Nessuno degli enti e degli studi che abbiamo consultato ha mai contato le Little Italy del mondo, e non è un caso: dipende da cosa si intende per Little Italy. Il nome nasce a New York negli anni 1880 e, come ha mostrato la storica Donna Gabaccia, è stato dato quasi soltanto ai quartieri italiani del Nord America e dell’Australia. Tra le più citate ci sono Mulberry Street a New York, il North End di Boston, North Beach a San Francisco, College Street a Toronto, la Petite-Italie di Montréal, Lygon Street a Melbourne e Leichhardt a Sydney.
In America del Sud gli italiani hanno avuto quartieri importanti con altri nomi, come La Boca a Buenos Aires e il Bixiga a San Paolo. In Europa il nome arrivò dagli Stati Uniti anche a Londra, per Clerkenwell, ma molti quartieri italiani non lo hanno mai avuto. E molte Little Italy oggi sono soprattutto una vetrina: nella sezione censuaria di Mulberry Street, secondo l’ultima indagine del censimento americano, i residenti nati in Italia sono statisticamente zero.
In breve
- Quante sono: nessuno degli enti e degli studi che abbiamo consultato le ha contate. Due studiosi francesi distinguono tre cose diverse: il quartiere dove gli immigrati abitano, il quartiere “etnico” e il luogo della memoria o turistico.
- Il nome: nasce a New York negli anni 1880; gli emigrati dicevano “colonia”. All’inizio, per il giornalista Jacob Riis, la Little Italy era Harlem, non Mulberry Street.
- Dove: soprattutto negli Stati Uniti, in Canada e in Australia. Il centro di Leichhardt, a Sydney, dal 2020 si chiama “Little Italy” anche ufficialmente.
- Chi ci vive: nella sezione censuaria di Mulberry Street l’origine italiana dichiarata è intorno al 9%, con un margine d’errore molto ampio; nel North End di Boston tra il 24 e il 32% (stime del censimento americano 2020-2024).
- In Europa: Clerkenwell a Londra, la “Petite Italie” di Nogent-sur-Marne, il quartiere Italie di Dudelange in Lussemburgo, il villaggio dei lavoratori Volkswagen a Wolfsburg. A Bruxelles, Zurigo e Barcellona i cittadini italiani di oggi risultano sparsi in molte zone della città.
Quante Little Italy ci sono nel mondo?
Un numero non l’abbiamo trovato. Non c’è nel Rapporto Italiani nel Mondo 2015 della Fondazione Migrantes, che pure dedica un capitolo ai caffè italiani e alle Little Italy, né negli studi che abbiamo letto. Le liste che circolano online (“le dieci Little Italy più belle”) sono scelte giornalistiche, non conteggi.
Il problema è la definizione. Nella recensione del volume Les Petites Italies dans le monde pubblicata dalla rivista Altreitalie nel 2007, Stéphane Dufoix e Valérie Foucher distinguono tre livelli: l’enclave in cui gli immigrati abitano davvero, il quartiere etnico con negozi, chiese e associazioni, e il luogo della memoria o turistico. Lo stesso posto può passare dall’uno all’altro: Mulberry Street è nata come enclave ed è diventata soprattutto una meta per turisti.
E c’è il problema del nome. Secondo Gabaccia, che nel 2006 ha confrontato i quartieri italiani di tutto il mondo sulla rivista Modern Italy, gli emigrati si raggrupparono “in molti Paesi”, ma i quartieri chiamati Little Italy nacquero “quasi esclusivamente in Nord America e Australia”. Gabaccia lo collega a quella che lo storico Robert Harney chiamava l'”italofobia” del mondo di lingua inglese: pregiudizi razziali e anticattolici che marchiavano come estranei gli spazi abitati dagli immigrati. Un conteggio mondiale, quindi, conterebbe un’etichetta più che una realtà.
L’emigrazione italiana è stata enorme, secondo Gabaccia circa 26 milioni di persone tra il 1870 e il 1970, ma non ha prodotto ovunque un quartiere. Nel Rapporto Migrantes del 2015 si osserva per esempio che in Galles “non c’erano Little Italy”: c’era una rete di caffè italiani sparsa nei paesi delle valli minerarie.
Da dove viene il nome “Little Italy”?
