Doppia cittadinanza: quali Paesi la permettono agli italiani e quali no

L'Italia ammette la doppia cittadinanza, ma decide anche l'altro Paese: chi chiede di rinunciare, Paese per Paese, e come riaverla se l'hai persa.

Sì, puoi avere due cittadinanze, o anche più di due. Oggi l’Italia non toglie la cittadinanza a chi ne prende un’altra: la perdi solo se ci rinunci tu, con una dichiarazione formale. È così dal 16 agosto 1992 e, per chi si naturalizzava in alcuni Paesi europei, dal 4 giugno 2010. Quello che decide, quindi, è la legge dell’altro Paese. In Europa, tra i Paesi che abbiamo controllato, chiedono a un italiano che si naturalizza di rinunciare alla cittadinanza italiana Spagna, Austria, Paesi Bassi (con eccezioni), Croazia (salvo ai coniugi di croati), Slovenia, Estonia e Lituania. Fuori dall’Europa lo chiedono, tra gli altri, Singapore, Giappone, Cina ed Emirati Arabi Uniti; Stati Uniti (il giuramento contiene una rinuncia, che secondo il Consolato d’Italia a Boston non fa perdere quella italiana: vedi sotto), Canada, Australia, Argentina e Brasile no.

Qui trovi cosa dice la legge italiana, le tabelle Paese per Paese, cosa può fare chi ha perso la cittadinanza prima del 1992 o, in alcuni Paesi europei, fino al 2010, e cosa cambia nella vita di tutti i giorni quando i passaporti sono due.

In breve

  • Per l’Italia: oggi chi prende un’altra cittadinanza resta italiano (legge 91 del 1992, articolo 11); fino al 3 giugno 2010 poteva perderla chi si naturalizzava in alcuni Paesi europei, per la Convenzione di Strasburgo. Può rinunciarvi solo se vive all’estero, con una dichiarazione al consolato.
  • Chi chiede di rinunciare: in Europa Spagna, Austria, Paesi Bassi, Croazia, Slovenia, Estonia e Lituania, alcuni con eccezioni; fuori dall’Europa, tra gli altri, Singapore, Giappone, Cina, India, Messico ed Emirati (nella via ordinaria). Regno Unito, Svizzera, Germania, Francia, Belgio, Stati Uniti, Canada, Australia e Argentina no.
  • Giuramenti all’estero: quello di cittadinanza americano contiene una rinuncia, ma secondo il Consolato d’Italia a Boston chi è diventato americano dopo il 15 agosto 1992 ha conservato la cittadinanza italiana.
  • Chi l’ha persa: chi si è naturalizzato prima del 16 agosto 1992 ed è nato in Italia, o ci ha vissuto due anni di fila, può riaverla con una dichiarazione entro il 31 dicembre 2027. Chi l’ha persa dopo, per esempio per la Convenzione di Strasburgo fino al 2010, ha le strade ordinarie, che di solito chiedono di tornare a vivere in Italia.
  • Da doppio cittadino: per lo Stato italiano sei italiano e basta, con AIRE, voto per posta e passaporto. Ma dal 2025 un genitore con due cittadinanze non basta più, da solo, a trasmettere in automatico quella italiana ai figli nati all’estero che ne hanno un’altra.
  • Dati: leggi e pagine ufficiali controllate al 25 ottobre 2026; alcune pagine lette nelle copie dell’archivio web, tra cui la FAQ del Consolato di Boston (dicembre 2025) e la pagina della Farnesina (ottobre 2026); la pagina dell’Ambasciata a Nairobi è aggiornata ad aprile 2025; per alcuni Paesi la banca dati GLOBALCIT, con le leggi in vigore nel 2020 o nel 2022; cambi BCE del 23 ottobre 2026.

Queste sono informazioni generali, aggiornate a ottobre 2026, e non sono una consulenza legale. Le leggi sulla cittadinanza cambiano spesso e ogni Paese ha eccezioni che qui non possiamo elencare tutte: prima di chiedere una naturalizzazione, e soprattutto prima di firmare una rinuncia, chiedi al consolato italiano e alle autorità del Paese in cui vivi. I recapiti di ambasciate e consolati sono nella directory, per esempio a Madrid, Vienna, Berlino, New York, Boston, Buenos Aires, Singapore e Dubai. Per un parere sul tuo caso serve un avvocato: a Zurigo, per esempio, nella directory trovi un avvocato che parla italiano.

Cosa dice la legge italiana?

La regola sta in una riga, l’articolo 11 della legge 91 del 1992, mai modificato da allora: “Il cittadino che possiede, acquista o riacquista una cittadinanza straniera conserva quella italiana, ma può ad essa rinunciare qualora risieda o stabilisca la residenza all’estero”. Oggi l’Italia, quindi, non ti chiede di scegliere. La Farnesina aggiunge una riserva: la regola vale “salvo disposizioni di accordi internazionali”. È la porta da cui, fino al 2010, passava la Convenzione di Strasburgo (ne parliamo più sotto).

La rinuncia. Chi ha un’altra cittadinanza può rinunciare a quella italiana solo se vive all’estero, con una dichiarazione all’ufficio consolare: servono l’atto di nascita, il certificato di cittadinanza italiana, i documenti sull’altra cittadinanza e, se richiesti, quelli sulla residenza all’estero. Il contributo è di 250 euro. L’articolo 23 della legge stabilisce davanti a chi si rendono le dichiarazioni di rinuncia: l’ufficiale di stato civile del comune o, per chi vive all’estero, l’autorità diplomatica o consolare. Il punto conta quando un altro Paese ti fa giurare o dichiarare qualcosa davanti alle sue autorità. La nostra lettura dell’articolo 23 è che una rinuncia fatta solo lì non basti, per la legge italiana, a farti perdere la cittadinanza, ma nessuna fonte ufficiale lo scrive in generale. Per gli Stati Uniti la conclusione coincide con quella del Consolato d’Italia a Boston; per la Spagna e il Messico una risposta ufficiale non l’abbiamo trovata.

