AIRE: cos’è, quando è obbligatoria e cosa rischi se non ti iscrivi

L'AIRE è l'anagrafe degli italiani all'estero: obbligatoria se parti per più di 12 mesi, entro 90 giorni. Come iscriversi e cosa rischi se non lo fai.

L’AIRE è l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero: se ti trasferisci fuori dall’Italia per più di 12 mesi, iscriverti è un obbligo di legge, da fare entro 90 giorni dall’arrivo. È gratuita e si chiede al consolato, online, sul portale Fast It. Dal 1° gennaio 2024 chi non si iscrive rischia una sanzione da 200 a 1.000 euro per ogni anno di ritardo, decisa dal comune italiano.

Sembra una formalità, ma dall’iscrizione dipendono molte cose: dove voti, dove rinnovi passaporto e carta d’identità, se hai ancora il medico di base in Italia. E nel 2026 una legge nuova ha cambiato alcune regole. Qui trovi chi deve iscriversi, chi no, come si fa e cosa succede se non lo fai.

In breve

  • Chi: i cittadini italiani che vanno a vivere all’estero per più di 12 mesi, e chi all’estero ci vive già (per esempio chi ci è nato ed è cittadino italiano).
  • Quando: entro 90 giorni dall’arrivo, non dopo un anno.
  • Come: sul portale consolare Fast It, gratis, con un documento e una prova della residenza nel nuovo Paese.
  • Cosa cambia: esci dall’anagrafe del tuo comune, voti per corrispondenza, passaporto e carta d’identità si chiedono al consolato (la carta d’identità anche in un comune italiano).
  • Se non lo fai: da 200 a 1.000 euro per ogni anno di ritardo.

Queste sono informazioni generali, aggiornate a ottobre 2026, e non sostituiscono il consolato o un professionista. Per i casi particolari (fisco, pensione, famiglia con più cittadinanze) chiedi al tuo consolato o a un patronato.

Che cos’è l’AIRE?

L’AIRE è nata con la legge 27 ottobre 1988, n. 470 ed è tenuta dai comuni italiani, sulla base delle informazioni che arrivano dai consolati. Dal 19 febbraio 2026 la legge dice espressamente che l’AIRE è “parte integrante” dell’ANPR, l’Anagrafe nazionale della popolazione residente: in pratica, una sola banca dati per chi vive in Italia e chi vive fuori. A ottobre 2026 gli iscritti all’AIRE erano circa 6,8 milioni, secondo i numeri pubblicati dall’ANPR. L’ISTAT, che incrocia l’AIRE con gli schedari dei consolati e altri archivi, contava invece circa 6,6 milioni di italiani all’estero a fine 2025 (stima provvisoria).

Il principio di base è semplice: si può avere una sola residenza, in Italia oppure all’estero. Quando ti iscrivi all’AIRE vieni cancellato dall’anagrafe dei residenti del tuo comune e iscritto nell’AIRE dello stesso comune. Il comune di riferimento resta quello dell’ultima residenza in Italia; per chi è nato all’estero e non ha mai vissuto in Italia è il comune che ha trascritto l’atto di nascita.

Nell’AIRE ci sono solo i cittadini italiani. Se il tuo partner o i tuoi figli hanno solo un’altra cittadinanza, il consolato li registra nel suo schedario, ma non nell’AIRE.

Chi deve iscriversi all’AIRE?

Devono iscriversi:

  • i cittadini italiani che trasferiscono la residenza all’estero per più di 12 mesi, cioè che fissano all’estero la loro “dimora abituale”;
  • i cittadini italiani che all’estero ci vivono già: chi ci è nato ed è cittadino italiano, e chi ha ottenuto la cittadinanza italiana vivendo all’estero.

Il termine è di 90 giorni dall’arrivo. Il Consolato di Londra lo scrive in maiuscolo: l’iscrizione va fatta entro 90 giorni dal trasferimento “e NON dopo 12 mesi di residenza all’estero”. I 12 mesi servono a capire se l’obbligo c’è (vai via per più di un anno?), non a rimandare la domanda. Ti puoi iscrivere anche più tardi, ma l’iscrizione non vale per il passato.

Per i figli nati all’estero l’iscrizione all’AIRE avviene di norma quando l’atto di nascita viene trascritto in Italia. Attenzione però: dal 2025 la legge sulla cittadinanza (decreto-legge 36/2025, convertito dalla legge 74/2025) ha cambiato le regole per i nati all’estero che hanno anche un’altra cittadinanza, e nell’AIRE entra solo chi è cittadino italiano. Se è il tuo caso, chiedi al consolato prima di presentare la domanda.