L’espressione nasce a New York negli anni 1880. La data esatta è incerta: il dizionario Merriam-Webster indica il 1885 come primo uso noto, Gabaccia una prima apparizione sul New York Times nel 1886. Si diffuse con la cronaca di polizia, le visite turistiche nei quartieri poveri, i romanzi popolari e poi il cinema: secondo Gabaccia, fin dall’inizio fu legata allo spettacolo, al divertimento e a un “pericolo” vissuto in sicurezza.
All’inizio non indicava nemmeno Mulberry Street. Quando il giornalista Jacob Riis scrive per la prima volta di “Little Italy”, nel 1889, parla di Harlem, che descrive come una copia in piccolo di Mulberry Bend. Gli emigrati, invece, parlavano di “colonia italiana”: un’espressione “molto più comune fra gli emigranti”, nota lo storico Antonio Bechelloni.
In italiano c’è anche “Piccola Italia”, titolo di un libro di Amy Bernardy del 1906; in francese “Petite Italie”, e secondo Gabaccia negli studi in francese il collegamento tra il dibattito canadese e quello francese passa dal Québec. In spagnolo e in portoghese, nelle fonti che abbiamo letto, non risulta un uso storico per i quartieri di Buenos Aires o San Paolo, anche se oggi il Comune di San Paolo descrive il Brás come un quartiere che “divenne una piccola Italia”.
Stati Uniti: dove il nome è nato
New York, Mulberry Street. Gli italiani arrivano nella zona di Five Points alla fine degli anni Quaranta dell’Ottocento, e dal 1870 i meridionali si concentrano intorno a Mott e Mulberry Street. La scheda con cui nel 2010 il National Park Service ha iscritto Chinatown e Little Italy nel registro dei luoghi storici americani descrive un quartiere diviso per regioni, con i genovesi su Baxter Street, i siciliani su Elizabeth Street, i napoletani su Mulberry, i calabresi su Mott tra Broome e Grand, i pugliesi su Hester. Nel 1911 il parco nato al posto dello slum di Mulberry Bend fu chiamato Columbus Park, in onore della comunità italiana.
La Festa di San Gennaro si celebra su Mulberry Street dal settembre 1926, “in riconoscimento della numerosa popolazione napoletana”; nata come festa di un giorno, oggi dura undici giorni. Ma la Little Italy che la ospita si è svuotata di italiani. Il New York Times lo raccontò nel 2011: nel 1950 quasi metà degli oltre 10.000 residenti del centro del quartiere si dichiarava italoamericana e uno su cinque era nato in Italia; nell’indagine 2005-2009 del censimento, su circa 8.600 residenti, gli italoamericani erano circa il 5% e i nati in Italia nessuno. Il dato più recente, per un’area simile ma non identica, dice la stessa cosa: nella sezione censuaria di Mulberry Street tra Hester e Kenmare, nel periodo 2020-2024, i nati in Italia sono 25 con un margine d’errore di 40, cioè non distinguibili da zero.

Belmont, il quartiere di Arthur Avenue nel Bronx, secondo l’agenzia per lo sviluppo economico della città (NYCEDC) è “a volte chiamato, informalmente, la vera Little Italy di New York”. Il suo mercato coperto nacque per volontà del sindaco Fiorello La Guardia, per togliere i carretti ambulanti dalle strade: secondo lo Historic Districts Council aprì nell’ottobre 1941, altre fonti indicano il 1940. I newyorkesi di origine italiana oggi vivono soprattutto nei quartieri esterni. In numeri assoluti sono di più a Brooklyn e a Staten Island; tra le aree statistiche della città, quella con più nati in Italia è Bensonhurst con Bath Beach, a Brooklyn (circa 3.900). Staten Island, con il 22,9% di residenti di origine italiana, è la contea con la quota più alta tra quelle con almeno 100.000 abitanti, alla pari, entro il margine d’errore, con Monmouth e Gloucester nel New Jersey.

Boston, North End. In poche strade convivono tre feste di tre paesi diversi: la Fisherman’s Feast dei pescatori di Sciacca, ogni agosto dal 1910, che si chiude con il “volo dell’angelo”; la festa di Sant’Antonio, iniziata nel 1919 dagli emigrati di Montefalcione, in Irpinia; e quella di Sant’Agrippina di Mineo, in provincia di Catania. Il North End è anche una delle Little Italy americane in cui l’origine italiana è ancora alta tra i residenti: tra il 24 e il 32% nelle due sezioni censuarie del quartiere.