Gli altri casi di perdita. Lavorare per uno Stato straniero o fare il servizio militare per un altro Paese non fa perdere la cittadinanza da solo: succede solo se il Governo italiano ti intima di lasciare l’impiego o il servizio e tu non lo fai nel termine fissato (articolo 12). Nella legge, la perdita automatica legata a un’altra cittadinanza riguarda casi molto particolari: chi, durante una guerra con uno Stato estero, ne prende volontariamente la cittadinanza (la perde alla fine della guerra), e chi è diventato italiano con l’adozione, se l’adozione viene revocata per fatto suo e ha o riacquista un’altra cittadinanza (articolo 3). C’è poi la revoca per condanne per terrorismo o eversione (articolo 10-bis): dal 2025 si può applicare solo a chi ha o può avere un’altra cittadinanza, e riguarda chi è diventato italiano per residenza, matrimonio o nascita in Italia, mai chi è italiano dalla nascita; la revoca è possibile entro dieci anni dalla condanna.

Niente più scelta a 18 anni. La legge 123 del 1983 obbligava i figli con due cittadinanze a sceglierne una da maggiorenni; la legge del 1992 (articolo 26) ha soppresso quell’obbligo.

La perdita “per non uso” non esiste. Il Governo l’ha proposta nel 2025 per chi è nato all’estero, vive fuori dall’Italia, ha un’altra cittadinanza e per 25 anni non mantiene legami con l’Italia, ma al 25 ottobre 2026 il disegno di legge non è nemmeno stato esaminato (vedi le proposte).

Quali Paesi chiedono di rinunciare alla cittadinanza italiana?

Nel 2025 la Germania ha naturalizzato 332.500 persone (dati provvisori di Destatis, l’istituto di statistica federale), il numero più alto da quando esiste la statistica, cioè dal 2000. Dal 27 giugno 2024 chi diventa tedesco può in generale tenere la propria cittadinanza; per i cittadini dell’UE e gli svizzeri era già così. Negli ultimi anni diversi Paesi hanno tolto l’obbligo di rinuncia, mentre altri hanno allungato gli anni di residenza.

Le tabelle rispondono a una domanda precisa: un italiano maggiorenne che chiede la naturalizzazione per residenza deve rinunciare alla cittadinanza italiana? Per figli, rifugiati o discendenti le regole sono spesso diverse. Dove non siamo riusciti a leggere una pagina ufficiale aggiornata, il dato viene dalla banca dati GLOBALCIT, che registra le leggi sulla cittadinanza in vigore al 1° gennaio 2020 (per l’Europa, versione del repository dell’Istituto universitario europeo) o nel 2022 (per gli altri Paesi, dati pubblicati da Vink, Van der Baaren e Reichel nel 2025): lo scriviamo nelle note.

Un’avvertenza su un’altra banca dati spesso citata, il MACIMIDE (dati dal 1960 al 2020): misura una cosa diversa, cioè se un Paese toglie la cittadinanza ai propri cittadini quando ne prendono un’altra. Nel 2020, per esempio, la Slovacchia non chiedeva la rinuncia agli stranieri che diventavano slovacchi (GLOBALCIT), ma toglieva la cittadinanza agli slovacchi che si naturalizzavano altrove (MACIMIDE).

Per i costi in valuta estera usiamo il cambio di riferimento della BCE del 23 ottobre 2026: 1 euro = 0,8373 sterline, 7,4748 corone danesi, 1,1193 dollari USA, 1,5665 dollari canadesi, 1,5939 dollari australiani, 1,9682 dollari neozelandesi e 8,7793 dollari di Hong Kong.

In Europa

PaeseRinuncia richiesta agli italiani?Anni di residenzaNote
AustriaSì, di regola6 per i cittadini dello Spazio economico europeo (10 in generale)Tedesco B1 e test; la rinuncia va provata entro 2 anni dalla promessa di concessione
BelgioNo5Lingua A2; 1.030 euro dal 1° gennaio 2026
CroaziaSì, ma non per i coniugi di croati8, con soggiorno permanenteCroato e cultura
DanimarcaNo, dal 1° settembre 20159Coniugi 6-8; esame di danese e test; 6.270 corone (circa 840 euro)
EstoniaSì8Estone B1 ed esame sulla Costituzione
FinlandiaNo8 (5 in alcuni casi)Finlandese o svedese
FranciaNo (GLOBALCIT 2020; la rinuncia non è tra le condizioni)5Francese B2 ed esame civico dal 1° gennaio 2026 (per i coniugi, che fanno una dichiarazione dopo 4 anni di matrimonio, solo il B2); 255 euro
GermaniaNo5Coniugi 3, con 2 di matrimonio; tedesco B1, test; 255 euro
IrlandaNo5Coniugi 3; domanda 175 euro; progetto per portarli a 8
LituaniaSì (GLOBALCIT 2020)10Referendum per la doppia cittadinanza fallito nel 2024
LussemburgoNo (GLOBALCIT 2020)5Test di lussemburghese; procedura gratuita
MaltaNo5 (gli ultimi 12 mesi e 4 dei 6 anni precedenti)Maltese o inglese; 450 euro, più 50 al ritiro del certificato
NorvegiaNo, dal 1° gennaio 20208 negli ultimi 11Norvegese orale B1 e test
Paesi BassiSì, con eccezioni5Non per chi è sposato o partner registrato con un olandese; esame di integrazione A2
PoloniaNo3 di soggiorno permanentePolacco B1; una proposta per portarli a 10 è in esame, non approvata
PortogalloNo (GLOBALCIT 2020; la riforma del 2026 non la introduce tra le novità)7 per i cittadini UE dal 19 maggio 2026 (prima 5)Lingua, storia e cultura portoghese
Regno UnitoNo5, più 12 mesi di settled statusConiugi 3; inglese B1 e Life in the UK test; 1.839 sterline (circa 2.200 euro)
Repubblica CecaNo3 per i cittadini UECeco ed educazione civica
SloveniaSì (GLOBALCIT 2020)10Coniugi 3 di matrimonio e 1 di residenza
SpagnaSì10Coniugi 1; spagnolo A2 ed esame CCSE; nessun accordo con l’Italia
SveziaNo, dal 20018 dal 6 giugno 2026 (prima 5)Coniugi 7
SvizzeraNo10, con permesso CConiugi 5 di soggiorno e 3 di matrimonio; lingua nazionale B1 orale