Chi non deve iscriversi, e quando è facoltativa

La legge esclude chi va all’estero “per cause di durata limitata non superiore a dodici mesi”: un contratto o un periodo di studio che dura al massimo un anno non richiede l’AIRE, e resti residente nel tuo comune italiano. Dal 19 febbraio 2026, con la legge 19 gennaio 2026, n. 11, l’elenco degli esclusi è più lungo. Non si iscrivono:

  • chi va all’estero per un lavoro stagionale;
  • il personale mandato all’estero dalle amministrazioni pubbliche e notificato alle autorità locali secondo le Convenzioni di Vienna (per esempio in ambasciate e consolati), anche presso le rappresentanze permanenti all’Unione europea e alle organizzazioni internazionali;
  • i dirigenti, i docenti e il personale amministrativo della scuola collocati fuori ruolo e mandati all’estero;
  • i dipendenti delle Regioni e delle Province autonome assegnati ai loro uffici di collegamento all’estero;
  • il personale civile e militare che riceve l’indennità di lungo servizio all’estero e quello in servizio negli uffici della NATO;
  • le persone che vivono con loro e li seguono all’estero.

La stessa legge ha introdotto un caso nuovo: l’iscrizione è facoltativa per chi lavora all’estero per l’Unione europea o per organizzazioni internazionali di cui l’Italia fa parte (o per i soggetti della cooperazione allo sviluppo previsti dalla legge 125/2014) e conserva o stabilisce il domicilio fiscale in Italia. Interessa da vicino chi lavora nelle istituzioni europee a Bruxelles: se è il tuo caso, trovi anche la guida per vivere a Bruxelles e quella sulla burocrazia in Belgio.

Come ci si iscrive, passo per passo

L’iscrizione è gratuita e si fa online, sul portale dei servizi consolari Fast It, in italiano o in inglese. Il consolato competente è quello della zona in cui vivi.

  1. Entra in Fast It. Puoi creare un’utenza con un indirizzo email (il Consolato di Londra consiglia un’email normale, non una PEC) oppure entrare con SPID o carta d’identità elettronica.
  2. Scegli “Anagrafe consolare e AIRE” e poi la richiesta di iscrizione all’AIRE. La domanda può valere per tutta la famiglia.
  3. Carica i documenti. Di solito servono un documento d’identità tuo e dei familiari che vivono con te e una prova della residenza nella circoscrizione del consolato.
  4. Firma il modulo che il portale genera alla fine: firmano tutti i maggiorenni della famiglia; la firma digitale con SPID vale solo per chi ha fatto l’accesso.
  5. Aspetta la conferma. Il consolato controlla i documenti e trasmette la domanda al tuo comune: per legge deve farlo entro 180 giorni. Se manca qualcosa, il consolato te lo chiede e hai 30 giorni per completare, altrimenti la pratica viene annullata. L’iscrizione vale dalla data in cui hai presentato la domanda completa.

La prova della residenza cambia molto da un consolato all’altro, e conviene leggere la pagina del tuo prima di iniziare. Due esempi:

  • a Londra basta una prova recente dell’indirizzo, di non più di tre mesi, con il tuo nome: la Council Tax, un estratto conto (non di una banca solo online), una bolletta, una lettera dell’NHS, dell’HMRC o dell’università. Non vale invece il documento dell’EU Settlement Scheme (settled o pre-settled status), perché non riporta l’indirizzo;
  • a Bruxelles servono il documento di soggiorno belga e il certificato di residenza del comune belga, con la data di iscrizione. Contratto d’affitto e bollette non bastano.

Quanto ci vuole? Dipende dal consolato: a luglio 2026 Londra indicava circa 60 giorni lavorativi. La conferma finale la dà il comune, di solito con un’email. Se vivi a Londra o a Bruxelles, nella directory trovi il Consolato Generale e le istituzioni italiane a Londra, quelle a Bruxelles e i patronati di Bruxelles e di Londra.

Se ti stai ancora organizzando, il percorso “Mi trasferisco” ti dice in che ordine fare le cose, AIRE compresa.

Cosa cambia quando sei iscritto

Voto. Per le elezioni politiche e i referendum nazionali voti per corrispondenza nella circoscrizione Estero, dal Paese in cui vivi. Puoi anche scegliere di votare in Italia, ma l’opzione va fatta ogni volta. Se vivi in un Paese dell’Unione europea, all’estero puoi votare anche per il Parlamento europeo, e dove esistono partecipi all’elezione dei Comites. Per le elezioni regionali e comunali, invece, non si vota all’estero.

Documenti. Passaporto e carta d’identità si chiedono al consolato della zona in cui vivi, e di norma solo se sei iscritto all’AIRE lì. Dal 1° giugno 2026 c’è un’alternativa: gli iscritti all’AIRE possono chiedere la carta d’identità elettronica in qualsiasi comune italiano, per esempio durante una visita a casa.