San Francisco, North Beach. La prima chiesa dei Santi Pietro e Paolo fu dedicata nel 1884; dal 1897 la affidarono ai Salesiani, che lavoravano tra gli immigrati italiani, e dopo il terremoto e l’incendio del 1906 fu ricostruita davanti a Washington Square. Il sito della scuola parrocchiale chiama North Beach “the Italian Quarter”, e Columbus Avenue porta questo nome dal 1909. Ma nella sezione censuaria di Washington Square l’origine italiana dichiarata, nelle stime 2020-2024, è intorno al 4%.

Le altre. A Philadelphia, nel 1852, nacque St. Mary Magdalen de Pazzi, la prima parrocchia cattolica italiana degli Stati Uniti secondo l’Encyclopedia of Greater Philadelphia, e l’Italian Market di Ninth Street, con le sue tende sopra i marciapiedi, ha preso questo nome negli anni Quaranta. A Chicago il quartiere italiano intorno a Taylor Street, sul Near West Side, fu in gran parte demolito con la costruzione del campus dell’Università dell’Illinois. A Cleveland, nella Little Italy di Murray Hill, fondata nel 1885, il gruppo più numeroso veniva da Ripalimosani, Matrice e San Giovanni in Galdo, in Molise, e ogni 15 agosto la chiesa di Holy Rosary porta in processione la statua dell’Assunta. A St. Louis gli italiani di The Hill, arrivati per lavorare nelle cave d’argilla e nelle fornaci di mattoni, hanno dato al baseball Yogi Berra e Joe Garagiola. A Providence, sull’arco d’ingresso di Federal Hill, è appesa una pigna, che l’associazione dei commercianti chiama “il nostro simbolo di benvenuto e ospitalità”: a metà agosto 2026 è iniziato un restauro, da finire per il Columbus Day, che prevede la doratura della pigna in oro a 24 carati. A San Diego la Little Italy oggi è un distretto commerciale gestito da un’associazione; a Los Angeles della vecchia Little Italy resta, tra gli altri edifici, l’Italian Hall del 1908, che ospita il museo degli italoamericani della città. A Miami, invece, non abbiamo trovato una Little Italy storica.
| Quartiere | Residenti con origine italiana dichiarata |
|---|---|
| North End, Boston | 24-32% |
| The Hill, St. Louis | 28% |
| Italian Market, Philadelphia | 20% |
| Little Italy, San Diego | 11% |
| Federal Hill, Providence | 10% |
| Mulberry Street, New York | 9% (1) |
| Taylor Street, Chicago | 8% |
| Murray Hill, Cleveland | 8% |
| Arthur Avenue, New York | 4% (1) |
| North Beach, San Francisco | 4% |
Fonte: US Census Bureau, American Community Survey 2020-2024 (stime a 5 anni, tabella B04006), sezione censuaria che contiene il centro del quartiere; percentuali calcolate da noi. Una sezione non coincide con i confini storici del quartiere e le stime hanno margini d’errore: sono indicazioni. (1) Margine molto ampio: Mulberry Street tra il 2 e il 15% circa, Arthur Avenue non distinguibile da zero. Media degli Stati Uniti: 4,8%.
Dove la Little Italy è rimasta anche un posto dove si abita, come il North End, The Hill o la zona dell’Italian Market, tra un residente su tre e uno su cinque dichiara origini italiane. Dove è diventata soprattutto commerciale, come Mulberry Street, Taylor Street, San Diego o North Beach, la quota scende tra il 4 e l’11%.
Canada: Toronto e Montréal
A Toronto la prima ondata, tra il 1880 e il 1910, si stabilisce nella “Ward”, vicino all’incrocio tra Queen e Bay. Nel 1926 un’indagine su College Street trovò più del 60% di negozi italiani, e nel 1931 il 77% degli italiani della città viveva nella zona (Heritage Toronto). Dalla fine degli anni Sessanta gli italiani si spostano a nord, verso Corso Italia, su St. Clair Avenue West, e poi verso Woodbridge e Vaughan. Nel censimento del 2021 Vaughan, il comune di cui fa parte Woodbridge, è quello con la quota più alta di origine italiana in Canada tra i comuni sopra i 50.000 abitanti: il 26,5%.