Secondo GLOBALCIT (leggi al 2020), Bulgaria e Lettonia chiedono la rinuncia agli stranieri ma non ai cittadini dell’Unione europea (la Bulgaria a quelli dello Spazio economico europeo). Non la chiedono Grecia (7 anni), Romania (8), Ungheria (8), Slovacchia (8), Islanda (7) e Cipro. In Albania la legge 113 del 2020 permette di avere altre cittadinanze oltre a quella albanese, e un obbligo di rinuncia per gli stranieri non l’abbiamo trovato.

Fuori dall’Europa

PaeseRinuncia richiesta agli italiani?Anni di residenzaNote
ArgentinaNo2, continui e senza uscite dal PaeseAccordo con l’Italia del 1971, facoltativo
AustraliaNo4, l’ultimo da residente permanenteTest; 595 dollari australiani (circa 370 euro)
BrasileNo4 (1 con coniuge o figlio brasiliano)Portoghese; gratuita
CanadaNo3 (1.095 giorni) negli ultimi 5Inglese o francese e test; 653 dollari canadesi (circa 420 euro)
CileSolo una dichiarazione, senza prova (GLOBALCIT 2022)5 dalla residenza definitivaLa pagina ufficiale non chiede documenti di rinuncia
Cina, compresa Hong KongSìNon fissatiHong Kong chiede la prova della rinuncia
ColombiaNo5 (2 con coniuge colombiano)Lo scrive la legge 2332 del 2023
Emirati Arabi UnitiSì, nella via ordinaria30Dal 2021 chi riceve la cittadinanza su nomina può tenere la propria
GiapponeSì5 per legge, 10 nella prassi dal 1° aprile 2026 (Jiji Press)
MessicoSì, con una dichiarazione alle autorità messicane5 (2 per il coniuge di un messicano, dopo 2 anni di vita insieme in Messico)Vedi sotto
Nuova ZelandaNo5 (1.350 giorni)641 dollari neozelandesi (circa 330 euro); test dalla fine del 2027
PerùNo, con la legge precedente (GLOBALCIT 2022)5 con la legge 32421 del 2025 (prima 2)
SingaporeSì, con la prova entro 24 mesiResidente permanente da almeno 2 anni
Stati UnitiIl giuramento contiene una rinuncia, che non fa perdere la cittadinanza italiana (Consolato di Boston)5 con la green card, con almeno 30 mesi di presenza760 dollari su carta (circa 680 euro), 710 online (circa 630)
UcrainaNo per gli italiani dall’8 maggio 20265 (GLOBALCIT 2022)Procedura semplificata per i Paesi in elenco
UruguayNo3 con famiglia in Uruguay, 5 senzaDà la “ciudadanía legal”, non la nazionalità; gratuita
VenezuelaNo5 per chi ha la nazionalità d’origine italiana (10 in generale)

In Russia la rinuncia non è richiesta (legge del 2023: 5 anni dal permesso di residenza, russo e storia). Secondo GLOBALCIT (leggi al 2022), la chiedono anche India (11 anni), Israele nella naturalizzazione ordinaria e, di regola, la Corea del Sud, dove dal 2010 alcune categorie possono invece impegnarsi a non usare l’altra cittadinanza nel Paese. Non la chiedono Sudafrica, Turchia, Marocco, Tunisia, Egitto e Thailandia; in Thailandia, però, la naturalizzazione può essere revocata se si continua a usare la cittadinanza d’origine.

I casi da sapere

Spagna: la rinuncia c’è, l’accordo con l’Italia no

Per diventare spagnolo servono 10 anni di residenza (uno solo se sei sposato con uno spagnolo da almeno un anno), lo spagnolo A2 e l’esame CCSE dell’Instituto Cervantes; la legge fissa una tassa di 100 euro. Al momento dell’acquisto, il Codice civile (articolo 23) chiede di dichiarare che rinunci alla cittadinanza precedente. Ne sono esentati gli originari dei Paesi ibero-americani, di Andorra, Filippine, Guinea Equatoriale e Portogallo, e i sefarditi di origine spagnola; dal 1° aprile 2022 è in vigore anche una convenzione con la Francia. Con l’Italia no.

Un accordo italo-spagnolo è in trattativa: a maggio 2025 il viceministro degli Esteri era a Madrid per sollecitarne la conclusione, e a novembre 2025 il Comites di Madrid scriveva che il Governo italiano aveva sottoposto a quello spagnolo una bozza di accordo, e che l’Ambasciata continuava a sollecitare “pur non potendo ovviamente forzare il processo decisionale spagnolo”. Al 25 ottobre 2026 non abbiamo trovato né una firma né una pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale spagnola.

Che effetto abbia in Italia quella rinuncia, dichiarata alle autorità spagnole e non a un’autorità italiana, non lo dice nessuna fonte ufficiale che abbiamo trovato, né italiana né spagnola. Prima di fare domanda chiedilo all’Ambasciata o al Consolato Generale d’Italia a Madrid. Per la vita di tutti i giorni in città c’è la guida di Madrid.