Certificati. Il certificato di iscrizione all’AIRE lo rilascia il tuo comune, non il consolato; puoi scaricarlo anche dal sito dell’ANPR.

Sanità. Con l’iscrizione all’AIRE esci dal Servizio sanitario nazionale: il comune avvisa la ASL e perdi anche il medico di base. Ti curi nel Paese in cui vivi, con il suo sistema sanitario. Quando torni in Italia per una visita:

  • se sei assicurato in un Paese dell’Unione europea, in Islanda, Liechtenstein, Norvegia o Svizzera, usi la tessera europea (EHIC) di quel Paese: copre le cure necessarie, non quelle programmate;
  • se sei assistito dal servizio sanitario britannico, usi la tessera britannica GHIC o EHIC, che in Italia copre le cure necessarie, comprese quelle per malattie croniche;
  • se sei nato in Italia, o hai una pensione italiana, e non hai nessuna copertura pubblica o privata, hai diritto gratis alle cure ospedaliere urgenti per un massimo di 90 giorni all’anno.

Chi ha una pensione italiana e vive in un altro Paese dell’Unione può chiedere alla sua ASL il modulo S1, che gli permette di curarsi nel Paese in cui vive secondo le regole di quel Paese. C’è poi una novità che non si applica ancora: la legge 12 giugno 2026, n. 111 prevede che gli iscritti all’AIRE che vivono fuori dall’Unione europea e dall’EFTA (quindi anche nel Regno Unito) possano avere la tessera sanitaria italiana pagando 2.000 euro l’anno; senza, le cure programmabili e non urgenti non saranno a carico del Servizio sanitario nazionale. La legge è in vigore dal 27 luglio 2026, ma diventerà operativa solo dopo il decreto del Ministro della Salute, con il Ministro dell’Economia, che deve stabilire come chiedere la tessera (e come la regola si coordinerà con la tessera GHIC britannica). Il decreto è previsto entro la fine di ottobre 2026 e all’11 ottobre non risultava ancora pubblicato. Per come funziona la sanità dove vivi, trovi le guide di Belgio e Regno Unito.

Tasse. Iscriversi all’AIRE non basta, da solo, per smettere di essere residente fiscale in Italia. Dal 2024 la legge considera residente in Italia chi, per la maggior parte dell’anno (183 giorni, 184 negli anni bisestili), ha qui la residenza civile o il domicilio, cioè il luogo delle sue relazioni personali e familiari, oppure ci è fisicamente presente. L’iscrizione all’anagrafe dei residenti fa presumere la residenza fiscale, ma ammette la prova contraria. L’Agenzia delle Entrate fa proprio l’esempio di chi si iscrive all’AIRE e lavora all’estero, ma tiene una casa in Italia con le utenze attive e ci torna nei fine settimana: potrebbe avere ancora il domicilio in Italia. E chi si trasferisce in un Paese considerato a fiscalità privilegiata è presunto residente in Italia, salvo prova contraria.

Tra l’Italia e molti Paesi, compresi Belgio e Regno Unito, ci sono convenzioni contro le doppie imposizioni, che stabiliscono quale Stato tassa cosa. Ogni situazione è diversa: le guide su tasse in Belgio e nel Regno Unito spiegano le regole di base, ma per il tuo caso serve un commercialista (a Bruxelles ne trovi uno nella directory).

Casa in Italia. Se tieni una casa in Italia, per l’IMU non è più la tua abitazione principale: paghi l’imposta con l’aliquota decisa dal comune. C’è una sola agevolazione legata al fatto di vivere all’estero, per una sola casa non affittata e non data in comodato: IMU a metà e tassa sui rifiuti ridotta di due terzi, per chi ha una pensione maturata in convenzione internazionale con l’Italia (cioè sommando i periodi di lavoro in Italia e all’estero) e vive nello Stato che gliela paga. Chi ha solo una pensione estera ne è escluso, ha chiarito il Ministero dell’Economia.

Patente. In Italia puoi rinnovare la patente solo se ci hai la “residenza normale”: di regola, ci vivi almeno 185 giorni all’anno. Nell’Unione europea, per la direttiva sulle patenti, il rinnovo spetta di norma al Paese in cui vivi; fuori dall’Unione puoi farla confermare dal consolato. Le istruzioni sono sulla pagina del tuo consolato.

Cosa rischi se non ti iscrivi

Fino al 2023 non iscriversi all’AIRE era una violazione senza una sanzione specifica, come ha ricordato il Ministero dell’Interno. Dal 1° gennaio 2024 la legge di bilancio (legge 213/2023) l’ha introdotta: chi non dichiara il trasferimento all’estero nei tempi previsti paga da 200 a 1.000 euro per ogni anno in cui l’omissione continua.