A Montréal, dove Parks Canada colloca negli anni Sessanta dell’Ottocento la comunità italiana più antica del Paese, il centro della Petite-Italie è la chiesa della Madonna della Difesa, sito storico nazionale dal 2002. I suoi affreschi sono di Guido Nincheri, e tra le figure della volta c’è anche Mussolini a cavallo: secondo la CBC, dopo i Patti Lateranensi il clero pretese che Nincheri lo inserisse, e il pittore accettò solo quando la chiesa minacciò di stracciare il contratto. Poco lontano, dal maggio 1933, c’è il Marché Jean-Talon. A Vancouver il quartiere italiano è Commercial Drive, che ogni giugno ospita l’Italian Day.
Australia: Lygon Street e la “Little Italy” ufficiale di Sydney
A Melbourne, negli anni Novanta dell’Ottocento, un gruppo di musicisti di strada di Viggiano, in Basilicata, con arpe e violini, si stabilì in Little Lonsdale Street e poi a Carlton. Tra il 1945 e il 1960 le attività italiane di Lygon Street passarono da 14 a 47, e Carlton diventò “la Little Italy più nota d’Australia”. Chi abbia servito il primo espresso è conteso tra la University Café, la drogheria Brunelli di Lygon Street e il caffè dei Bancroft a St Kilda, aperto nel 1954. Dal 1978 c’è la Lygon Street Festa. Ma nel censimento del 2021 a Carlton l’ascendenza italiana è del 5,3%, sotto la media di Melbourne: le prime origini dichiarate dai residenti sono cinese, inglese e australiana.
A Sydney il centro di Leichhardt, intorno a Norton Street, dal 2020 si chiama ufficialmente “Little Italy”, con l’approvazione del Geographical Names Board del Nuovo Galles del Sud. Lo storico Gianfranco Cresciani ricorda che lì, tra il 1858 e il 1933, erano state aperte in tutto 259 attività italiane. Nel 1999 il quartiere ebbe anche la sua piazza, l’Italian Forum, progettato dall’architetto del Parlamento di Canberra, Romaldo Giurgola. Tra i sobborghi che abbiamo guardato, però, il più italiano oggi è Haberfield, poco lontano: nel 2021 il 30,4% di ascendenza italiana e il 16% degli abitanti che parla italiano a casa; dei residenti nati in Italia, l’85% ha 65 anni o più. A Fremantle, vicino a Perth, i pescatori di Molfetta portano la Madonna dei Martiri in processione dal 1948 secondo la Basilica di St Patrick (un’altra fonte dice dal 1947).
America del Sud: quartieri italiani con altri nomi
In Argentina, in Brasile e in Uruguay gli italiani furono moltissimi, ma i loro quartieri non si chiamavano Little Italy. A Buenos Aires il simbolo è La Boca, dove a fine Ottocento si stabilì una comunità italiana “in prevalenza di origine genovese” e si parlava il dialetto xeneize (Comune di Buenos Aires). Il Caminito, recuperato nel 1959 per iniziativa dei vicini e di molti artisti, prese il nome da un tango su proposta del pittore Benito Quinquela Martín; il Boca Juniors fu fondato nel 1905 da giovani immigrati italiani e prese i colori dalla bandiera di una nave svedese. Lo storico Fernando Devoto ricorda però che nella Buenos Aires di fine Ottocento gli italiani erano almeno il 24% in tutti i quartieri: La Boca diventò il simbolo perché ospitava le attività della comunità. Il Comune racconta anche che nel 1882 un gruppo di genovesi proclamò la “Repubblica della Boca” e che il presidente Roca fece togliere la bandiera; nessuna delle fonti che abbiamo letto rimanda però a documenti, e la scena di Roca che strappa la bandiera con le sue mani, da un libro del 1984, è un racconto.
A San Paolo il quartiere italiano più legato ai calabresi è il Bixiga, nome storico dell’attuale Bela Vista. In Rua 13 de Maio si festeggia ogni agosto Nossa Senhora Achiropita, la Madonna di Rossano: la memoria dei calabresi fa partire la festa dal 1908, la Chiesa dal 1927, e l’edizione del 2026 è stata presentata come la centesima, contando dal 1926. Il Comune di San Paolo scrive che a fine Ottocento anche il Brás, dove arrivavano in treno gli immigrati sbarcati a Santos, “divenne una piccola Italia”: nel 1886 aveva 6.000 abitanti e in sette anni la popolazione quintuplicò. Più a sud, nel Rio Grande do Sul, dal 1875 coloni veneti, lombardi, trentini e tirolesi popolarono le colonie da cui sono nate Caxias do Sul e Bento Gonçalves, le stesse colonie in cui è nato il Talian di cui parliamo in La lingua valigia. A Montevideo, invece, non abbiamo trovato fonti che indichino un quartiere italiano riconoscibile.