Paesi Bassi e Austria

Paesi Bassi. Dopo 5 anni di residenza e l’esame di integrazione (almeno livello A2), il maggiorenne che si naturalizza deve rinunciare all’altra cittadinanza, e non c’è un’eccezione per i cittadini dell’UE. Secondo l’IND, l’ufficio olandese per l’immigrazione, lo fa dopo la naturalizzazione, presso le autorità del Paese d’origine, e chi non lo fa può perdere la cittadinanza olandese. Per un italiano è la rinuncia formale al consolato, e con quella la cittadinanza italiana si perde. Le eccezioni utili per un italiano: essere sposato o partner registrato con un olandese il giorno in cui viene firmato il decreto reale (chi si sposa dopo deve rinunciare), oppure essere nato nel Regno dei Paesi Bassi e viverci. In casi rari si può chiedere un’esenzione, se la rinuncia avrebbe conseguenze gravi, per esempio la perdita di diritti di eredità. Una proposta di legge per togliere l’obbligo è in Parlamento e non è ancora stata votata (vedi le proposte). Se ti stai trasferendo, parti dalla guida di Amsterdam.

Austria. Gli italiani, come tutti i cittadini dello Spazio economico europeo, possono chiedere la cittadinanza dopo 6 anni invece di 10, con il tedesco B1 e un test su ordinamento democratico e storia. Ma devono, salvo eccezioni che qui non approfondiamo, lasciare la cittadinanza precedente: l’Austria rilascia prima una promessa di concessione, e la cittadinanza arriva se entro 2 anni si dimostra di aver perso quella d’origine. Per la legge italiana, chi prende un’altra cittadinanza oggi la perde solo se vi rinuncia: per un italiano, quindi, secondo la nostra lettura, l’unico modo di dimostrarlo è la rinuncia formale al consolato, e con quella la cittadinanza italiana si perde davvero. L’Ambasciata e la sua cancelleria consolare sono nella directory di Vienna; per il resto c’è la pagina della città.

Le riforme degli ultimi due anni

Le tabelle riportano già le regole nuove; qui i dettagli che contano. In Germania la naturalizzazione “rapida” dopo 3 anni, introdotta nel 2024 insieme alla doppia cittadinanza per tutti, è stata abolita a fine ottobre 2025. In Francia, dal 1° gennaio 2026, serve il francese B2 (prima B1) anche per la dichiarazione per matrimonio; l’esame civico di 40 domande vale per la naturalizzazione. In Belgio la legge-programma del 18 luglio 2025 ha portato il diritto di registrazione da 150 a 1.000 euro, 1.030 con l’indicizzazione del 2026. In Svezia le regole del 6 giugno 2026, che chiedono anche un reddito minimo, valgono pure per le domande già presentate e non ancora decise. In Giappone, secondo l’agenzia Jiji Press, dal 1° aprile 2026 il Ministero della Giustizia chiede 10 anni senza cambiare la legge, che ne prevede 5. In Ucraina la legge sulla cittadinanza multipla è in vigore dal 16 gennaio 2026, e l’Italia è entrata nell’elenco dei Paesi con procedura semplificata, senza rinuncia, l’8 maggio 2026. In Lituania, invece, il referendum del 12 maggio 2024 per ammettere la doppia cittadinanza ha avuto il 73,9% di sì, ma non è bastato a cambiare la Costituzione.

Stati Uniti: il giuramento non fa perdere la cittadinanza italiana

Chi diventa americano giura di rinunciare “assolutamente e interamente” a ogni fedeltà verso qualsiasi Stato straniero di cui sia stato cittadino. Gli Stati Uniti, però, non chiedono di dimostrare di aver lasciato l’altra cittadinanza (per GLOBALCIT, leggi al 2022, la rinuncia non è richiesta), e il Dipartimento di Stato scrive che la legge americana “non richiede” ai suoi cittadini di scegliere tra la cittadinanza statunitense e un’altra.

Dal lato italiano, la legge prevede che le rinunce si facciano davanti al comune o al consolato italiano (articolo 23 della legge 91). E il Consolato d’Italia a Boston, nelle sue FAQ in inglese, alla domanda “Sono diventato cittadino americano dopo il 15 agosto 1992: ho perso la cittadinanza italiana?” risponde: “No. Chi ha acquisito una cittadinanza straniera dopo quella data ha conservato la cittadinanza italiana”. Chi si è naturalizzato prima, invece, l’ha persa (vedi chi l’ha persa).

Oltre ai 5 anni con la green card servono l’inglese e il test civico: chi ha presentato la domanda dal 20 ottobre 2025 risponde a 20 domande su un elenco di 128 e deve azzeccarne 12. I costi della tabella sono quelli dell’USCIS nell’edizione del 16 ottobre 2026. I consolati italiani negli Stati Uniti, tra cui quelli di New York e Boston, sono nella directory.

Messico e Cile: rinunce davanti alle autorità locali

In Messico, una volta decisa la concessione, lo straniero deve rinunciare espressamente alla nazionalità che ha, davanti alla Segreteria degli Esteri messicana (legge sulla nazionalità, articoli 17 e 19). Per la legge italiana una rinuncia si fa davanti al consolato o in comune (articolo 23), ma una pagina ufficiale italiana sul caso messicano non l’abbiamo trovata: chiedi al consolato prima di presentare la domanda. Una cosa da sapere: secondo la Costituzione messicana, chi è messicano per naturalizzazione perde la nazionalità messicana se usa un passaporto straniero o si presenta come straniero in un atto pubblico; chi è messicano per nascita non può esserne privato.

In Cile la pagina del Servizio nazionale delle migrazioni non elenca documenti di rinuncia; GLOBALCIT segnala una dichiarazione di rinuncia senza obbligo di prova, prevista da un decreto del 1960.

Singapore, Giappone, Cina, Emirati: qui la rinuncia è vera

Alcuni Paesi chiedono che tu perda davvero la cittadinanza precedente, e Singapore e Hong Kong vogliono anche la prova scritta. Secondo la nostra lettura degli articoli 11 e 23 della legge 91, per un italiano l’unico modo di perderla è la rinuncia formale al consolato, e con quella la cittadinanza italiana si perde davvero.

