Ricotta Romana e la Ricotta di Bufala Campana.

E dei piatti “italiani” nati all’estero, dagli spaghetti con le polpette alla pizza Hawaii, parliamo nell’articolo sulle ricette “italiane” che in Italia non esistono.

Panettone e colomba lontano dall’Italia

Ogni anno a Natale il panettone viaggia molto: nel 2024 l’Italia ha esportato 13.468 tonnellate di panettoni e pandori, per 113 milioni di euro, in oltre 70 Paesi, secondo Unione Italiana Food citata da ItaliaOggi e dal Sole 24 Ore. Tra i primi mercati Francia (13,5%), Germania (11,9%), Svizzera (8,5%) e Regno Unito (7,8%); gli Stati Uniti hanno il 3,7% (se le quote siano in volume o in valore non è detto). Non tutti i panettoni che trovi all’estero sono italiani: secondo l’associazione industriale brasiliana Abimapi, nel 2024 il Brasile ne ha esportate 5.200 tonnellate, 3.200 negli Stati Uniti.

In Italia un decreto del 2005 stabilisce cosa può chiamarsi panettone: almeno il 16% di burro, tuorlo d’uovo almeno al 4%, almeno il 20% di uvetta e canditi, lievito naturale a pasta acida. La colomba, il dolce di Pasqua, vuole almeno il 16% di burro, il 15% di canditi e una decorazione con almeno il 2% di mandorle. Il decreto però non si applica ai prodotti fatti legalmente in altri Paesi UE, in Turchia o nei Paesi EFTA: per nostra deduzione, fuori dall’Italia il nome non garantisce queste ricette, e conviene leggere ingredienti (burro, non altri grassi) e origine.

Come riconoscere i prodotti DOP e IGP italiani

Per i cibi DOP e IGP prodotti nell’UE il simbolo europeo in etichetta è obbligatorio, e con le nuove regole UE il nome del produttore deve stare nello stesso campo visivo della denominazione (i prodotti etichettati prima del 14 maggio 2026 si possono vendere fino a esaurimento). Secondo il nostro conteggio sul registro europeo eAmbrosia (dati al 23 ottobre 2026), le indicazioni geografiche italiane registrate sono 891: 333 cibi, 522 vini e 36 bevande spiritose. Su eAmbrosia puoi cercare un nome e vedere se è protetto.

Come distinguere il Parmigiano Reggiano DOP da un “parmesan”, e perché “Made in Italy” e il codice a barre che inizia con 80 non bastano, lo spieghiamo nell’articolo sull’Italian sounding.

Domande frequenti

Posso portare formaggi e salumi italiani a Londra?

No. Dal 12 aprile 2025 chi arriva in Gran Bretagna dall’UE non può portare carne di bovino, ovino, caprino e suino, selvaggina come il cervo, né latticini, anche sottovuoto o comprati al duty free. Pesce, pollame, uova, miele, pasta non ripiena di carne, biscotti e cioccolato invece sì.

Posso portare il Parmigiano negli Stati Uniti?

Sì: i formaggi solidi, duri o molli, entrano da qualsiasi Paese, purché senza carne e non “liquidi” come la ricotta. Prosciutto e salame dall’Italia invece no. Dichiara sempre tutto: chi dichiara non ha sanzioni.

Perché negli Stati Uniti non si trova il Kinder Sorpresa?

Perché la legge federale considera “adulterato” un dolce con dentro un oggetto non nutritivo, come un giocattolo, salvo eccezioni riconosciute dalla FDA. Secondo la dogana, le uova con sorpresa non si possono importare. Il Kinder Joy, con crema e giocattolo separati, è in regola.

Posso farmi spedire cibo dall’Italia con Poste Italiane?

Con i servizi di posta e i Minibox, solo cibo non deperibile: Poste esclude gli alimenti deperibili o da tenere al fresco e i liquidi di qualsiasi genere. Verso gli Stati Uniti le merci passano dal Servizio Gestione Dazi: il mittente paga in anticipo i dazi (per le merci di origine UE anche quelli aggiuntivi dal 10 al 12,5%) più 1,22 euro di commissione.

In quali città c’è Eataly?

Negli Stati Uniti (13 negozi, tre a New York), a Toronto, Londra, Parigi, Monaco di Baviera, Stoccolma, Istanbul, Dubai, Abu Dhabi, Beirut, in Giappone, in Corea del Sud e nei Paesi del Golfo; nei Paesi Bassi solo all’aeroporto di Schiphol. Negli elenchi ufficiali non ci sono Belgio, Spagna, Svizzera, Australia e Argentina.

Che farina uso all’estero al posto della 00?

Confrontando solo le ceneri, secondo un nostro calcolo, la 00 corrisponde più o meno alla T45 o T55 francese e alla Type 405 o 550 tedesca. Negli Stati Uniti le norme federali non distinguono le farine per uso (all-purpose, bread flour), e nel Regno Unito non abbiamo trovato una definizione legale: guarda le proteine in etichetta.

Posso portare olio o vino nel bagaglio a mano?

Di regola solo in contenitori fino a 100 ml, in un sacchetto trasparente da un litro: l’olio conta come liquido, e per analogia anche sughi, pesto e miele. Alcuni aeroporti accettano di più: secondo l’ultimo elenco ENAC, dell’agosto 2025, Linate e Malpensa Terminal 1 fino a 2 litri per contenitore. Per olio e vino la stiva resta la scelta sicura.

Fonti

Pagine consultate il 25 ottobre 2026 (alcune, indicate, su copie dell’archivio web).

Ultimo aggiornamento: ottobre 2026

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