Europa: da Clerkenwell a Dudelange
A Londra la Little Italy storica è Clerkenwell, dove nel primo Ottocento si stabilirono artigiani del Nord Italia; nel 1861 circa 700 italiani vivevano nelle strade tra Clerkenwell e Holborn (Comune di Islington). La chiesa di San Pietro degli Italiani fu consacrata nel 1863 (il London Museum indica il 1864), e dal 1883 a luglio la processione della Madonna del Carmine attraversa il quartiere. Oggi, scrive il Comune di Islington, pochi italiani vivono a Clerkenwell. Nel censimento del 2021 il borough di Londra con più nati in Italia è Tower Hamlets (circa 10.600); Islington, di cui Clerkenwell fa parte, ne conta circa 5.100. A Soho il Bar Italia di Frith Street è aperto dall’inverno del 1949. Fuori Londra, a Bedford, dopo il 1951 la London Brick Company reclutò lavoratori nel Sud Italia (nel 1961 un giornale contava 5.000 italiani in città), e Midland Road diventò la “Little Italy” di Bedford.
In Lussemburgo il quartiere Italie di Dudelange nacque a fine Ottocento con la siderurgia; dopo la Seconda guerra mondiale gli italiani erano la maggioranza, poi se ne andarono dagli anni Settanta, e oggi la maggior parte delle case è di famiglie di origine portoghese (Università del Lussemburgo). Il gruppo più numeroso degli italiani di oggi vive nella capitale: circa 9.300 su quasi 24.000 nel censimento del 2021.

In Belgio la storia italiana è soprattutto quella delle miniere, dopo l’accordo del 1946 tra Italia e Belgio che scambiava lavoratori con carbone. A La Louvière, nel 2020, gli italiani erano ancora il 10,6% degli abitanti; a Genk dalle pensioni aperte dagli italiani per i minatori è nata la Vennestraat, una via multiculturale nota per le sue gastronomie e drogherie di impronta italiana (VRT). A Bruxelles una Little Italy non c’è: gli italiani, circa 37.400 nel 2026, sono più numerosi in proporzione a Etterbeek e Ixelles, intorno al 6% dei residenti (IBSA). Ne parliamo nella guida vivere a Bruxelles, e le associazioni italiane della città sono nella nostra directory.
In Francia la “Petite Italie” di Nogent-sur-Marne fu popolata dal 1870 soprattutto da emigrati della Val Nure, e molti diventarono muratori: all’inizio del Novecento il 70% lavorava nell’edilizia. Dal gennaio 2025 sulle rive della Marna c’è un monumento nazionale all’emigrazione italiana. A Marsiglia la “Petite Naples” era il quartiere Saint-Jean, dei pescatori napoletani: nel febbraio 1943 gli occupanti tedeschi, con la collaborazione delle autorità di Vichy, lo distrussero con la dinamite dopo le retate e l’evacuazione forzata di circa 20.000 abitanti (INA). In Germania, nelle fonti che abbiamo letto, non risultano quartieri italiani nelle grandi città, ma a Wolfsburg, dal 1962 al 1977, la Volkswagen ospitò i lavoratori italiani in un villaggio di case di legno, l'”Italienerdorf”: nel 2025 gli italiani erano ancora la prima comunità straniera della città, oltre 4.900. A Zurigo, nel quartiere della Langstrasse, gli italiani erano il 9,6% dei residenti nel 1993 e sono il 5,6% nel 2025. A Barcellona gli italiani sono la prima nazionalità straniera, circa 54.000 nel 2026, ma il Comune li trova sparsi in tutta la città.
Nel Mediterraneo c’erano poi le comunità italiane di Tunisi, di Alessandria d’Egitto e di Istanbul. Alla Goulette, vicino a Tunisi, nell’antica “Petite Sicile” dei pescatori siciliani, la processione della Madonna di Trapani del 15 agosto, sospesa nel 1964, è ripresa nel 2017. A Istanbul la Società Operaia Italiana di Mutuo Soccorso, fondata nel 1863 e con sede a Pera, ebbe come primo presidente Garibaldi.