  • Singapore: si firma un impegno a completare la rinuncia a ogni cittadinanza straniera e a consegnare i documenti entro 24 mesi: altrimenti la cittadinanza di Singapore può essere revocata. Possono chiederla i residenti permanenti da almeno 2 anni con 21 anni compiuti. Ambasciata e cancelleria consolare: directory di Singapore.
  • Giappone: secondo il Ministero della Giustizia, chi si naturalizza deve “in linea di principio” perdere la propria nazionalità.
  • Cina: la legge non riconosce la doppia nazionalità, e chi diventa cinese non può conservare quella straniera. A Hong Kong il certificato di naturalizzazione si rilascia solo con la prova della rinuncia; costa 3.460 dollari di Hong Kong (circa 390 euro).
  • Emirati Arabi Uniti: la via ordinaria chiede 30 anni di residenza, l’arabo e la rinuncia alla nazionalità d’origine. Dal 2021 investitori, medici, scienziati, artisti e altri profili possono ricevere la cittadinanza su nomina e tenere la propria. I recapiti del Consolato Generale sono nella directory di Dubai.

Argentina e il resto dell’America Latina

In Argentina servono 2 anni di residenza continua e legale, senza uscire dal Paese; dal 2025 la domanda si presenta alla Direzione nazionale delle migrazioni e non più al giudice federale; almeno un tribunale federale, quello di Esquel, ha dichiarato incostituzionali alcuni articoli del decreto 366 del 2025 che ha cambiato le regole, con effetto solo sul caso deciso (lo riporta il sito giuridico Palabras del Derecho a settembre 2026). Nessuna rinuncia.

Tra Italia e Argentina c’è anche un accordo del 1971, ratificato dall’Italia nel 1973 e ancora in vigore: i cittadini per nascita possono prendere l’altra cittadinanza “conservando la loro precedente cittadinanza con sospensione dell’esercizio dei diritti inerenti a quest’ultima”. È facoltativo, ed è nato quando chi si naturalizzava perdeva la cittadinanza italiana: il Ministero degli Esteri argentino ha scritto nel 2005 che quel problema “dejó de existir” con la legge italiana del 1992. Chi aveva aderito ha una cittadinanza italiana “quiescente”: secondo il Consolato d’Italia a Morón può tornare alla piena cittadinanza revocando l’adesione, con una richiesta al consolato. Il Consolato Generale di Buenos Aires è nella directory.

Brasile, Uruguay, Venezuela, Colombia e Perù non chiedono la rinuncia (vedi la tabella). Una curiosità: la Costituzione venezuelana riduce da 10 a 5 gli anni di residenza per chi ha la nazionalità d’origine italiana, come per chi viene da Spagna, Portogallo, America Latina e Caraibi.

Chi ha perso la cittadinanza in passato: come riaverla

Prima del 16 agosto 1992

Con la vecchia legge 555 del 1912 perdeva la cittadinanza chi prendeva “spontaneamente” una cittadinanza straniera e viveva all’estero. Chi invece era nato in un Paese che lo considerava suo cittadino per nascita, come i figli di italiani nati in Argentina, Brasile o Stati Uniti, restava anche italiano: la doppia cittadinanza per nascita esisteva già. La perdita del passato non si cancella da sola: la legge del 1992 (articolo 20) dice che lo stato di cittadinanza acquisito prima “non si modifica se non per fatti posteriori”.

Le strade per riaverla:

  • La finestra 2025-2027. Chi è nato in Italia o ci ha vissuto almeno due anni di fila, e ha perso la cittadinanza entro il 15 agosto 1992 naturalizzandosi straniero, rinunciandovi dopo aver ricevuto senza volerlo un’altra cittadinanza, o da figlio minore convivente di chi la perdeva, può riacquistarla con una dichiarazione resa di persona al consolato o in comune tra il 1° luglio 2025 e il 31 dicembre 2027. Costa 250 euro, e si torna cittadini dal giorno dopo, non dalla nascita. Servono tra l’altro il certificato storico di cittadinanza, la prova della naturalizzazione e, per i nati all’estero, il certificato storico di residenza in Italia.
  • Tornare a vivere in Italia. Con l’articolo 13, chi vive all’estero può dichiarare al consolato di voler riacquistare la cittadinanza e trasferire la residenza in Italia entro un anno; oppure la riacquista dopo un anno di residenza in Italia, salvo rinuncia. Altre strade sono il servizio militare per l’Italia o un impiego alle dipendenze dello Stato italiano, anche all’estero.
  • Le donne sposate con stranieri. Quelle che prima del 1° gennaio 1948 avevano preso in automatico la cittadinanza del marito l’hanno persa e possono riacquistarla con una dichiarazione, anche vivendo all’estero. Quelle che l’hanno presa dopo il 1948 non l’hanno mai persa: basta una dichiarazione di possesso ininterrotto al consolato.

Per gli argentini il Consolato di Morón distingue tre casi. Chi si è naturalizzato prima del 12 settembre 1974 può chiedere al Poder Judicial argentino di aderire all’accordo del 1971: riavrà così la cittadinanza italiana “quiescente”, e potrà poi revocare l’adesione per tornare alla piena cittadinanza. Chi si è naturalizzato dopo quella data aderendo all’accordo l’ha conservata, quiescente, e può revocare l’adesione (vedi sopra). Chi si è naturalizzato tra il 12 settembre 1974 e il 15 agosto 1992 senza aderire l’ha persa e può usare queste stesse strade.