Come funziona:

  • la sanzione la decide e la riscuote il comune in cui sei iscritto;
  • se ti iscrivi con un ritardo di non più di 90 giorni, e prima che il comune abbia iniziato un controllo, la sanzione scende a un decimo del minimo, cioè 20 euro;
  • il comune deve notificarla entro il 31 dicembre del quinto anno successivo, altrimenti non può più farlo: secondo il Consolato di Londra, in pratica si arriva al massimo a 5 anni;
  • non vale per il passato: nessuno può essere sanzionato per il periodo prima del 1° gennaio 2024.

Anche il cambio di indirizzo all’estero va comunicato al consolato entro 90 giorni, sempre da Fast It; per le altre violazioni degli obblighi anagrafici la legge prevede da 100 a 500 euro. E se il consolato non riesce più a trovarti, il comune può cancellarti per irreperibilità.

La stessa legge di bilancio ha previsto anche i controlli incrociati: le amministrazioni pubbliche che scoprono che un cittadino vive di fatto all’estero lo segnalano al comune e al consolato, e il comune comunica all’Agenzia delle Entrate le iscrizioni e le cancellazioni d’ufficio. Anche il consolato può iscriverti d’ufficio, se sa che vivi nella sua zona: succede, per esempio, quando gli chiedi un documento senza essere iscritto.

Le regole si sono sentite: secondo l’ISTAT gli espatri registrati di cittadini italiani sono saliti al picco di 141.056 nel 2024, anno di “eccezionale” numero di iscrizioni all’AIRE dopo l’arrivo delle norme più severe, e sono scesi a circa 109.000 nel 2025 (dato provvisorio).

Quando torni in Italia

Per uscire dall’AIRE non passi dal consolato. Quando torni a vivere in Italia, dichiari la nuova residenza al comune in cui vai ad abitare entro 20 giorni, di persona all’ufficio anagrafe oppure online sul sito dell’ANPR. Il comune ti cancella dall’AIRE, ti iscrive tra i residenti e avvisa il consolato. Anche qui il ritardo costa: chi non dichiara il rientro rischia la stessa sanzione da 200 a 1.000 euro per anno.

Domande frequenti

Devo iscrivermi all’AIRE se vado all’estero per sei mesi?

No. La legge esclude chi va all’estero per un periodo che non supera i 12 mesi: in quel caso resti residente nel tuo comune italiano. L’obbligo scatta quando ti trasferisci per più di 12 mesi.

Entro quanto tempo devo iscrivermi?

Entro 90 giorni dall’arrivo nel nuovo Paese, non dopo un anno. Ti puoi iscrivere anche più tardi, ma l’iscrizione non vale per il passato e, dal 2024, il ritardo può costare da 200 a 1.000 euro per ogni anno.

Quanto costa iscriversi all’AIRE?

Niente: l’iscrizione è gratuita e si fa online sul portale consolare Fast It.

Lavoro per la Commissione europea a Bruxelles: devo iscrivermi?

Dal 19 febbraio 2026 l’iscrizione è facoltativa per chi lavora per l’Unione europea o per un’organizzazione internazionale di cui l’Italia fa parte e conserva o stabilisce il domicilio fiscale in Italia. Per gli altri casi chiedi al Consolato di Bruxelles.

Se mi iscrivo all’AIRE non pago più le tasse in Italia?

Non necessariamente. L’iscrizione all’AIRE da sola non basta: dal 2024 sei residente fiscale in Italia se per la maggior parte dell’anno hai qui la residenza civile, il domicilio (le relazioni personali e familiari) o la presenza fisica. Per il tuo caso serve un commercialista.

Con l’AIRE perdo l’assistenza sanitaria in Italia?

Sì: esci dal Servizio sanitario nazionale e perdi il medico di base. Quando torni in Italia, se sei assicurato in un Paese dell’Unione europea o dell’EFTA usi la tessera europea di quel Paese, se sei assistito dal servizio sanitario britannico la GHIC; chi è nato in Italia o ha una pensione italiana e non ha nessuna copertura ha diritto alle cure ospedaliere urgenti per 90 giorni all’anno.

Come mi cancello dall’AIRE quando torno in Italia?

Dichiari la nuova residenza al comune in cui vai a vivere entro 20 giorni, allo sportello o online sul sito dell’ANPR. Il comune ti cancella dall’AIRE e avvisa il consolato.

Fonti

Leggi nel testo vigente all’11 ottobre 2026, pagine consultate tra il 10 e l’11 ottobre 2026.

Ultimo aggiornamento: ottobre 2026

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