Perché le Little Italy si svuotano, ma non spariscono
Gli studi raccolti nel volume recensito da Altreitalie raccontano la stessa storia per New York, Parigi e Montréal. Negli anni Cinquanta e Sessanta il ceto medio italiano lascia il quartiere, ed è il segno di un avanzamento sociale: a New York si sposta verso i nuovi quartieri residenziali della periferia, soprattutto Brooklyn, a Parigi verso i quartieri semicentrali. Ma il quartiere “non è scomparso”, perché “è diventato un simbolo”. A Montréal restano ristoranti, negozi, chiese e associazioni, e la seconda generazione, che lì non ha mai abitato, ci torna per ritrovarsi. Altrove, come a Chicago o a Marsiglia, i quartieri italiani furono invece demoliti.
Oggi, nelle città europee che abbiamo guardato, i cittadini italiani risultano sparsi in molte zone, senza un nuovo quartiere italiano. Le Little Italy restano soprattutto un posto dove andare: per una festa, un caffè, una messa in italiano. Se vuoi sapere quanti italiani vivono oggi nelle varie città e Paesi, i numeri ufficiali sono in Dove vivono gli italiani all’estero; per la storia raccontata dalla cucina, c’è Le ricette “italiane” che in Italia non esistono.
Sul sito trovi le pagine di molte di queste città, da New York a Boston, San Francisco, Toronto, Buenos Aires, San Paolo, Sydney e Melbourne, e le guide per viverci, come vivere a New York e vivere a Londra.
Domande frequenti
Quante Little Italy ci sono nel mondo?
Nessuno degli enti e degli studi che abbiamo consultato le ha contate: dipende da cosa si intende. Si possono distinguere il quartiere dove gli immigrati abitano, il quartiere “etnico” con negozi e chiese e il luogo della memoria o turistico. Il nome Little Italy è stato usato quasi soltanto in Nord America e in Australia.
Qual è la Little Italy più citata?
Quella di Mulberry Street, a New York, la città dove il nome è nato negli anni 1880 (anche se all’inizio indicava Harlem). Lì dal 1926 si celebra la Festa di San Gennaro, ma oggi tra i residenti della sua sezione censuaria i nati in Italia sono statisticamente zero, e l’origine italiana dichiarata è intorno al 9%, con un margine d’errore molto ampio.
Dove vivono oggi più italoamericani a New York?
Nei quartieri esterni: in numeri assoluti a Brooklyn e a Staten Island, in proporzione a Staten Island (22,9%). Tra le aree statistiche della città, quella con più nati in Italia è Bensonhurst con Bath Beach, a Brooklyn, con circa 3.900 (censimento americano, stime 2020-2024).
Esiste una Little Italy ufficiale?
Sì: il centro di Leichhardt, a Sydney, dal 2020 si chiama ufficialmente “Little Italy”, con l’approvazione del Geographical Names Board del Nuovo Galles del Sud. A San Diego la Little Italy è un distretto commerciale gestito da un’associazione.
A Buenos Aires c’è una Little Italy?
Non con questo nome. Il quartiere simbolo degli italiani è La Boca, con la sua comunità di origine genovese di fine Ottocento, ma secondo lo storico Fernando Devoto in quegli anni gli italiani erano almeno il 24% in tutti i quartieri della città.
Perché le Little Italy si sono svuotate?
A New York, Parigi e Montréal, dicono gli studi, negli anni Cinquanta e Sessanta il ceto medio italiano si è trasferito in quartieri residenziali più lontani dal centro; altrove, come a Chicago o a Marsiglia, i quartieri furono demoliti. Molte Little Italy sono rimaste come luoghi simbolici, con negozi, ristoranti, chiese e feste.
Fonti
Pagine consultate tra l’11 e il 12 ottobre 2026 (per i siti che bloccano i controlli automatici, copie dell’archivio web). I dati del censimento americano sono stime campionarie con margine d’errore; le percentuali per sezione censuaria sono calcoli nostri.