Dal 1992 al 2010: la Convenzione di Strasburgo

Qui serve prudenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa del 6 maggio 1963 sulla cittadinanza plurima, nel suo Capitolo I, faceva perdere in automatico la cittadinanza a chi si naturalizzava in un altro Stato che la applicava (per l’Italia, per una riserva del 1968, solo se viveva o andava a vivere all’estero). L’Italia l’aveva ratificata nel 1968 e ha denunciato il Capitolo I con effetto dal 4 giugno 2010. La legge del 1992 faceva salvi gli accordi internazionali (articolo 26): così, anche dopo il 1992, chi si naturalizzava in uno di quei Paesi poteva perdere la cittadinanza italiana.

La pagina dell’Ambasciata d’Italia a Nairobi (aggiornata il 10 aprile 2025) è l’unica pagina ufficiale italiana che abbiamo trovato con dei nomi. Scrive che dal 4 giugno 2010 la perdita automatica non avviene più per chi si naturalizza nei Paesi della Convenzione, e cita Svezia, Germania, Belgio, Francia e Lussemburgo tra quelli che l’hanno denunciata, e Austria, Danimarca, Norvegia e Paesi Bassi tra quelli ancora vincolati. Per Danimarca e Norvegia il dato è superato: secondo le tabelle del Consiglio d’Europa sono uscite dal Capitolo I nel 2015 e nel 2019. Le stesse tabelle danno le date di uscita degli altri: Svezia il 29 giugno 2002, Germania il 22 dicembre 2002, Belgio il 28 aprile 2008, Francia il 5 marzo 2009, Lussemburgo il 10 luglio 2009. Spagna, Regno Unito e Irlanda hanno applicato solo il Capitolo II, sugli obblighi militari.

Secondo la nostra lettura di queste date, quindi, potrebbe aver perso la cittadinanza italiana chi si è naturalizzato tra il 16 agosto 1992 e il 3 giugno 2010 in Austria, nei Paesi Bassi, in Danimarca o in Norvegia, e in Svezia, Germania, Belgio, Francia e Lussemburgo fino al giorno della loro uscita (le date sono qui sopra). Non è un elenco ufficiale, e ci sono eccezioni: un Secondo Protocollo del 1993, in vigore tra Italia e Francia dal 1995 al 2009 e tra Italia e Paesi Bassi dal 1996, permetteva in alcuni casi (per esempio ai coniugi e alle seconde generazioni) di tenere entrambe le cittadinanze. Se sei in questa situazione, chiedi al consolato come risulta la tua posizione.

Per chi l’ha persa così, la finestra fino al 2027 non vale: la Farnesina scrive che quel riacquisto “non si applica a coloro che hanno rinunciato alla cittadinanza italiana (o che l’hanno persa per altro motivo) a partire dal 16 agosto 1992”. Restano le strade dell’articolo 13, a partire dal ritorno in Italia.

Dopo una rinuncia

Chi ha rinunciato dal 1992 in poi, per esempio per diventare austriaco o singaporiano, è nella stessa situazione: niente finestra 2025-2027, solo l’articolo 13. Al consolato la dichiarazione di riacquisto costa 250 euro.

Attenzione al percorso inverso: alcuni Paesi tolgono la propria cittadinanza a chi ne prende volontariamente un’altra, con eccezioni diverse da Paese a Paese. Nel 2020, secondo la banca dati MACIMIDE, lo facevano tra gli altri Austria, Paesi Bassi e Spagna, e il Giappone lo prevede per legge. Prima di riacquistare la cittadinanza italiana, chiedi anche alle autorità dell’altro Paese.

Quando l’hai persaPerchéCome riaverla
Prima del 16 agosto 1992Naturalizzazione all’estero (legge del 1912)Dichiarazione entro il 31 dicembre 2027, se nato in Italia o residente due anni; altrimenti articolo 13
Prima del 1948, per matrimonioCittadinanza del marito presa in automaticoDichiarazione al consolato, anche vivendo all’estero
Dal 16 agosto 1992 al 3 giugno 2010Naturalizzazione in un Paese vincolato dalla Convenzione di Strasburgo (da verificare caso per caso)Articolo 13, di solito con il ritorno in Italia
Dal 16 agosto 1992 a oggiRinuncia formaleArticolo 13, di solito con il ritorno in Italia

Cosa cambia essere doppio cittadino?

Per l’Italia sei italiano e basta. La legge sul diritto internazionale privato (218 del 1995, articolo 19) dice che, quando per scegliere la legge da applicare conta la cittadinanza e una persona ne ha più di una, “se tra le cittadinanze vi è quella italiana, questa prevale”. Per il cognome c’è però un’eccezione importante, che trovi più sotto.

Passaporti e frontiere. Puoi avere il passaporto italiano come ogni altro cittadino: come si chiede dall’estero lo spieghiamo nell’articolo su come rinnovare il passaporto. Una norma italiana che obblighi i doppi cittadini a entrare in Italia con il documento italiano non l’abbiamo trovata. Ma dal 10 aprile 2026 il sistema europeo EES registra ai confini esterni di Schengen i viaggiatori che non sono cittadini dell’UE, e i cittadini dell’UE non vengono registrati: a dimostrare che lo sei è il documento italiano. Gli Stati Uniti chiedono ai loro cittadini con un’altra cittadinanza di entrare e uscire dal Paese con il passaporto americano. E secondo Viaggiare Sicuri gli italiani che sono anche cittadini di Iran, Iraq, Siria, Sudan, Cuba o Corea del Nord non possono usare l’ESTA e devono chiedere il visto per gli Stati Uniti.

AIRE. L’obbligo è lo stesso di ogni italiano: se ti trasferisci all’estero per più di dodici mesi, devi dichiararlo al consolato entro 90 giorni. Chi non lo fa rischia una sanzione da 200 a 1.000 euro per ogni anno di ritardo. Tutto il resto è nell’articolo sull’AIRE.

Voto. Gli iscritti all’AIRE votano per corrispondenza per Parlamento e referendum, nella circoscrizione Estero, o possono scegliere di votare in Italia. La legge parla di “cittadini italiani” e non esclude chi ha un’altra cittadinanza. I dettagli sono nell’articolo sul voto all’estero.

Protezione consolare. Nel Paese della tua altra cittadinanza la protezione dell’Italia può essere limitata. Una convenzione dell’Aia del 1930 (articolo 4) stabilisce che uno Stato non protegge un suo cittadino contro un altro Stato di cui è pure cittadino; secondo la banca dati dei trattati dei Paesi Bassi, l’Italia l’ha firmata ma non risulta averla ratificata. Nella pratica succede, almeno in alcuni Paesi: per l’Iran, che non ammette la doppia cittadinanza, Viaggiare Sicuri scrive che “non è possibile l’esercizio delle attività di protezione consolare nei confronti dei doppi cittadini”. Chi ha aderito all’accordo con l’Argentina ha la protezione regolata dalle leggi argentine.

Servizio militare. In Italia la leva è sospesa dal 1° gennaio 2005 e si può ripristinare solo in caso di guerra o di grave crisi internazionale, se i volontari non bastano. L’Italia ha anche convenzioni sul servizio militare dei doppi cittadini con alcuni Paesi, tra cui Paesi Bassi, Francia, Spagna e Argentina. Gli obblighi dell’altro Paese dipendono dalle sue leggi: l’Iran, per esempio, chiede il servizio militare anche ai doppi cittadini maschi tra i 18 e i 40 anni.

Cognome. Se sei nato all’estero con due cittadinanze e il tuo cognome è stato dato con le regole dell’altro Paese, l’ufficiale di stato civile italiano non deve “correggerlo” per uniformarlo alle regole italiane, a meno che non lo chieda tu (circolare del Ministero dell’Interno n. 4 del 18 febbraio 2010). Chi aveva avuto una correzione in passato può chiedere di tornare al cognome originario.

Tasse. La cittadinanza non decide dove paghi le tasse: conta la residenza fiscale, cioè residenza, domicilio o presenza in Italia per la maggior parte dell’anno. C’è un’eccezione legata alla cittadinanza: i cittadini italiani cancellati dall’anagrafe e trasferiti in alcuni Paesi a fiscalità privilegiata (tra gli altri Emirati, Singapore e Hong Kong) si considerano residenti in Italia, salvo prova contraria; dal 2027 la regola passa all’articolo 2 del nuovo Testo unico delle imposte (decreto legislativo 117 del 2026). La norma non fa eccezioni per chi ha anche un’altra cittadinanza. Il resto, convenzioni comprese, è nell’articolo sulla residenza fiscale.

Figli, coniugi e doppia cittadinanza

Un genitore con due cittadinanze non basta più. È la novità più importante per chi ha la doppia cittadinanza. Dal 2025, con l’articolo 3-bis della legge 91, chi nasce all’estero e ha un’altra cittadinanza è italiano dalla nascita solo se un genitore o un nonno aveva, alla nascita del bambino (o quando è morto, se prima), esclusivamente la cittadinanza italiana, o se un genitore ha vissuto in Italia due anni di fila, dopo essere diventato cittadino e prima della nascita. In pratica: se hai due cittadinanze, nessuno dei genitori ha vissuto in Italia due anni di fila, da cittadino, prima della nascita e nessun genitore o nonno del bambino è solo italiano, tuo figlio nato all’estero con un’altra cittadinanza non è italiano in automatico. Se sei cittadino per nascita puoi dichiarare la sua cittadinanza entro tre anni dalla nascita, gratis dal 2026: il figlio diventa cittadino dal giorno dopo la dichiarazione, non dalla nascita. Le regole di prima valgono ancora per chi era già stato riconosciuto e per le domande, gli appuntamenti e le cause entro il 27 marzo 2025. Chi è nato all’estero con la sola cittadinanza italiana resta fuori da questa regola. Tutte le eccezioni e le scadenze sono nell’articolo sulla cittadinanza per discendenza.

Dal 1992 i figli non perdono la cittadinanza con i genitori. Con la legge del 1912 la perdevano i figli minori conviventi (vedi più sopra); oggi, secondo la Farnesina, il minorenne non perde la cittadinanza italiana se uno o tutti e due i genitori la perdono. Chi è diventato italiano da minorenne insieme a un genitore può rinunciarvi da maggiorenne, se ha un’altra cittadinanza (articolo 14).

Il coniuge straniero. Il marito o la moglie straniera di un italiano può chiedere la cittadinanza dopo due anni di residenza legale in Italia dopo il matrimonio, oppure dopo tre anni di matrimonio se vive all’estero; i tempi si dimezzano se ci sono figli. Servono l’italiano almeno al livello B1 e un contributo di 250 euro, e la risposta deve arrivare entro 24 mesi, prorogabili fino a 36. Vale anche per le unioni civili. La legge italiana non chiede di rinunciare alla cittadinanza d’origine: se succede, è perché lo prevede la legge dell’altro Paese.

Quanti sono gli italiani con due cittadinanze?

Non lo sa nessuno con precisione: nelle fonti che abbiamo consultato, né l’ISTAT né l’AIRE pubblicano un dato sulle altre cittadinanze. Secondo le stime provvisorie dell’ISTAT, a fine 2025 i cittadini italiani residenti all’estero erano circa 6,6 milioni (6.603.579). Un indizio: a fine 2024 solo il 30,3% era nato in Italia (circa 1.944.000 persone), e in Brasile i nati in Italia erano il 4,4%, in Argentina il 9,2%. Non è un conteggio dei doppi cittadini, ma come scrive l’ISTAT “solamente tre cittadini italiani su 10 residenti all’estero sono nati in Italia”. Dove vivono e quanti sono è nell’articolo dove vivono gli italiani all’estero.

Le proposte in discussione

Nessuna di queste è legge. Lo stato è quello del 25 ottobre 2026.