- Studi: Donna R. Gabaccia, “Global Geography of ‘Little Italy’: Italian Neighbourhoods in Comparative Perspective”, Modern Italy, 2006, e “Inventing ‘Little Italy'”, Journal of the Gilded Age and Progressive Era, 2007; Altreitalie, recensione di Les Petites Italies dans le monde (2007); Fondazione Migrantes, Rapporto Italiani nel Mondo 2015; Merriam-Webster, “Little Italy” (archivio web)
- New York: National Park Service, scheda del Chinatown and Little Italy Historic District (2010); Sam Roberts, “New York’s Little Italy, Littler by the Year”, The New York Times, 21 febbraio 2011 (archivio web); Festa di San Gennaro, storia; NYCEDC, Arthur Avenue Retail Market (2019); Historic Districts Council, Arthur Avenue Retail Market
- US Census Bureau, American Community Survey 2020-2024, tabelle B04006 (origine) e B05006 (luogo di nascita), per città, contee e sezioni censuarie; per le classifiche di contee e aree statistiche, Census Reporter
- Altre città americane: Boston, Fisherman’s Feast, Saint Anthony’s Feast e Sant’Agrippina (Boston.com, 2013; Boston University, 2024); San Francisco, parrocchia dei Santi Pietro e Paolo e University of Washington, Pacific Coast Architecture Database (Columbus Avenue); Chicago, Encyclopedia of Chicago, Italians e Near West Side (archivio web); Philadelphia, Encyclopedia of Greater Philadelphia, Italian Market e Italians; Cleveland, Encyclopedia of Cleveland History, Little Italy e Cleveland Historical, Feast of the Assumption; St. Louis, St. Louis Genealogical Society e G. Mormino, “The hill upon a city” (1981, scheda HRAF); Providence, WJAR, restauro dell’arco di Federal Hill (18 agosto 2026); San Diego, Little Italy Association; Los Angeles, PBS SoCal, Exploring the remains of L.A.’s Little Italy (2013)
- Canada: Heritage Toronto, Little Italy on College Street (2025); The Canadian Encyclopedia, Toronto’s Little Italy; Statistics Canada, Censimento 2021, origine etnica o culturale per comune (dati ufficiali); Parks Canada, Notre-Dame-de-la-Défense; CBC, l’affresco di Nincheri (2016); Marchés publics de Montréal, Marché Jean-Talon; Italian Day on the Drive
- Australia: eMelbourne (Università di Melbourne), Italians, Lygon Street e Coffee; V. De Iacovo e J. Hajek, menu italiani a Melbourne, Italiano LinguaDue, 2025; State Library Victoria, A Melbourne love affair; Inner West Council, Little Italy; G. Cresciani, “The Italians in Sydney”, Sydney Journal, 2008; Dictionary of Sydney, Italian Forum e The Leader (2022); St Patrick’s Basilica Fremantle, Blessing of the Fleet; Australian Bureau of Statistics, Censimento 2021, QuickStats di Carlton, Leichhardt e Haberfield
- America del Sud: Comune di Buenos Aires, La Boca e Caminito; Flags of the World, República de La Boca (cita R.L. Molinari, 1984); A.L. Duarte Lanna, “Gli italiani di Bexiga” e L. Aristodemo, “La Madonna divorata” (ICSAIC); DCI, Festa da Achiropita 2026; Comune di San Paolo, Brás; IBGE, storia di Caxias do Sul e Bento Gonçalves
- Europa: Comune di Islington, Italians in Islington; Taking Stock, St Peter’s Italian Church; London Museum, St Peter’s Italian Church; ONS, Censimento 2021, tabella TS012 via Nomis; Londonist, Bar Italia (2016, archivio web); Bedford Borough Council, la comunità italiana; National Archives, la polemica sugli italiani a Bedford (articolo del Daily Herald, 1961; archivio web); Università del Lussemburgo, Petite Italie di Dudelange (2022); STATEC, censimento 2021, nazionalità; IBSA, nazionalità a Bruxelles (1° gennaio 2026); L’Avenir, La Louvière e l’accordo del carbone (2021); VRT, 80 anni dell’accordo uomini-carbone (2026); Île-de-France, Inventaire, i muratori italiani di Nogent; RF Généalogie, monumento di Nogent; INA, la demolizione del quartiere del Vieux-Port; Città di Wolfsburg, Italienerdorf e visita dell’Ambasciatore (2025, archivio web); Statistik Stadt Zürich, popolazione per nazionalità e quartiere; Comune di Barcellona, rapporto sul padrón 2026
- Mediterraneo: AFP/Al-Monitor, il passato siciliano della Tunisia (2022); M. Petricioli (Università di Firenze), gli italiani in Egitto (deposito dell’Università di Trieste); Istituto Italiano di Cultura di Istanbul, convegno sulla Società Operaia (2006)
Ultimo aggiornamento: ottobre 2026
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