  • Italia, disegno di legge S. 1450. Presentato dal Governo l’8 aprile 2025, propone che chi è nato all’estero, non vive in Italia e ha un’altra cittadinanza perda quella italiana se per almeno 25 anni, dall’entrata in vigore, non mantiene “vincoli effettivi” con la Repubblica, cioè non esercita diritti né adempie doveri da cittadino. Propone inoltre che chi riacquista la cittadinanza tornando a vivere in Italia (articolo 13) si presuma averci rinunciato se resta in Italia meno di due anni, e di abolire la strada dei tre anni di matrimonio per il coniuge che vive all’estero. È stato assegnato alla Commissione Affari costituzionali del Senato il 23 aprile 2025 e l’esame non è ancora iniziato.
  • Stati Uniti, Exclusive Citizenship Act (S.3283). Presentato al Senato il 1° dicembre 2025 da un senatore repubblicano dell’Ohio e mandato alla Commissione Giustizia, dove non ha avuto altri passaggi. Secondo la stampa americana, chi ha già due cittadinanze avrebbe un anno per sceglierne una: il testo non l’abbiamo verificato.
  • Paesi Bassi, proposta 34 632. Proposta di iniziativa parlamentare per togliere l’obbligo di rinuncia: è ancora alla Camera bassa, non votata, con un dibattito in aula in calendario a dicembre 2026; se passasse, dovrebbe poi andare al Senato. In senso opposto, il governo vuole portare da 5 a 10 gli anni di residenza: la consultazione pubblica è partita il 26 settembre 2025, ma il progetto non risulta ancora presentato in Parlamento.
  • Irlanda. Il 9 settembre 2026 il governo ha approvato la stesura prioritaria di una legge che porterebbe da 5 a 8 gli anni per la maggior parte dei richiedenti e introdurrebbe test di lingua e di educazione civica. È ancora un progetto.

Domande frequenti

Se prendo un’altra cittadinanza perdo quella italiana?

No. È così dal 16 agosto 1992 e, per chi si naturalizzava in un Paese della Convenzione di Strasburgo come Austria e Paesi Bassi, dal 4 giugno 2010 (vedi la domanda più sotto). L’articolo 11 della legge 91 del 1992 dice che chi acquista una cittadinanza straniera conserva quella italiana; puoi rinunciarvi solo se vivi all’estero, con una dichiarazione formale al consolato. Il problema, quando c’è, è l’altro Paese, che può chiederti di rinunciare.

In quali Paesi devo rinunciare alla cittadinanza italiana per naturalizzarmi?

In Europa, tra i Paesi che abbiamo controllato, Spagna, Austria, Paesi Bassi (non se sei sposato o partner registrato con un olandese), Croazia (non se sei sposato con un croato), Slovenia, Estonia e Lituania. Fuori dall’Europa, tra gli altri, Singapore, Giappone, Cina, India, Corea del Sud (di regola), Emirati Arabi Uniti nella via ordinaria e Messico, con una dichiarazione alle autorità messicane (vedi il caso del Messico). Non la chiedono, tra gli altri, Regno Unito, Svizzera, Germania, Francia, Belgio, Stati Uniti (il giuramento contiene una rinuncia: vedi la domanda qui sotto), Canada, Australia, Argentina e Brasile.

Se divento cittadino americano perdo la cittadinanza italiana?

No, se ti sei naturalizzato dopo il 15 agosto 1992. Il giuramento americano contiene una rinuncia, ma il Consolato d’Italia a Boston risponde che chi ha preso un’altra cittadinanza dopo quella data ha conservato quella italiana. Chi si era naturalizzato prima l’ha persa.

Mi sono naturalizzato all’estero prima del 1992: posso tornare italiano?

Sì. Se sei nato in Italia o ci hai vissuto almeno due anni di fila, puoi riacquistare la cittadinanza con una dichiarazione resa di persona al consolato o in comune entro il 31 dicembre 2027, pagando 250 euro. Altrimenti puoi farlo trasferendo la residenza in Italia entro un anno da una dichiarazione al consolato, o dopo un anno di residenza in Italia.

Mi sono naturalizzato in Austria o nei Paesi Bassi negli anni Novanta: sono ancora italiano?

Forse no. Fino al 3 giugno 2010 l’Italia applicava la Convenzione di Strasburgo del 1963, che faceva perdere la cittadinanza a chi si naturalizzava in un altro Stato che la applicava. Quali Paesi e quali anni dipende dalle date del Consiglio d’Europa, con eccezioni: chiedi al consolato. Se l’hai persa così, la dichiarazione fino al 2027 non vale per te: resta il riacquisto con il ritorno in Italia. Prima, però, chiedi anche alle autorità austriache o olandesi: questi Paesi possono togliere la loro cittadinanza a chi ne prende volontariamente un’altra.

Si può perdere la cittadinanza italiana se non la si usa?

Oggi no. Il disegno di legge del Governo S. 1450 propone la perdita per chi è nato all’estero, non vive in Italia, ha un’altra cittadinanza e per 25 anni non mantiene legami effettivi con l’Italia, ma al 25 ottobre 2026 il Senato non ha ancora iniziato a esaminarlo.

Se ho due cittadinanze i miei figli nati all’estero sono italiani?

Non in automatico, se hanno anche un’altra cittadinanza, se nessuno dei genitori ha vissuto in Italia due anni di fila, da cittadino, prima della loro nascita e se nessun loro genitore o nonno aveva solo la cittadinanza italiana quando sono nati. Se sei cittadino per nascita puoi dichiarare la loro cittadinanza entro tre anni dalla nascita, gratis dal 2026: diventano cittadini dal giorno dopo la dichiarazione.

Fonti

Leggi italiane (Normattiva, testi letti il 25 ottobre 2026)

Ministero degli Esteri, consolati, Ministero dell’Interno

Trattati

Governo, Parlamento, statistiche

Europa

Fuori dall’Europa

Banche dati e cambio

Ultimo aggiornamento: ottobre 2026

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